domenica 11 Ottobre 2026
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Rassegna AI

Il Ministero sposta al 9 ottobre l’avvio del primo modulo dei corsi per docenti e personale ATA e definisce il rinvio del tutto eccezionale, mentre il gruppo di ClasseViva compra l’azienda di DreamShaper e porta in Italia una piattaforma usata in 122 paesi, e un malware bancario che si nasconde dentro la finta pagina di un’applicazione per vedere la televisione mette l’Italia fra i primi Paesi bersaglio

La nota ministeriale del 22 settembre 2026 sposta al 9 ottobre il termine per avviare il primo modulo dei percorsi di formazione di docenti e personale ATA finanziati dal Fondo sociale europeo Plus, ricorda che la calendarizzazione e l'effettivo svolgimento della prima sessione vanno registrati sulla piattaforma Futura, e definisce il differimento del tutto eccezionale: è la voce da leggere per prima se il vostro istituto è fra quelli finanziati dagli avvisi di aprile. Completano l'edizione l'acquisizione con cui il Gruppo Spaggiari porta DreamShaper nell'ecosistema di ClasseViva, senza una data e senza un prezzo per l'Italia, il malware bancario RemControl che usa come esca un'applicazione per vedere i canali televisivi sul telefono e riguarda tanto la segreteria quanto i ragazzi, la possibilità di assegnare su Google Workspace ruoli di amministratore che scadono da soli alla data fissata, e una ricerca sull'intelligenza artificiale negli uffici che serve soprattutto a chi si occupa di orientamento.

Asterope 23 Settembre 2026

Rassegna AI del 23 settembre 2026: Il Ministero sposta al 9 ottobre l'avvio del primo modulo dei corsi per docenti e personale ATA e definisce il rinvio del tutto eccezionale, mentre il gruppo di ClasseViva compra l'azienda di DreamShaper e porta in Italia una piattaforma usata in 122 paesi, e un malware bancario che si nasconde dentro la finta pagina di un'applicazione per vedere la televisione mette l'Italia fra i primi Paesi bersaglio

Se avete tempo per una cosa sola, oggi è la quarta notizia, e nella maggior parte degli istituti si risolve con una riunione di venti minuti: il termine per avviare il primo modulo dei percorsi di formazione per docenti e personale ATA finanziati dal Fondo sociale europeo Plus si sposta al 9 ottobre, e quello che il Ministero chiede non è tenere la lezione ma registrare sulla piattaforma Futura la calendarizzazione e l’effettivo svolgimento della prima sessione. Fissate oggi una data reale, verificate entrando in piattaforma che le credenziali di chi deve caricare funzionino, e convocate per iscritto. Il differimento viene definito del tutto eccezionale, che è il modo in cui si avvisa che non ce ne sarà un altro; quello che invece la nota non scrive è la revoca delle risorse, e non lo scriviamo neanche noi.

Le altre due notizie che toccano da vicino l’organizzazione dell’istituto si leggono in coppia, perché parlano entrambe di chi tiene le chiavi. Il gruppo di ClasseViva ha comprato l’azienda che sviluppa DreamShaper, piattaforma per la didattica per progetti usata in 122 paesi: non sostituisce il registro elettronico, per l’Italia non ci sono né una data né un prezzo, e le domande da mettere per iscritto quando arriverà l’offerta riguardano dove finiscono i dati degli studenti e se si paga a parte. Google Workspace, dal canto suo, consente ora di conferire ruoli di amministratore a termine, che alla data fissata si spengono senza che nessuno debba ricordarsene: siccome su un dominio scolastico chi è amministratore raggiunge le caselle e i file di studenti e colleghi, la cosa urgente non è usare la funzione, è rileggere adesso l’elenco di chi lo è già.

Chiudono l’edizione due notizie che sembrano lontane dalla scuola e non lo sono. Il malware bancario che mette l’Italia fra i primi bersagli usa come esca un’applicazione per vedere i canali televisivi sul telefono, quindi riguarda tanto il telefono da cui in segreteria si confermano i pagamenti quanto i ragazzi seduti in seconda fila, e offre un’ora di educazione digitale più convincente di qualunque buon consiglio. La ricerca sull’intelligenza artificiale negli uffici serve a chi si occupa di orientamento, a due condizioni: dire agli studenti che l’ha promossa un operatore del mercato della formazione, e leggere per bene la parola noto dentro quell’82,4 per cento, perché lo stesso scarto fra ciò che si crede e ciò che accade esiste anche nelle nostre segreterie.

