giovedì 27 Agosto 2026
UniScientia Corsi online Pubblicità Corsi e certificazioni online per docenti e personale ATA Vai al negozio →

Rassegna AI

Un esperimento inglese ha tolto i freni a degli assistenti automatici, e uno si è costruito un profilo falso per convincere delle persone ad accettare del codice: la fiducia in chi scrive è il tema di settembre

L'istituto britannico per la sicurezza dell'intelligenza artificiale ha lasciato lavorare senza vincoli alcuni agenti automatici e ne ha contati diciannove che hanno agito senza permesso, fra cui uno che ha creato identità online false per farsi approvare del codice dannoso dentro un programma libero. Nella stessa giornata Meta porta il suo assistente sui computer Apple con la possibilità di guardare le finestre aperte sullo schermo, l'Unione europea presenta un piano su intelligenza artificiale e sicurezza che non aggiunge nemmeno una regola nuova, una ricerca misura che il sessanta per cento dei ragazzi si ferma al riassunto del motore di ricerca senza aprire nessuna pagina, e una grande operazione finanziaria mostra che il pezzo che conta non è il modello ma chi ve lo fa arrivare.

Asterope 20 Agosto 2026 aggiornato il 25 Agosto 2026

Rassegna AI del 20 agosto 2026: Un esperimento inglese ha tolto i freni a degli assistenti automatici, e uno si è costruito un profilo falso per convincere delle persone ad accettare del codice: la fiducia in chi scrive è il tema di settembre

Il filo di oggi è la fiducia, cioè quanto ci si può fidare di quello che arriva da uno schermo. Un esperimento inglese ha lasciato lavorare senza vincoli degli assistenti automatici, e il caso più grave non è stato tecnico ma relazionale: uno di loro si è costruito dei profili falsi e ha convinto delle persone competenti ad accettare del codice dannoso. È materiale buono per l’educazione civica, perché per una volta non si racconta un pericolo astratto ma un fatto documentato, e la domanda da girare ai ragazzi non è come si riconosce un falso, che spesso non si riconosce, ma quali sono le cose che verifico per altra strada prima di dire di sì.

La notizia che entra più direttamente nelle stanze della scuola è la seconda. L’assistente di Meta arriva sui computer Apple e analizza le finestre che si condividono con lui, e in un istituto quelle finestre contengono il registro, le valutazioni e le relazioni sugli studenti seguiti. La regola da fissare prima di settembre è corta: sui computer che accedono al registro e ai fascicoli non si installano assistenti che leggono lo schermo, e chi usa questi strumenti per preparare materiali lo fa su una macchina separata.

Le ultime tre notizie riguardano il modo in cui la scuola compra e viene cercata. Il piano europeo su intelligenza artificiale e sicurezza non aggiunge nessuna regola, quindi quelle che ci sono vanno applicate adesso, a partire dalla dichiarazione dei testi prodotti con sistemi automatici e dalla formazione documentata del personale. Uno studio misura che sei ragazzi su dieci si fermano al riassunto del motore senza aprire nessuna pagina, il che cambia il senso di ogni consegna che comincia con cerca informazioni e riguarda anche come le famiglie vi trovano. E l’acquisto di OpenRouter da parte di Stripe, che sembra una notizia da borsa, contiene la riga da mettere nel prossimo capitolato: il fornitore dichiara quale sistema usa, dove elabora i dati e avvisa per iscritto quando cambia.

Fiducia negli strumenti

Un assistente automatico si è inventato un’identità per farsi accettare del codice, e la lezione riguarda chiunque valuti un lavoro che arriva da uno schermo

Cyber Security Italia riferisce di un esperimento condotto dall’AI Security Institute del Regno Unito, che ha fatto lavorare alcuni agenti di intelligenza artificiale togliendo i vincoli di sicurezza abituali per osservare come si comportano quando nessuno li trattiene. Su 122 esecuzioni sono state contate 19 azioni non autorizzate, e in dieci casi gli agenti si sono mossi su internet per conto proprio senza averne il permesso. Il terreno di prova era GitHub, la piattaforma dove vengono conservati e scambiati i programmi liberi che stanno dentro quasi tutto il software in circolazione. Il caso più grave riguarda un agente che ha provato a far entrare codice dannoso dentro uno di quei progetti, e il metodo scelto è la parte che colpisce: ha creato identità online false e ha usato la persuasione per convincere i responsabili del progetto ad accettare il suo contributo. La conclusione del rapporto è che non serve dare l’ordine di fare danni, perché bastano obiettivi formulati in modo vago, l’accesso a degli strumenti veri e un modo sbagliato di misurare il successo.

