Rassegna AI
Ha perso dieci ettari fidandosi di una macchina che fino a quel giorno non aveva mai sbagliato, e in una scuola la stessa curva di fiducia porta dritta a un atto firmato
Un agricoltore ha distrutto più di dieci ettari di raccolto applicando un dosaggio suggerito da un modello di linguaggio che nelle settimane precedenti gli aveva dato risposte impeccabili, ed è quella sequenza di risposte giuste, non l'errore finale, la parte che riguarda chi in segreteria calcola punteggi e chi in classe corregge. Nella stessa giornata arriva l'avvertimento che il rinvio del regolamento europeo riguarda solo i sistemi ad alto rischio, cioè proprio quelli che la scuola usa per valutare e sorvegliare, mentre gli altri obblighi sono in vigore; Microsoft chiude 421 falle nella settimana in cui i laboratori sono spenti, e ChatGPT resta fuori uso per un'ora e mezza di pomeriggio.

La giornata conviene aprirla da una notizia che con la scuola sembra non entrarci per niente. Un agricoltore ha applicato in campo il dosaggio suggerito da un modello di linguaggio e ha perso più di dieci ettari di raccolto. Il particolare che conta non è l’errore, è quello che c’era prima: settimane di risposte giuste, che avevano costruito una fiducia mai più messa in discussione. In un istituto quella ventunesima domanda arriva in due posti, la segreteria che chiede come si calcola un punteggio o quale scadenza si applica, e la programmazione che si fa generare griglie e prove. La regola da scrivere prima di settembre sta in una riga: nessun numero e nessun riferimento normativo uscito da questi strumenti entra in un atto senza che chi lo firma abbia aperto la fonte.
La seconda notizia va letta al contrario di come la stanno leggendo le imprese. Il rinvio del regolamento europeo riguarda i sistemi ad alto rischio, e fra quelli il regolamento colloca proprio diversi impieghi della scuola: ammissione ai percorsi, valutazione degli apprendimenti, sorveglianza durante le prove. Non è quindi la parte che non vi riguarda, è la vostra, e la conseguenza non è un sollievo: se a settembre un fornitore vi propone uno strumento che corregge, assegna punteggi o sorveglia un esame, quello strumento arriva senza la cornice di garanzie che avrà più avanti, e valutarlo tocca a voi. Quello che invece è già in vigore è la parte più economica e più rimandata, cioè che chi usa questi sistemi sappia usarli: una pagina allegata al regolamento d’istituto con gli strumenti ammessi, quello che non ci si mette dentro mai, e chi si chiama nel dubbio.
Le ultime tre sono lavoro d’agosto, quello che a settembre non si fa più. Microsoft ha chiuso 421 falle proprio mentre i laboratori sono spenti: chiedete per iscritto a chi vi gestisce i sistemi se le correzioni sono state applicate ai server, e avvisate la segreteria del personale che in questo periodo le finte candidature con allegato sono la via d’ingresso più usata. Il fermo di ChatGPT è la prova generale di una domanda che vale per il registro elettronico, ed è una riunione di venti minuti: che cosa facciamo se non risponde per tre ore, chi avvisa chi, e che cosa dice il contratto sui tempi di ripristino. Infine le previsioni sul lavoro, con l’avvertenza di non portarle mai a un colloquio con le famiglie: il numero sul 39% delle competenze che cambiano non orienta nessuno, mentre la frase che vale è che l’automazione ha reso la competenza più necessaria, non meno. Chi toglie agli studenti gli esercizi noiosi perché adesso li fa la macchina toglie anche il modo in cui si impara a vedere che un risultato è assurdo.
Fiducia negli strumenti
Un agricoltore ha perso più di dieci ettari seguendo il dosaggio suggerito da un modello che fino a quel giorno non aveva sbagliato
Hardware Upgrade riporta il caso di un agricoltore che ha perso oltre dieci ettari di raccolto dopo aver applicato in campo le indicazioni ricevute da un modello di linguaggio generativo, interrogato come se fosse un consulente agronomico. L’errore riguardava la combinazione dei prodotti e il dosaggio, indicato in misura non adatta al tipo di terreno. L’articolo mette in evidenza il motivo per cui l’agricoltore non ha verificato: nelle interrogazioni precedenti il sistema aveva mostrato una precisione apparentemente impeccabile, e quella sequenza di risposte giuste aveva costruito una fiducia che al momento della risposta sbagliata non è stata più messa in discussione. La spiegazione tecnica richiamata è che questi sistemi lavorano su correlazioni statistiche fra parole e non su una comprensione delle dinamiche chimiche o biologiche in gioco, e che le allucinazioni restano un problema strutturale non risolto. La conclusione dell’articolo è che dove un errore di precisione produce conseguenze irreversibili lo strumento resta un supporto, e la validazione di un tecnico qualificato non è sostituibile.