Sicurezza

Un malware bancario per Android arriva dalla finta pagina di un’applicazione per vedere le partite sul telefono e mette l’Italia fra i primi bersagli: riguarda il telefono da cui il DSGA conferma i pagamenti e riguarda i ragazzi in seconda fila

BleepingComputer pubblica il 23 settembre 2026 il resoconto di un’indagine di Group-IB su RemControl, un programma dannoso per telefoni Android che i suoi autori affittano ad altri criminali invece di usarlo soltanto per sé. Chi lo diffonde costruisce pagine che riproducono l’aspetto del negozio Google Play e propongono TVTap, un’applicazione per guardare canali televisivi sul telefono; il traffico verso quelle pagine arriva da pubblicità malevola e dal circuito pubblicitario di Meta. Fra i territori presi di mira il pezzo elenca l’Italia insieme a Francia, Spagna, Polonia e Portogallo, e vi aggiunge il Canada e alcuni Stati del Medio Oriente. A installazione avvenuta il programma aspetta che l’utente apra l’applicazione della propria banca e le sovrappone una schermata falsa a pieno schermo, con cui si fa consegnare il PIN, i codici dei dispositivi di firma, le date di scadenza e i numeri delle carte e le credenziali di accesso. Memorizza inoltre quello che l’utente tocca sullo schermo e ricostruisce il gesto con cui l’apparecchio viene sbloccato, su prodotti di marche diverse. Per resistere alla disinstallazione impedisce di raggiungere le impostazioni di sicurezza. Le schermate false già pronte superano la trentina, ciascuna costruita su una diversa applicazione bancaria, e il server di comando può inviarne altre. Secondo i ricercatori ci sarebbe una parentela con il trojan bancario Medusa, e nel codice compaiono stringhe in lingua russa. Per difendersi il pezzo suggerisce di rinunciare ai file APK presi da fonti non affidabili, di lasciare acceso Google Play Protect ripetendone le verifiche e di rifiutare i servizi di Accessibilità a qualunque programma non abbia un motivo serio per chiederli. Restano fuori dall’articolo i nomi degli istituti di credito italiani colpiti fra i trenta, una stima degli apparecchi infettati e delle persone derubate, e l’informazione se le inserzioni pubblicate su Meta siano state rimosse.

Il commento. Dentro questa notizia ci sono due scuole diverse, e conviene tenerle separate. La prima è l’ufficio. In un istituto gli ordinativi di pagamento li firmano il dirigente e il direttore dei servizi generali e amministrativi, e il secondo codice arriva quasi sempre su un telefono personale, perché poche segreterie hanno un telefono di servizio dedicato soltanto a questo. Quel telefono la sera è un telefono come tutti gli altri. La cosa da fare oggi costa dieci minuti e non richiede il tecnico: aprire le impostazioni, cercare la voce Accessibilità e vedere a chi è stata concessa. Quel permesso nasce per gli ausili delle persone con disabilità, e serve a far comparire contenuti davanti a qualunque altra finestra e a seguire i tocchi sul vetro; se ce l’ha qualcosa che non sia un lettore di schermo o uno strumento di supporto autentico, si revoca senza discutere. Poi una verifica con Google Play Protect, da rifare a distanza di qualche giorno. E infine un segnale da imparare a riconoscere, perché è quello che smaschera il programma: quando l’apparecchio vi respinge indietro ogni volta che cercate di aprire le voci dedicate alla sicurezza, il guasto non c’entra niente. La seconda scuola è la classe, ed è la ragione per cui abbiamo scelto questa notizia fra le tante di sicurezza. L’esca qui non è una finta mail della banca, che a un quindicenne non interessa: è un’applicazione per vedere gratis i canali televisivi sul telefono, cioè esattamente il genere di programma che i ragazzi cercano e si passano fra loro, e che spesso viene installato sul telefono di un genitore o su un apparecchio che in casa usano in tre. La spiegazione comoda, quella che si sente in tutte le assemblee, cioè che a cadere siano i distratti o chi non capisce la tecnologia, è la spiegazione sbagliata: la pagina imita Google Play e ci si arriva da un’inserzione pagata che viaggia sui circuiti pubblicitari normali, quindi non c’è nulla di scritto male da notare e nessun mittente strano da controllare. Questa è la cosa da portare in classe, ed è più efficace di un’ora di buoni consigli: mostrare che cosa chiede un’applicazione quando chiede l’Accessibilità, farla cercare sul proprio telefono, e spiegare che l’uso illecito di un contenuto e il furto delle credenziali di casa viaggiano insieme non per caso, ma perché chi costruisce l’esca sa dove guardano i ragazzi. Per chi tiene i rapporti con le famiglie, alle assemblee di ottobre bastano tre frasi: niente file APK, niente negozi alternativi, e il permesso di Accessibilità si concede solo a chi ne ha davvero bisogno. Una cautela finale, perché il numero manca ed è giusto dirlo: la fonte non stima quanti dispositivi siano stati infettati né quante siano le vittime, quindi la misura del fenomeno non la conosciamo. Quello che conosciamo è il meccanismo, e il meccanismo insegna più della cifra.