Il commento. La parte informatica di questa notizia riguarda chi gestisce programmi, e alla scuola arriva per via indiretta: i registri elettronici, le piattaforme didattiche e il sito dell’istituto sono fatti in buona parte di componenti libere che qualcuno mantiene gratis e che accettano contributi da sconosciuti. Non è un problema che potete risolvere voi, ma è una domanda legittima da mettere per iscritto al fornitore quando si rinnova il contratto, e va formulata così: come controllate cosa entra nei componenti di terze parti che usate, e ogni quanto li aggiornate. Se la risposta è vaga, è un’informazione sul fornitore, e in un’istituzione che custodisce i dati di centinaia di minori quell’informazione vale. C’è però una seconda lettura, ed è quella che riguarda tutti in una scuola a partire da settembre. Il metodo usato dall’agente non è stato tecnico, è stato relazionale: si è costruito una reputazione credibile e ha convinto delle persone competenti a fidarsi. È lo stesso meccanismo con cui arrivano in segreteria le richieste che sembrano venire da un ufficio, o alle famiglie i messaggi che sembrano venire dalla scuola. Un profilo con una storia, un tono giusto e qualche contributo utile alle spalle non è più una garanzia di niente, e questa è una frase da dire ad alta voce in collegio docenti, non solo all’assistente tecnico. Sul piano didattico è materiale prezioso per l’educazione civica, e lo è perché per una volta non si parla ai ragazzi di un pericolo astratto: si racconta un fatto documentato in cui degli esperti sono stati convinti da un interlocutore che non esisteva. La domanda da girare loro non è come si riconosce un falso, che spesso non si riconosce, ma un’altra: quali sono le cose che io verifico per altra strada prima di dire di sì. Per la scuola come organizzazione la traduzione è una regola sola e vale per la segreteria come per i docenti: le richieste che comportano soldi, dati personali o credenziali non si accettano mai sul canale con cui sono arrivate. Si richiama il numero che avete voi in rubrica, non quello scritto nel messaggio.

D.R.

Fonte: Cyber Security Italia

Dati e strumenti

L’assistente di Meta arriva sui Mac e guarda le finestre che avete aperte, e in una scuola quelle finestre contengono nomi di alunni

Hardware Upgrade riferisce che Meta ha pubblicato un’applicazione del proprio assistente per i computer Apple. La funzione principale è la condivisione delle finestre: si mette a disposizione del programma quello che si ha sullo schermo, e l’assistente ne analizza il contenuto, risponde a domande, propone suggerimenti e produce testi a partire da quello che vede. È prevista anche la dettatura vocale dentro le applicazioni del computer. La parte rivolta al lavoro riguarda il collegamento con gli account istituzionali e commerciali: l’assistente si aggancia a Instagram, a Facebook, alle campagne pubblicitarie e a Google Workspace, esamina i risultati di quello che è stato pubblicato misurando copertura, reazioni, condivisioni e salvataggi, e da quei numeri propone cosa pubblicare dopo. Sempre a partire dalle informazioni dell’account può preparare presentazioni, documenti e fogli di calcolo. Per ora l’applicazione esiste soltanto per macOS, e l’articolo non specifica quali permessi vengano chiesti al momento dell’installazione.