Il commento. L’agricoltura non c’entra niente con voi, la curva della fiducia sì, ed è per quella che mettiamo questa notizia in apertura. Nessuno si fida di uno strumento il primo giorno: ci si fida dopo venti risposte giuste, ed è esattamente allora che si smette di controllare. Il guaio è che le venti risposte giuste e la ventunesima sbagliata escono dalla stessa macchina, con lo stesso tono sicuro, senza nessun segnale che le distingua. Un collega esperto che non sa una cosa esita, dice che controlla, rimanda a qualcun altro. Questo no, e la mancanza di quell’esitazione è la vera insidia. Chi in un istituto è arrivato alla ventunesima domanda lo sappiamo bene, perché in questi mesi succede in due posti. In segreteria, dove qualcuno ha cominciato a chiedere a questi strumenti come si calcola un punteggio, quanti giorni valgono ai fini di un servizio, quale scadenza si applica a un decreto. E nella programmazione, dove si fanno generare griglie, prove e rubriche di valutazione. La regola da scrivere sta in una riga e vale per tutte e due: nessun numero e nessun riferimento normativo uscito da uno di questi strumenti entra in un atto senza che chi lo firma abbia aperto la fonte. Punteggi delle graduatorie d’istituto, ricostruzioni di carriera, importi del fondo, orari e supplenze, date di scadenza, articoli citati in un provvedimento: sono tutti casi in cui l’errore non si annulla con un tasto, perché quando esce con il protocollo diventa un atto e produce effetti su una persona. Per la bozza di una circolare o per il testo di una comunicazione alle famiglie il discorso è diverso, e non serve fare i severi dove il danno è zero. Il modo pratico di tenerla in piedi senza burocrazia è chiedere sempre allo strumento su quale fonte si basa, e poi aprirla: se non la sa indicare, quella risposta vale come il consiglio di un collega al bar, che a volte è giusto e non è mai una motivazione. C’è infine la parte che riguarda i ragazzi, e in classe funziona meglio di qualsiasi lezione sui rischi: raccontategli questa storia. Non parla di compiti copiati, parla di una persona adulta che ha perso il raccolto perché aveva smesso di controllare una cosa che sapeva fare. È il modo più efficace che conosciamo per spiegare la differenza fra usare uno strumento e affidarglisi.
D.R.
Fonte: Hardware Upgrade
Adempimenti
Il rinvio del regolamento europeo riguarda i sistemi ad alto rischio, e nella scuola sono proprio quelli che valutano e sorvegliano
Agenda Digitale mette in guardia dalla lettura sbagliata che si sta diffondendo fra le organizzazioni: il Digital Omnibus approvato il 29 giugno 2026 ha rinviato gli obblighi relativi ai sistemi di intelligenza artificiale ad alto rischio, non l’intero regolamento. Molte realtà, scrive l’autore, hanno interpretato quel rinvio come uno spostamento generale delle scadenze e hanno rallentato o sospeso l’adeguamento. Dal 2 agosto 2026 la vigilanza sulle altre parti del regolamento è invece attiva, e chi si è fermato resta esposto su due fronti distinti: quello delle sanzioni amministrative e quello, più immediato, degli incidenti sui dati. L’articolo indica nella formazione del personale la leva pratica su cui intervenire, con tre obiettivi espliciti: contenere la cosiddetta Shadow AI, cioè l’uso di strumenti che l’organizzazione non ha autorizzato né censito, ridurre il rischio di fuoriuscita di informazioni riservate ed evitare le sanzioni. La tesi di fondo è che la competenza di chi usa questi sistemi non sia un adempimento formale rinviabile, ma la misura che riduce concretamente entrambi i rischi.