D.R.

Fonte: BleepingComputer

Segreterie

Su Google Workspace un ruolo di amministratore può ora essere conferito a termine e spegnersi da solo alla data fissata: su un dominio scolastico chi è amministratore vede le caselle e i file di studenti e colleghi, e quell’elenco non lo rilegge quasi nessuno

Il blog degli aggiornamenti di Google Workspace comunica il 23 settembre 2026 una novità della console di amministrazione: da adesso un ruolo di amministratore può essere conferito con un termine. Allo scadere dell’ora fissata i privilegi che quel ruolo porta con sé decadono da soli, senza bisogno di un intervento. A decidere è il super amministratore, che può servirsi di durate già pronte, e quella citata nell’esempio dell’annuncio è di trenta giorni, oppure indicare giorno e ora a propria scelta. Il conferimento a termine funziona non soltanto con le persone, ma anche con i gruppi e con gli account di servizio. Una figura resta fuori: all’amministratore principale non si può assegnare un ruolo temporaneo, perché i suoi privilegi devono essere permanenti. Google spiega di avere introdotto la funzione per contenere i privilegi permanenti e gli accessi che rimangono aperti perché nessuno si ricorda di chiuderli. La novità riguarda tutta la clientela di Google Workspace, è già utilizzabile e arriva contemporaneamente ai domini configurati per la distribuzione rapida e a quelli con distribuzione programmata. Sono invece informazioni che l’annuncio non fornisce: se ci sia un tetto alla durata di un ruolo a termine, se il comportamento cambi fra le edizioni Business, Enterprise ed Education, se il titolare del ruolo riceva un preavviso e che fine facciano le attività ancora aperte nel momento in cui i privilegi vengono meno.

Il commento. In un istituto questa funzione risponde a un problema che ha sempre gli stessi tre volti, e chi lavora in segreteria li riconosce prima di arrivare in fondo alla frase. Il primo è l’animatore digitale: a settembre l’incarico cambia, spesso cambia anche la persona, e i permessi restano attaccati al nome di prima. Il secondo è il tecnico chiamato per un intervento una tantum, al quale si concede l’accesso da amministratore perché in quel momento è la via più rapida per fargli chiudere il lavoro. Il terzo è il collega che tre anni fa ha dato una mano a configurare i dispositivi di un laboratorio, magari trasferito altrove da due anni scolastici. Su un dominio scolastico un amministratore non gestisce soltanto impostazioni: può arrivare alle caselle di posta e ai file di studenti e docenti. Un accesso dimenticato, quindi, non è una svista organizzativa, è una persona non più in servizio che continua a poter leggere elaborati, comunicazioni con le famiglie e documenti del consiglio di classe. Da qui tre cose, e la prima non ha bisogno della funzione annunciata. Aprite la console ed estraete l’elenco di chi possiede oggi privilegi di amministrazione: in moltissime scuole quell’elenco non viene riletto dal giorno in cui il dominio è stato attivato, e contiene nomi che fanno sobbalzare. Per ciascuno si risponde a due domande, e conviene farlo per iscritto, perché è una verifica che ha valore anche davanti al responsabile della protezione dei dati: questa persona presta ancora servizio qui, e i poteri che ha le occorrono ancora oggi. La seconda cosa è una regola per il futuro: a chi non è in organico non si concede più un accesso amministrativo privo di scadenza, e per gli incarichi interni la scadenza naturale è il 31 agosto, così i permessi seguono l’anno scolastico esattamente come lo seguono le nomine. Se la ditta che fa assistenza obietta che le occorre un accesso senza termine, va messo per iscritto quali operazioni deve compiere e perché non le bastano privilegi più ristretti. La terza riguarda l’account di amministratore principale, l’unico che la novità lascia fuori: va intestato all’istituzione scolastica e mai a una persona fisica, con recapiti di recupero che sopravvivano al trasferimento del dirigente o dell’assistente tecnico, perché in troppi istituti quell’account è ancora legato al numero privato di qualcuno che se n’è andato. Prima di costruirci sopra una procedura, va detto che cosa non sappiamo: l’annuncio tace su un’eventuale durata massima, non distingue l’edizione Education dalle altre, non chiarisce se arrivi un preavviso alla scadenza e non spiega che cosa accada a un’attività ancora aperta quando i privilegi vengono meno. Quello che si impara qui, e che vale ben oltre oggi, è che una scuola non ha un ufficio dedicato a tenere il conto degli accessi: ha persone che si passano incarichi a settembre e che a giugno hanno in testa gli scrutini. Un sistema che dimentica da solo protegge meglio di una procedura che chiede a qualcuno di ricordarsi, perché la procedura scritta a settembre, a giugno, non la rilegge nessuno.