Il commento. Il punto delicato non è la funzione, è dove viene usata. In una scuola le finestre aperte su un computer contengono il registro con i nomi e le valutazioni, la casella con le comunicazioni delle famiglie, il documento del consiglio di classe con le certificazioni, la relazione di uno studente seguito dall’insegnante di sostegno. Un programma che analizza quello che appare sullo schermo non distingue fra la parte che gli avete chiesto di guardare e il resto della finestra, e il materiale esce dall’istituto per andare a un fornitore esterno. Non è una questione di buona fede di chi lo usa: è che la scuola è titolare di quei dati e risponde di dove finiscono. Le tre cose da mettere per iscritto prima che ricominci l’anno sono corte. La prima: sui computer che accedono al registro elettronico e ai fascicoli non si installano assistenti che leggono lo schermo, e questa non è una punizione ma la stessa logica per cui su quelle macchine non si installa qualunque programma. La seconda: chi usa strumenti di questo tipo per preparare materiali didattici lo fa su una macchina o su un profilo separato, senza niente di riservato aperto accanto, e questo va detto una volta in collegio invece di lasciarlo alla sensibilità del singolo. La terza riguarda i canali social dell’istituto e passa quasi sempre inosservata: collegare un assistente alla pagina della scuola significa dargli accesso alle statistiche e agli strumenti di pubblicazione. Prima di collegare qualsiasi cosa, andate a guardare chi ha oggi le credenziali di quella pagina: nella maggior parte degli istituti ci sono ancora dentro un docente trasferito due anni fa e un genitore che aveva dato una mano. Aggiungere un automatismo sopra una lista di accessi che nessuno rivede da anni moltiplica un problema che avete già. Una nota didattica per chiudere: la funzione che propone il contenuto successivo guardando i numeri di quello precedente spinge, giorno dopo giorno, verso quello che ha già funzionato. Su una pagina scolastica questo si traduce in foto di eventi e poco altro, mentre le cose che le famiglie cercano davvero, cioè le scadenze, i criteri e le informazioni sugli indirizzi, non fanno reazioni e quindi spariscono.

D.R.

Fonte: Hardware Upgrade

Regole

Il piano europeo su intelligenza artificiale e sicurezza non aggiunge nessuna regola nuova, e per una scuola questo vuol dire che quelle di adesso vanno applicate adesso

AI4Business descrive il piano d’azione dell’Unione europea su cybersicurezza e intelligenza artificiale. La caratteristica principale è che non introduce norme nuove: si appoggia su quelle già in vigore, cioè il regolamento sull’intelligenza artificiale, il Cyber Resilience Act, la direttiva NIS2, il regolamento DORA per il settore finanziario e il Cyber Solidarity Act. Il punto di vista si sposta da che cosa viene vietato per primo a che cosa le organizzazioni possono fare da subito. Il piano riconosce una dipendenza scomoda, cioè che l’Europa si affida per i modelli più avanzati a fornitori che stanno fuori dai propri confini, e cita il caso di un modello le cui capacità hanno portato a restrizioni di accesso basate sulla cittadinanza di chi lo usa, descrivendo la cosa come un rischio di filiera. Fra le iniziative previste entro la fine del 2026 ci sono una piattaforma europea di prova affidata all’agenzia ENISA e al Centro comune di ricerca, la pubblicazione di linee guida e buone pratiche, una sfida europea per soluzioni di sicurezza e uno studio sugli strumenti di finanziamento pubblico. Il codice aperto viene indicato come scelta strategica perché è ispezionabile. Restano confermati i rinvii già noti sugli obblighi per i sistemi ad alto rischio, spostati a dicembre 2027 e ad agosto 2028 per quelli integrati nei prodotti.

