Rassegna AI
Una mail con l’intestazione della Polizia accusa chi la riceve di un reato e gli chiede denaro, e in una scuola quel messaggio fa più danno che altrove
La Polizia Postale segnala messaggi che imitano una comunicazione ufficiale della Polizia di Stato, accusano il destinatario di aver visualizzato materiale illecito e gli chiedono un pagamento per chiudere la vicenda: funzionano perché chi li riceve si vergogna e non ne parla con nessuno, e in un istituto scolastico quel silenzio dura più a lungo. Nella stessa giornata il cofondatore di OpenAI scrive che i permessi dimenticati e le credenziali di chi non lavora più con voi adesso si trovano in poche ore, YouTube annuncia che dal 24 agosto conterà le visualizzazioni dal primo fotogramma e i numeri del canale dell'istituto saliranno da soli, le grandi società tecnologiche si indebitano per costruire data center e il costo del denaro sale per tutti, e l'Italia si avvia a candidare cinque regioni per la gigafactory europea dell'intelligenza artificiale.

La notizia da cui partire è la più semplice e la più urgente, perché richiede solo due frasi mandate al personale. La Polizia Postale segnala mail che imitano una comunicazione della Polizia di Stato, accusano chi le riceve di aver guardato materiale illecito e poi gli chiedono denaro. Funzionano non perché sono fatte bene, ma perché chi le riceve si vergogna e non ne parla con nessuno, e in una scuola quel silenzio è ancora più probabile. Le due frasi sono queste: nessuna autorità notifica un atto giudiziario per posta elettronica ordinaria, e chi riceve un messaggio del genere lo giri subito senza che nessuno gli chieda mai che cosa avesse aperto.
La seconda notizia dice che le cose lasciate indietro nei sistemi, fino a ieri al sicuro perché trovarle costava tempo a qualcuno, adesso si trovano in poche ore. In un istituto quelle cose hanno nomi precisi: le utenze dei docenti trasferiti a giugno e ancora attive, gli account di chi è andato in pensione, le credenziali condivise in segreteria, l’accesso da remoto aperto durante la didattica a distanza. Si contano con tre elenchi chiesti per iscritto a chi vi tiene i sistemi, e vanno chiesti adesso: a settembre arrivano i supplenti, le utenze si moltiplicano in una settimana e la segreteria ha altro da fare.
Le ultime tre riguardano scelte più che adempimenti. Dal 24 agosto YouTube conta le visualizzazioni dal primo fotogramma, quindi i numeri del canale dell’istituto saliranno da soli: se li usate nelle rendicontazioni dei progetti, annotate la data, e per capire se un video di orientamento funziona guardate il tempo medio di visione e non il contatore. Le società che vendono registri e piattaforme si stanno indebitando per costruire data center, quindi sui rinnovi conviene chiedere fin da ora un prezzo bloccato o un tetto all’aumento. E sulla gigafactory italiana, che non chiede niente a una scuola, la cosa da portarsi via è che dietro un impianto del genere si assumono soprattutto elettricisti, frigoristi e manutentori: è una informazione di orientamento, e vale più di qualunque corso venduto sull’entusiasmo.
Truffe
Una mail con l’intestazione della Polizia accusa chi la riceve di un reato e gli chiede di pagare, e la Polizia dice che quelle mail non le manda mai
CyberSec Italia riprende l’allarme della Polizia Postale su una campagna di messaggi di posta elettronica costruiti per sembrare una comunicazione ufficiale della Polizia di Stato. Il messaggio arriva con carta intestata, loghi e firme di vertici della Polizia riprodotti in modo credibile, e informa il destinatario di risultare fra chi ha visualizzato siti, materiale pedopornografico o altri contenuti illeciti, invitandolo a giustificarsi per evitare un procedimento penale. A chi risponde viene poi chiesto un pagamento, presentato come il modo per chiudere la questione. La leva è la combinazione fra l’apparenza dell’autorità e l’urgenza, con la vergogna dell’accusa che spinge la persona a rispondere in fretta e da sola. La Polizia Postale ricorda che la Polizia di Stato non invia mail o messaggi per notificare provvedimenti giudiziari e non chiede per quella via il pagamento di sanzioni o multe, e raccomanda di non aprire link e allegati, di non rispondere, di non fornire dati personali o credenziali e di segnalare l’accaduto attraverso il portale del Commissariato di pubblica sicurezza online.