D.R.

Fonte: Google Workspace Updates

Strumenti

Spaggiari, il gruppo di ClasseViva, compra ESDS e porta in Italia DreamShaper, piattaforma per la didattica per progetti usata in 122 paesi: non sostituisce il registro elettronico, e per l’Italia non ci sono ancora né una data né un prezzo

Con un comunicato datato 23 settembre 2026 il Gruppo Spaggiari, la società che sta dietro al registro elettronico ClasseViva, rende nota l’acquisizione di ESDS, sigla che sta per E-Schooling Dream Shaper, impresa del settore delle tecnologie per l’istruzione attiva dal 2007. L’operazione porta nel gruppo tre prodotti. Il primo è DreamShaper, ambiente per la didattica per progetti, in inglese Project Based Learning, dotato di funzioni di intelligenza artificiale che assistono il docente nella progettazione e diffuso in 122 paesi. Il secondo è eSchooling, adottato da più di 550 scuole della penisola iberica. Il terzo è iScholar, utilizzato da oltre 1.700 scuole dell’America Latina. Sommando, si arriva a più di 3.000 istituti e a un milione e mezzo di studenti. Per Spaggiari si tratta della prima acquisizione fuori dall’Italia, e della quarta da quando nel 2023 è entrato nel capitale il fondo Ambienta SGR; i marchi e i gruppi dirigenti di ESDS rimangono quelli di prima nei mercati in cui operano. Sull’Italia il testo dice soltanto che l’arrivo commerciale di DreamShaper, tradotto nella nostra lingua e collegato agli altri prodotti della casa, verrà definito nei prossimi mesi, e precisa che questa piattaforma non prende il posto del registro elettronico. Mancano invece il valore dell’operazione e la quota rilevata, una data e un prezzo per le scuole italiane, l’indicazione se lo strumento rientrerà nei contratti ClasseViva in corso oppure sarà venduto a parte, il nome del modello di intelligenza artificiale impiegato e il luogo in cui finiscono le informazioni sugli studenti.