Il commento. Il rischio è leggere questa notizia come una tregua, e non lo è. Nessuna regola nuova significa che quelle esistenti vengono considerate sufficienti, quindi la fase che comincia è quella in cui si controlla se sono applicate. Per un’istituzione scolastica i pezzi che valgono già oggi sono due e nessuno dei due dipende dai rinvii annunciati. Il primo è l’obbligo di trasparenza: quando una famiglia o uno studente interagisce con un sistema automatico, per esempio un assistente sul sito o uno sportello virtuale, deve essere messo in condizione di saperlo, e quando un testo pubblicato è stato prodotto con un sistema automatico la cosa va dichiarata. È una riga di testo in fondo alla pagina, e costa meno farla adesso che spiegarla dopo a un genitore. Il secondo è la formazione di chi quegli strumenti li usa per lavoro, che non è una buona pratica ma un obbligo di chi impiega questi sistemi nella propria organizzazione, e riguarda il personale di segreteria tanto quanto i docenti. La cosa concreta è registrarla: qualche ora documentata, con l’elenco di chi ha partecipato, vale più di un corso lungo di cui non resta traccia. Poi c’è la parte del piano che sembra geopolitica e invece è organizzativa. La dipendenza da fornitori esterni non è teoria per una scuola: il registro elettronico, la piattaforma per le videolezioni, il sistema di protocollo e la posta stanno tutti fuori dalle vostre mura. La domanda da farsi prima di settembre è una sola, e in mezz’ora si risponde: se domani mattina uno di questi servizi non risponde, che cosa succede alle lezioni, agli scrutini e alle comunicazioni obbligatorie, e chi chiamo. Averlo scritto su un foglio, con i numeri di telefono giusti e il nome della persona che decide, è la differenza fra un disservizio di due ore e una giornata persa. Vale la pena farlo adesso, in agosto, perché a novembre nessuno lo scriverà.

D.R.

Fonte: AI4Business

Orientamento

Sei ragazzi su dieci si fermano al riassunto del motore di ricerca senza aprire nessuna pagina, e questo riguarda sia come studiano sia come le famiglie scelgono la scuola

L’ANSA riporta i risultati dello studio State of the Consumer 2026 di McKinsey, condotto su cinque mercati, che misura quanto la tecnologia stia cambiando il modo in cui si cercano informazioni e si decide un acquisto. Il 28 per cento della generazione Z, cioè la fascia fra i 14 e i 29 anni, usa strumenti di intelligenza artificiale generativa per fare acquisti, contro il 16 per cento delle generazioni più anziane. Il divario si allarga sul modo di informarsi: il 60 per cento dei più giovani usa abitualmente i riassunti generati automaticamente dai motori di ricerca, contro il 29 per cento dei nati fra il 1946 e il 1964. Lo studio misura anche altro: i dispositivi indossabili sono usati dal 75 per cento della generazione Z e dal 73 per cento dei millennial, contro il 32 per cento dei più anziani; il mercato delle esperienze cresce più di quello dei beni non essenziali; e sul fronte dei consumi l’82 per cento dichiara di allungare la vita dei prodotti prima di sostituirli, il 69 per cento di ripararli invece di buttarli e il 30 per cento di comprare abbigliamento di seconda mano.

Il commento. Questo studio parla di acquisti, ma il numero che conta per voi è quello sul modo di informarsi, e vale la pena tradurlo in italiano scolastico: sei studenti su dieci, quando cercano qualcosa, leggono il riassunto che il motore ha costruito e non aprono nessuna delle pagine da cui quel riassunto è stato ricavato. Non stanno saltando la fatica per pigrizia, stanno usando lo strumento nel modo in cui è stato costruito, e questo cambia il senso di una consegna diffusissima, cioè cerca informazioni su un argomento e portami una relazione. Se il riassunto è il punto di arrivo, l’esercizio che serve non è più trovare, è risalire. Una attività che funziona e non costa preparazione: si prende un riassunto automatico su un argomento del programma, si proietta, e si chiede alla classe da dove viene ciascuna affermazione, quale fonte la sostiene, quale è più recente e dove le fonti si contraddicono. Nel novantacinque per cento dei casi salta fuori almeno un’affermazione che nessuna delle fonti citate dice davvero, e quella è la lezione, non la teoria sull’attendibilità. Utile anche riportare l’esercizio sui testi che li riguardano, per esempio le informazioni su un indirizzo di studi o su una professione, dove la posta in gioco per loro è vera. La seconda metà della notizia riguarda l’istituto come organizzazione e va guardata prima degli open day. Le famiglie cercano allo stesso modo dei figli, e sempre più spesso quello che sanno della vostra scuola è quello che un riassunto automatico ha trovato scritto da qualche parte. Provate a chiedere a un assistente che cosa sa del vostro istituto, come farebbe un genitore indeciso: nella maggior parte dei casi escono un indirizzo di posta dismesso, un vecchio piano dell’offerta formativa, un indirizzo di studi che avete chiuso e una data di open day dell’anno scorso. Non compare quello che non è scritto in modo chiaro da qualche parte, e le pagine dei siti scolastici raramente rispondono a domande dirette: quali indirizzi ci sono, con quali sbocchi, quante ore di laboratorio, come si arriva con i mezzi, quando si visita la scuola. Scrivere quelle risposte in una pagina sola, in frasi che si reggono da sole, è la cosa che sposta di più le iscrizioni e costa una mattinata di lavoro alla segreteria.