Il commento. Questa truffa è pericolosa in ogni ambiente di lavoro, e in una scuola lo è di più per una ragione precisa. Chi lavora in un istituto sta accanto a minori tutti i giorni, e un’accusa di quel tipo, anche se palesemente falsa, tocca esattamente il punto in cui la reputazione professionale è più fragile. Il risultato è che il docente o l’assistente amministrativo che riceve quel messaggio non lo gira a nessuno: lo cancella e ci pensa per giorni, oppure risponde per difendersi, che è il comportamento peggiore perché conferma a chi ha scritto che la casella è viva e che chi la legge ha paura. La cosa da fare non è una circolare tecnica, sono due frasi da mandare al personale in questi giorni, prima che rientrino tutti. La prima: nessuna autorità italiana notifica un atto giudiziario per posta elettronica ordinaria. Quando la Procura, i Carabinieri o la Polizia devono comunicare qualcosa a una scuola lo fanno via PEC all’istituto o per raccomandata, mai su una casella personale e mai chiedendo un pagamento con carta o ricarica. La seconda frase è più importante della prima: chi riceve un messaggio del genere lo giri alla segreteria o al dirigente, e nessuno gli chiederà mai che cosa avesse aperto. Se questa parte non viene detta prima, chi riceve il messaggio pensa che segnalarlo significhi doversi giustificare, e sceglie di tacere. Ci sono poi due accorgimenti pratici che valgono per l’istituto. Il primo riguarda le caselle pubblicate sul sito, cioè quelle della segreteria e degli uffici: sono le prime a ricevere questo genere di posta, e in agosto le legge chi capita, spesso una persona sola e senza nessuno accanto a cui chiedere. Vale la pena stabilire adesso chi le apre e a chi si rivolge in caso di dubbio. Il secondo riguarda la variante che colpisce le scuole più delle aziende: lo stesso schema arriva anche a nome di un ufficio scolastico o di un ente, con un allegato che dice di essere una nota o una diffida, e l’allegato è il vero attacco. La regola pratica è che gli allegati inattesi non si aprono, e che una nota vera si trova sempre anche altrove, cioè sul sito dell’ente che l’avrebbe mandata. Infine la segnalazione: si fa dal portale del commissariato online, dura dieci minuti e serve a far chiudere i domini usati per incassare. Non recupera i soldi di chi ha pagato, evita quelli di qualcun altro.
D.R.
Fonte: CyberSec Italia
Sicurezza
Il cofondatore di OpenAI scrive che i permessi dimenticati adesso si trovano in poche ore, e in una scuola i permessi dimenticati sono le utenze di chi si è trasferito
AI4Business riporta il testo di Greg Brockman, cofondatore di OpenAI, intitolato La finestra del difensore. La tesi è che l’intelligenza artificiale cambia l’economia degli attacchi informatici perché ne abbassa il costo e i tempi: difetti presenti da anni nel software, permessi rimasti attivi, credenziali esposte e sistemi configurati male vengono individuati molto più rapidamente da programmi automatici che analizzano un’infrastruttura. Quello che un’organizzazione ha lasciato indietro negli anni diventa così un rischio immediato. Brockman porta come esempio l’attacco a Hugging Face, in cui sistemi agentici hanno messo insieme difetti fino a quel momento sconosciuti e credenziali compromesse per entrare in un’infrastruttura di ricerca. La risposta che propone ha quattro parti: analisi automatica del codice prima del rilascio, monitoraggio in cui l’intelligenza artificiale esamina per prima gli avvisi e passa alle persone quelli che contano, ricerca continua sulle vie di attacco, e rafforzamento dei fondamentali con difese a strati. L’indicazione operativa è di partire da compiti a basso rischio e in sola lettura, aumentando l’automazione per gradi, e di farlo finché quelle stesse capacità non saranno alla portata di chiunque attacchi.