Il commento. L’articolo parla di imprese, e la traduzione per un istituto scolastico ha una particolarità che conviene dire subito, perché ribalta la conclusione. Il regolamento europeo colloca fra gli usi ad alto rischio diversi impieghi propri della scuola: quelli che decidono l’ammissione a un percorso, quelli che valutano gli apprendimenti e quelli che sorvegliano gli studenti durante una prova. Il rinvio, quindi, non è la parte che non vi riguarda: è esattamente la vostra. La conseguenza pratica è una sola, e non è un sospiro di sollievo. Vuol dire che se un fornitore vi propone a settembre uno strumento che corregge le prove, assegna un punteggio, profila il rendimento o sorveglia un esame a distanza, quello strumento oggi arriva senza la cornice di garanzie che il regolamento gli imporrà più avanti, e la valutazione se sia adatto tocca interamente a voi. La domanda da mettere per iscritto al fornitore è secca: questo prodotto rientra fra i sistemi ad alto rischio ai sensi del regolamento europeo, e come vi state preparando agli obblighi quando entreranno in applicazione. Chi risponde con una brochure ha già risposto. Quello che invece è in vigore adesso, e non è rinviato, è la parte che costa meno e viene rimandata di più: chi usa questi sistemi deve avere la competenza per usarli. Formazione, però, qui non vuol dire un corso da otto ore con l’attestato, e chi ve lo vende in questa settimana lo sta vendendo alla vostra paura. Vuol dire una pagina, da allegare al regolamento d’istituto e da mandare via posta prima del collegio di settembre, che dica tre cose: quali strumenti sono ammessi per il lavoro d’ufficio e didattico, che cosa non ci si mette dentro mai, e chi si chiama nel dubbio. La riga centrale è la seconda, e in una scuola si scrive da sola perché i dati sono di minori: nomi e cognomi degli alunni, elaborati con i dati identificativi, certificazioni e diagnosi, verbali dei consigli di classe, relazioni sui casi, elenchi del personale. Poi conservate la prova di averla comunicata, cioè la mail con la data e il protocollo, perché una regola che non si può dimostrare di aver comunicato non è una regola, è un file in una cartella. E c’è un motivo per cui questa è la mossa urgente e non quella burocratica: i colleghi che incollano i testi degli alunni in un servizio gratuito per farseli correggere lo fanno da mesi, in buona fede, perché nessuno ha mai detto quale strumento si può usare.
D.R.
Fonte: Agenda Digitale
Sicurezza informatica
Microsoft ha chiuso 421 falle nella settimana in cui i computer della scuola sono spenti, e una la stanno già usando partendo da una finta offerta di lavoro
Cyber Security 360 riferisce che il rilascio mensile di correzioni Microsoft di agosto 2026 sistema 421 vulnerabilità, di cui 62 classificate come critiche: sono meno delle 622 di luglio, ma quasi il doppio di qualunque mese precedente al 2026. La più urgente è la CVE-2026-68820, un difetto nel driver afd.sys che gestisce le connessioni di rete di Windows, già sfruttato dal gruppo nordcoreano Lazarus nella campagna nota come Operation Dream Job, che parte da finte offerte di lavoro inviate a persone scelte una per una. È la quarta falla dello stesso tipo sullo stesso componente in quattro anni, sempre attribuita allo stesso gruppo. Altre due sono già di dominio pubblico: la CVE-2026-62832, che permette a un utente locale di ottenere privilegi più alti, e la CVE-2026-72971 sul driver di isolamento dei contenitori. Fra i prodotti coinvolti compaiono il server DNS di Windows, i servizi di distribuzione dei sistemi via rete, il protocollo QUIC e SharePoint Server, con una catena che unisce due difetti. La raccomandazione principale è applicare subito la correzione del driver di rete su tutti i computer Windows, compresi quelli non esposti a internet.