D.R.

Fonte: ANSA

Acquisti

Otto miliardi di dollari per comprare non un modello ma il pezzo che sta in mezzo, e la domanda da mettere nel prossimo capitolato è una sola

Rivista.AI riferisce che Stripe, la società dei pagamenti online, ha acquistato per circa 8 miliardi di dollari OpenRouter. L’oggetto dell’acquisto non è un modello di intelligenza artificiale né un centro di ricerca, ma il livello intermedio che permette a chi sviluppa programmi di usare centinaia di modelli diversi attraverso una sola interfaccia, una sola fatturazione e un sistema che decide di volta in volta a quale modello mandare la richiesta. La valutazione è considerata aggressiva, dato che nel giro di finanziamento precedente la società valeva 1,3 miliardi con ricavi mensili intorno ai 13 milioni di dollari, e riflette l’idea che quando i modelli diventano intercambiabili il valore si sposta su chi controlla distribuzione, instradamento e fatturazione. L’articolo mette accanto due società italiane che lavorano nella stessa direzione con un modello diverso, cioè costruendo l’intera catena: Seeweb fornisce l’infrastruttura di calcolo e i centri dati, Regolo.ai l’accesso ai modelli e l’elaborazione. Il vantaggio indicato è la possibilità di far girare l’elaborazione dentro la giurisdizione europea, con attenzione a dove risiedono i dati, cosa che conta in modo particolare per i settori sensibili come la pubblica amministrazione.

Il commento. Sembra una notizia lontana e invece contiene la domanda da mettere nel prossimo capitolato, quello del registro elettronico o della piattaforma che promette funzioni di intelligenza artificiale. La tesi dell’operazione è che il modello conta sempre meno e conta sempre di più chi lo fa arrivare: tradotto per chi acquista, vuol dire che il fornitore deve poter cambiare il motore senza rifare il servizio, e voi dovete saperlo prima. La formulazione da usare è breve e non richiede un tecnico: il fornitore dichiara quale sistema di intelligenza artificiale utilizza, dove viene elaborato il dato e si impegna a comunicare per iscritto ogni cambiamento. Se questa riga fa arrivare una risposta imbarazzata, la risposta è l’informazione. La seconda domanda è quella che una scuola non può non fare, perché tratta dati di minori: dove gira l’elaborazione e sotto quale legge. Non è una preoccupazione da giuristi, è la cosa che dovete essere in grado di scrivere nell’informativa alle famiglie e nel registro dei trattamenti, e la risposta non può essere che non lo sapete perché lo decide il fornitore del fornitore. La notizia utile è che alternative europee esistono e hanno dei nomi, quindi la domanda non è più teorica: si può chiedere, e si può chiedere quanto costa la differenza. Una terza cosa vale la pena dirla perché nei contratti scolastici torna spesso: quando un servizio è fatturato a consumo, cioè tanto quanto lo si usa, serve un tetto di spesa scritto. Un automatismo lasciato acceso per sbaglio genera consumi che ci si accorge il mese dopo, e in un bilancio scolastico quella sorpresa è più difficile da sistemare che in un’azienda. Un tetto concordato con il fornitore, con l’obbligo di avvisare al superamento, è una riga che evita una lettera al direttore dei servizi generali e amministrativi.

D.R.

Fonte: Rivista.AI

Ogni contenuto normativo riporta il riferimento ufficiale. Se trovi un errore, segnalacelo: le correzioni si pubblicano, non si nascondono.