Il commento. La parte del testo che riguarda il codice e i laboratori di ricerca a una scuola non serve. Serve il ragionamento, che si riassume così: fino a ieri le cose lasciate indietro erano al sicuro perché trovarle costava tempo a qualcuno, e adesso non costa più niente a nessuno. In un istituto le cose lasciate indietro hanno nomi molto concreti, e agosto è il mese in cui si possono contare senza interrompere nessuno. Le utenze dei docenti che hanno ottenuto il trasferimento a giugno e che risultano ancora attive sul registro elettronico e sulla piattaforma didattica. Gli account di chi è andato in pensione, che spesso restano perché nessuno ha ricevuto l’incarico di chiuderli. Le credenziali condivise in segreteria, quelle che usano in tre perché è più comodo, e che non permettono di sapere chi ha fatto una modifica. L’accesso da remoto aperto durante la didattica a distanza e mai richiuso. Il vecchio sito dell’istituto, ancora raggiungibile, con dentro moduli e circolari di quattro anni fa. I computer di laboratorio con la stessa password del manuale. Nessuna di queste è una negligenza clamorosa: sono decisioni ragionevoli prese in emergenza e mai riviste. La cosa da fare non si compra, si chiede. All’assistente tecnico e al fornitore che segue i sistemi si domandano tre elenchi, per iscritto e con una data sopra: quali servizi dell’istituto sono raggiungibili da internet, quali utenze hanno privilegi di amministratore e quando ciascuna ha fatto l’ultimo accesso, quali persone e quali fornitori esterni hanno ancora credenziali valide. Il terzo elenco è quello che sorprende sempre, e in una scuola contiene quasi sempre qualcuno che non ci lavora più da due anni. C’è poi una scadenza naturale che aiuta: a settembre arrivano i supplenti e le utenze si moltiplicano in una settimana. Se la chiusura di quelle vecchie non avviene prima, non avverrà, perché da quel momento in poi la segreteria ha altro da fare. Ultima cosa, ed è il consiglio più utile del testo: cominciare in sola lettura. Vale identico per l’intelligenza artificiale dentro la scuola. Il primo compito che si affida a un assistente automatico deve essere un compito in cui può soltanto guardare e proporre, mai eseguire e mai inviare: prepara la bozza di una circolare, ordina delle richieste, controlla che un documento sia completo. Si lavora così per qualche mese, si contano gli errori, e solo dopo si toglie il freno su un pezzo alla volta. In un istituto vale una regola in più che nelle aziende non c’è: dentro quegli strumenti non entrano nomi di alunni, e questa è una frase che va detta per intero al collegio, non lasciata all’intuizione del singolo.
D.R.
Fonte: AI4Business
Comunicazione dell’istituto
Dal 24 agosto YouTube conta una visualizzazione dal primo fotogramma, e i numeri del canale della scuola saliranno senza che nessuno guardi di più
Hardware Upgrade riferisce che dal 24 agosto 2026 YouTube cambia il modo di contare le visualizzazioni pubbliche dei video: la visualizzazione viene registrata dal primo fotogramma della riproduzione, senza nessuna durata minima. Il cambiamento vale ovunque e per tutti i formati. Fino a oggi la soglia non era mai stata resa nota ufficialmente, ma il settore la stimava intorno ai trenta secondi di visione. Il nuovo criterio allinea i video lunghi a quanto già valeva per gli Shorts e a quanto fanno TikTok e Instagram. Il dato precedente non sparisce: resta dentro gli strumenti di analisi riservati a chi pubblica, con il nome di visualizzazioni coinvolte, e misura chi ha continuato davvero a guardare invece di limitarsi ad aprire il video. Non cambia niente per i guadagni e per i requisiti del Programma partner, che restano legati alle ore di visione qualificate e non al contatore pubblico. YouTube presenta la modifica come un modo per dare un’idea più chiara della portata reale di un video, utile nel rapporto con i marchi e con gli sponsor.