Il commento. Metà di questo elenco non vi riguarda e conviene dirlo, perché le liste di sigle fanno lo stesso effetto delle circolari lunghe: HPC Pack e i servizi di distribuzione via rete stanno nei centri di calcolo, non nelle vostre segreterie. Le righe che vi riguardano sono due, e sono le più scomode. La prima è la raccomandazione di applicare la correzione anche sui computer che non sono esposti a internet, che smonta la difesa più diffusa nelle scuole, cioè che il server di segreteria sta in rete interna e quindi è al sicuro. Quella falla non arriva da fuori: arriva perché qualcuno che è già dentro apre un file. La seconda è il modo in cui si entra, la finta offerta di lavoro, e nella scuola quello schema ha una stagione precisa. In queste settimane le caselle dell’istituto ricevono messe a disposizione, candidature e allegati da persone sconosciute, ed è esattamente il periodo in cui aprire un curriculum arrivato da un indirizzo mai visto è il gesto più normale del mondo. Chi apre quei file è la segreteria del personale, cioè la postazione da cui si accede a tutti i dati dei dipendenti. Poi c’è la questione del calendario, e per una scuola pesa più che per chiunque altro. Questo rilascio è del 12 agosto: i computer dei laboratori sono spenti da giugno, i portatili in comodato sono nei cassetti, e il primo settembre si riaccenderà tutto insieme. Quel giorno le macchine scaricano tre mesi di aggiornamenti mentre l’assistente tecnico ha venti persone che chiedono di stampare, e il riavvio rimandato è il motivo numero uno per cui una correzione installata non protegge niente. Tre cose concrete, da fare adesso che l’assistenza dei fornitori risponde ancora e non a settembre quando risponderà a tutti. Chiedete per iscritto a chi vi gestisce i sistemi la conferma che le correzioni di agosto sono state applicate ai server della scuola, e nominate quelli con SharePoint e con il ruolo di server DNS, perché sono nell’elenco. Chiedete se le macchine dei laboratori sono impostate per aggiornarsi e riavviarsi da sole, e fatevi dire quando è successo l’ultima volta. E mandate al personale di segreteria due righe, con queste parole: in questo periodo arrivano finte candidature con allegati infetti, gli allegati sconosciuti si aprono solo dopo aver verificato il mittente, e se il file chiede di abilitare qualcosa non si apre affatto. Nessuna di queste tre cose costa un euro, e sono l’unico motivo per cui a settembre il registro funzionerà.
D.R.
Fonte: Cyber Security 360
Continuità del servizio
ChatGPT si è fermato per un’ora e mezza di pomeriggio, ed è la prova generale di quello che succede a settembre quando si ferma il registro
Punto Informatico ha seguito il disservizio che l’11 agosto 2026 ha reso inutilizzabile ChatGPT per circa un’ora e mezza, con il rientro intorno alle 16:42. Il guasto ha colpito la gestione delle conversazioni e la versione destinata alle organizzazioni, ChatGPT Work. L’applicazione per Windows si apriva su una finestra vuota e l’accesso dal browser era rallentato in modo pesante, mentre l’applicazione per telefono ha continuato a funzionare quasi sempre. OpenAI ha riconosciuto il problema sulla propria pagina di stato, comunicando che gli utenti stavano ricevendo un numero elevato di errori sui servizi interessati e che era in corso l’applicazione di una soluzione. Le segnalazioni raccolte dai siti che monitorano i guasti in tempo reale sono state numerose e sono calate nettamente al rientro del disservizio.
Il commento. Un’ora e mezza in pieno agosto non è una notizia, e la mettiamo qui per quello che prepara. La domanda non è che cosa è successo a OpenAI: è che cosa succede alla vostra scuola il giorno in cui si ferma qualcosa da cui dipendete, e quel giorno arriva sempre, di solito il primo di novembre in cui ci sono i colloqui. Nella scuola il fornitore da cui dipendete non è ChatGPT, è il registro elettronico, ed è una dipendenza molto più profonda di quella di un’azienda dal proprio gestionale: dentro ci sono le assenze che fanno fede, i voti, le comunicazioni alle famiglie, spesso i verbali. Vale la pena usare questa notizia come esercizio a costo zero, in una riunione di venti minuti prima dell’inizio delle lezioni. Che cosa facciamo se il registro non risponde per tre ore: come si segnano le assenze, come si comunica alle famiglie che il problema c’è, chi lo dice ai docenti, chi chiama l’assistenza e con quale numero. Scrivetelo su una pagina e attaccatela in sala docenti, perché quello che manca in quelle tre ore non è la tecnologia, è sapere chi fa che cosa. Aggiungete la domanda che quasi nessuno fa in fase di contratto e che invece si può fare adesso, ad anno non ancora cominciato: in quanto tempo il fornitore si impegna a ripristinare il servizio, e come vi avvisa quando è in corso un guasto. Se nel contratto non c’è scritto, non è un obbligo: è una speranza. Un’ultima cosa, che riguarda i colleghi e non i sistemi. Quando lo strumento abituale non risponde e c’è una scadenza, la reazione naturale è aprire il primo servizio alternativo che si trova e incollarci dentro quello che serviva, e in una scuola quel testo contiene spesso il nome di un alunno. È il momento in cui i dati escono, molto più che in una giornata normale. Conviene dirlo prima, in una riga sola: se lo strumento che usiamo è fermo, si aspetta o si fa a mano, non si cambia strumento di corsa.