Il commento. Una scuola non vende spazi pubblicitari, quindi la parte sugli sponsor non la riguarda. La riguarda però il canale dell’istituto, che negli ultimi anni è diventato il posto dove finiscono il video di presentazione per l’orientamento, la registrazione dell’open day, i saluti di fine anno, i prodotti dei progetti finanziati. Dal 24 agosto quei numeri saliranno da soli, e il confronto con l’anno scorso smette di significare qualcosa. Le conseguenze pratiche sono tre. La prima riguarda le rendicontazioni: se in un progetto finanziato avete indicato fra gli indicatori di disseminazione il numero di visualizzazioni, e succede spessissimo perché è il dato più facile da produrre, sappiate che dal 24 agosto quel numero misura un’altra cosa. Non è un problema di correttezza, è un problema di confrontabilità fra un anno e l’altro: annotate la data nel documento, così chi legge il rendiconto fra due anni sa perché la curva sale. La seconda riguarda l’orientamento, che è il momento in cui quei video servono davvero. Il numero che vi dice se il video di presentazione funziona non è mai stato il contatore pubblico, ed è ancora meno adesso: è il tempo medio di visione e la quota di persone che arriva in fondo, che stanno nelle visualizzazioni coinvolte. Se il video dura sei minuti e la maggioranza si ferma al primo, il problema è il primo minuto, e nessun aumento del contatore ve lo dirà. La terza è una cosa da dire ai ragazzi, e vale come educazione ai media più di molte lezioni: una piattaforma ha appena cambiato la definizione di una parola, visualizzazione, e da lunedì tutti i numeri del mondo su quella piattaforma saliranno senza che sia cambiato niente nella realtà. È un esempio pulito, verificabile e attuale del fatto che dietro ogni dato c’è una scelta di chi lo misura, e si presta a mezz’ora di lezione in qualunque materia, dalla statistica all’educazione civica. Chi insegna con i dati può usarlo a settembre, quando la modifica sarà appena avvenuta e i grafici mostreranno il gradino.
D.R.
Fonte: Hardware Upgrade
Costi
Le società che costruiscono l’intelligenza artificiale si stanno indebitando come mai prima, e il conto arriva sui rinnovi che firmate
Rivista.AI ricostruisce il passaggio delle grandi società tecnologiche americane da aziende piene di liquidità a grandi emittenti di debito. Nel 2026 hanno collocato circa 220 miliardi di dollari di obbligazioni, più del doppio dei 108 miliardi del 2025. La ragione è la spesa per le infrastrutture: Alphabet, Amazon, Meta, Microsoft e Oracle potrebbero investire insieme circa 750 miliardi di dollari in data center nell’anno in corso, una cifra che i loro guadagni non coprono più. Questa domanda di capitale si somma a quella degli Stati, con un deficit federale americano stimato vicino al 6% del prodotto interno lordo, circa 1.900 miliardi di dollari. Il risultato si vede sui rendimenti: i tassi reali dei titoli di Stato americani a trent’anni sono saliti vicino al 3%, il livello più alto degli ultimi diciotto anni, e l’ultima asta dei trentennali si è chiusa al 5,22% nominale, il valore più alto dal 2001. Vivek Paul del BlackRock Investment Institute parla di una competizione per il capitale quasi senza precedenti. L’articolo indica fra il 3% e il 4% di rendimento reale la soglia oltre la quale il fenomeno esce dai mercati finanziari e comincia a toccare i mutui, il costo dei finanziamenti, gli investimenti e i consumi.
Il commento. Diciamolo subito: questa notizia con una scuola c’entra poco in modo diretto. Un istituto non chiede mutui e non ha un fido di cassa, e il bilancio è quello che arriva. C’entra però in due modi indiretti che si vedranno nei prossimi due anni, e conviene averli in mente adesso che si firmano i contratti per il nuovo anno scolastico. Il primo riguarda i rinnovi. Le società che vi vendono il registro elettronico, la piattaforma didattica, lo spazio di archiviazione e i servizi di intelligenza artificiale che vi sono comparsi dentro senza chiederlo stanno costruendo a debito le macchine su cui tutto questo gira. Quel debito va ripagato, e i prezzi di oggi sono prezzi bassi perché il mercato si sta ancora dividendo. Quando i rinnovi saliranno, saliranno per tutti nello stesso momento, e in una scuola l’aumento di un canone non si assorbe da nessuna parte perché non ci sono margini da comprimere. La precauzione costa zero e si scrive in una riga nel contratto o nella richiesta di offerta: durata pluriennale con prezzo bloccato, oppure un tetto all’aumento al rinnovo e un preavviso di novanta giorni. Chi rifiuta entrambe le cose vi sta dicendo che l’aumento è già previsto. Il secondo modo riguarda l’ente locale, cioè il Comune o la Provincia che possiede l’edificio e che finanzia manutenzione e lavori: quando il costo del denaro sale, i mutui degli enti locali costano di più e le opere non urgenti slittano. Se avete una richiesta ferma da tempo per infissi, impianti o cablaggio, questa è una ragione in più per rimetterla nell’ordine del giorno adesso, con una nota scritta che ne fissi la data, invece di aspettare il prossimo sopralluogo. Terza osservazione, e vale per chi insegna economia o educazione civica: qui c’è un esempio molto pulito di come funziona il prezzo del denaro. Quando due soggetti molto grandi, gli Stati e le aziende tecnologiche, chiedono prestiti nello stesso momento, chi presta può chiedere di più, e quel "di più" si trasferisce fino alla rata di un mutuo di una famiglia. È una catena di quattro passaggi che si spiega in dieci minuti e che quest’anno si può raccontare con numeri veri e verificabili.
D.R.
Fonte: Rivista.AI
Orientamento
L’Italia va verso una candidatura sparsa su cinque regioni per la gigafactory europea dell’intelligenza artificiale, e la data che riguarda i vostri studenti è il 2029
Key4biz racconta come si sta muovendo la candidatura italiana per una delle AI Gigafactory europee. La petizione a favore di Genova ha superato le cinquemila adesioni, ma l’orientamento non è quello di una candidatura su una sola città: si va verso una proposta distribuita che mette insieme i supercalcolatori genovesi, cioè il Davinci-1 di Leonardo e il Franklin dell’Istituto italiano di tecnologia, i data center di Eni a Pavia, il Cineca di Bologna, il coordinamento della Fondazione AI4I a Torino e un possibile coinvolgimento del Mezzogiorno per ragioni di energia e logistica. Fra i soggetti coinvolti ci sono Leonardo, Eni e la Fondazione AI4I, con Fincantieri e il polo TIM-Poste indicati come possibili partecipanti, e le regioni Liguria, Lombardia, Emilia-Romagna, Piemonte e Puglia. Il quadro europeo prevede sette gigafactory in sette paesi, con 10 miliardi di euro di risorse pubbliche, metà dalla Commissione e metà dagli Stati, e un investimento che con i privati può arrivare a 30 miliardi. L’anno scorso la manifestazione d’interesse aveva raccolto 76 proposte. Le candidature vanno presentate entro il 12 novembre 2026, la scelta della Commissione è attesa all’inizio del 2027 e la realizzazione è prevista entro diciotto mesi dalla firma del contratto.
Il commento. A una scuola questa notizia non chiede niente: non ci sono bandi a cui partecipare e non c’è nessun adempimento. Vale però la pena leggerla per l’orientamento, che è il punto in cui un istituto tocca davvero questa materia, e per una cautela che conviene avere pronta. Cominciamo dalla cautela. Nei prossimi mesi arriveranno proposte formative costruite attorno alla frase che sta per arrivare la gigafactory italiana, e useranno quella notizia per vendere corsi, certificazioni e percorsi. Le date dell’articolo sono la risposta più semplice: candidature a novembre, scelta all’inizio del 2027, diciotto mesi per costruire. Vuol dire che, se tutto va bene, la prima macchina si accende nel 2029, e i mestieri che serviranno saranno noti molto prima da altre fonti. Quando qualcuno vi propone un corso perché sta per arrivare un impianto che non è ancora stato assegnato, quella è una promessa e non un programma. Passiamo alla parte utile. Un impianto di calcolo di quelle dimensioni, ovunque venga messo, non assume soprattutto ricercatori: assume elettricisti industriali, frigoristi, addetti agli impianti di raffreddamento, tecnici di rete, manutentori, addetti alla sicurezza e alla logistica. Se il vostro istituto è tecnico o professionale e si trova in una delle regioni coinvolte, questa è una indicazione concreta per i percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento in uscita: i profili elettrici, termotecnici e di manutenzione impianti hanno davanti dieci anni di domanda alta, indipendentemente da quale città vinca. Chi orienta i ragazzi verso l’informatica pensando che sia l’unico mestiere dell’intelligenza artificiale ha in mente una fotografia sbagliata: dietro ogni data center c’è un edificio, e l’edificio lo tiene in piedi chi conosce corrente, acqua e freddo. Ultima cosa, per chi tiene i contatti con le imprese del territorio: se la vostra regione è nell’elenco, nei prossimi mesi si formeranno tavoli fra enti locali, aziende e centri di ricerca. Una scuola che chiede di sedersi a quel tavolo, anche solo per ascoltare, di solito trova posto, e da lì passano stage, docenze esterne e attrezzature dismesse che valgono più di molti progetti.
D.R.
Fonte: Key4biz
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