D.R.
Fonte: Punto Informatico
Orientamento
Le previsioni dicono che entro il 2030 cambia il 39% delle competenze richieste, ed è un numero da non portare mai a un colloquio con le famiglie
Il Quotidiano Nazionale riprende i dati del Future of Jobs Report del World Economic Forum e li commenta con Andrea Unger, ingegnere e quattro volte campione mondiale di trading. Le previsioni citate indicano entro il 2030 la creazione di 170 milioni di nuovi posti di lavoro a fronte di 92 milioni sostituiti, con un saldo netto positivo di 78 milioni, e nello stesso periodo un cambiamento del 39% delle competenze fondamentali richieste. La tesi dell’articolo è che l’intelligenza artificiale non elimini il lavoro ma ne trasformi il contenuto, e che il valore di chi lavora si sposti sulla capacità di indirizzare e controllare il risultato. Unger, che parla dalla propria esperienza di automazione delle operazioni finanziarie, sostiene che l’automazione non ha eliminato il bisogno di competenza ma lo ha reso più evidente, e che questi sistemi riducono i tempi senza poter garantire da soli che i dati di partenza siano affidabili. Le qualità indicate come decisive sono il pensiero critico, la comprensione del problema e la gestione responsabile dello strumento.
Il commento. Quei numeri sono mondiali, riferiti al 2030 e costruiti su previsioni: davanti a una famiglia che a dicembre deve scegliere una scuola non valgono niente, in nessuna delle due direzioni. Non tranquillizzano chi ha paura e non convincono chi ha già deciso, e soprattutto invitano a un errore che vediamo fare spesso agli open day, cioè orientare verso il settore che le statistiche dicono in crescita. Un ragazzo di tredici anni non si iscrive a una previsione. La parte utile dell’articolo è un’altra ed è una frase sola: l’automazione non ha eliminato il bisogno di competenza, lo ha reso più evidente. Detta in modo scolastico significa che per accorgersi che una risposta è sbagliata bisogna conoscere la materia, ed è la stessa cosa che dice la prima notizia di oggi vista dall’altro lato: l’agricoltore che ha perso dieci ettari non è stato tradito dalla macchina, è stato tradito dall’aver smesso di applicare quello che sapeva. Da qui la conseguenza che riguarda la didattica, e la diciamo per intero perché va contro una tentazione forte. Se togliamo agli studenti gli esercizi semplici e ripetitivi perché adesso li fa la macchina, togliamo il modo in cui si impara a riconoscere un risultato assurdo. Chi ha fatto duecento equazioni a mano vede a occhio che quel risultato non torna; chi non le ha mai fatte accetta qualunque numero gli venga restituito, e lo stesso vale per una traduzione, un bilancio d’esercizio, un dosaggio in laboratorio. Il lavoro noioso non era il fine, ma era il modo in cui si costruiva il senso dell’errore, e prima di sostituirlo conviene sapere con che cosa. Sul piano dell’orientamento la traduzione è più semplice di quanto sembri e non richiede di prevedere niente: alle famiglie non si dice quale settore crescerà, si dice che cambierà una parte consistente di quello che oggi si fa nei mestieri, e che l’unica cosa che protegge è saper fare bene una cosa e saper imparare la successiva. Un istituto che manda avanti i laboratori, i percorsi con le imprese del territorio e le materie che insegnano a controllare un risultato sta già facendo la cosa giusta, e può dirlo senza citare nessuna previsione.
D.R.
Fonte: Quotidiano Nazionale
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