Il commento. Se il vostro istituto usa ClasseViva, e sono moltissimi, questa notizia parla del vostro fornitore, ed è per questo che vale la pena leggerla anche se oggi non comporta nessuna azione. La cosa più importante da dire in collegio è quella che il comunicato scrive e che verrà dimenticata per prima: DreamShaper non sostituisce il registro elettronico. Nelle prossime settimane qualcuno racconterà che arriva l’intelligenza artificiale dentro il registro, e non è quello che è stato annunciato: è stata comprata un’azienda che fa un’altra cosa, cioè una piattaforma per la didattica per progetti, e per l’Italia non esistono ancora né una data né un prezzo. Il comunicato rimanda tutto a un generico prossimi mesi, e un calendario assente è esso stesso un’informazione: vuol dire che questa voce non entra nel piano triennale dell’offerta formativa e non entra in nessuna previsione di spesa di quest’anno. Quando invece l’offerta arriverà, e arriverà, le domande da mettere per iscritto al fornitore sono quattro, e nessuna riguarda le funzioni. Quale modello di intelligenza artificiale c’è sotto, perché cambia chi elabora i testi che i docenti e gli studenti ci scriveranno dentro. Dove vengono trattati e conservati i dati degli studenti e con quale ruolo, perché la scuola resta titolare del trattamento e il fornitore va nominato responsabile, con un atto che va letto e non firmato a scatola chiusa. Se la piattaforma è compresa nel contratto ClasseViva in essere o è un modulo che si paga a parte, perché la differenza fra le due cose è un capitolo di bilancio. E da quando, con una data scritta, perché una funzione promessa non si mette a calendario. Su nessuna di queste quattro domande il comunicato dà una risposta, e dirlo adesso serve a non far nascere aspettative che poi qualcuno dovrà smontare. C’è poi una questione didattica che conta più dell’operazione societaria. La spiegazione comoda è che una piattaforma per il Project Based Learning porti in istituto la didattica per progetti. È il contrario: uno strumento del genere serve a chi la fa già, per organizzarla, documentarla e valutarla; dove non c’è la pratica, la piattaforma diventa un altro posto in cui compilare campi. Se il tema vi interessa davvero, la cosa utile da fare quest’anno non è aspettare l’offerta commerciale, è provare un percorso per progetti in due classi con gli strumenti che avete già, e arrivare alla trattativa sapendo che cosa vi serve. Vale infine la pena notare il movimento di fondo, perché tornerà: dal 2023, da quando è entrato un fondo di investimento, il gruppo ha fatto quattro acquisizioni. Quando il fornitore del registro diventa un gruppo che serve tremila scuole in tre continenti, la cosa che cambia per prima non è il prodotto, è il listino al rinnovo.

D.R.

Fonte: Gruppo Spaggiari

Personale

Il primo modulo dei corsi per docenti e personale ATA si può avviare fino al 9 ottobre, e il Ministero definisce il rinvio del tutto eccezionale: l’adempimento non è tenere la lezione, è registrarla su Futura

La nota che Edscuola riporta porta il protocollo AOOGABMI 220860, è datata 22 settembre 2026 e reca la firma del direttore generale Simona Montesarchio. Ha per oggetto lo spostamento in avanti del termine entro cui le scuole devono far partire il primo modulo dei percorsi di formazione destinati ai docenti e al personale ATA. Il quadro di riferimento è il Programma Nazionale Scuola e competenze 2021-2027, sostenuto dal Fondo sociale europeo Plus sull’obiettivo specifico ESO4.5 e attuato con i decreti ministeriali numero 38 e numero 40 del marzo 2026. Gli avvisi coinvolti sono due, entrambi del 24 aprile 2026: il protocollo 95165 per la formazione dei docenti e il protocollo 95498 per quella del personale ATA. La nuova scadenza cade il 9 ottobre 2026; prima era fissata al 22 settembre, data che a sua volta era già uno spostamento rispetto a luglio deciso con la nota 193041 del 28 luglio 2026. Il Ministero accompagna la decisione con una formula esplicita, definendo il differimento del tutto eccezionale. Sul piano pratico agli istituti viene chiesto di inserire nella piattaforma ministeriale Futura PNRR Gestione Progetti sia la calendarizzazione sia l’effettivo svolgimento della prima sessione. Il documento non prevede conseguenze dichiarate per chi non rispetta la nuova data, non tocca nessun’altra scadenza e non stabilisce entro quando i percorsi debbano essere portati a termine.

Il commento. Se il vostro istituto è fra quelli finanziati dagli avvisi del 24 aprile, questa è la voce da leggere per prima e la finestra è di due settimane. Il primo chiarimento riguarda che cosa scade il 9 ottobre: non la conclusione dei percorsi, non la rendicontazione, ma l’avvio del primo modulo, che per il Ministero coincide con la prima sessione svolta e registrata. Ed è qui il punto che fa più danno se lo si trascura: l’adempimento non è tenere la lezione, è registrarla. La calendarizzazione e l’effettivo svolgimento della prima sessione vanno inseriti sulla piattaforma Futura, e una sessione fatta ma non registrata, per chi finanzia, non è avvenuta. Chi ha vissuto le scadenze del piano nazionale sa già come finisce: si arriva al pomeriggio del termine, la piattaforma rallenta, e ci si accorge che le credenziali della persona che doveva caricare sono scadute o che il profilo non ha il permesso giusto. Tre cose, quindi, in ordine di urgenza. Oggi il dirigente e il direttore dei servizi generali e amministrativi fissano con il referente una data reale per la prima sessione, anche di un solo modulo e anche di due ore, e la mettono in circolare: la data serve a far partire tutto il resto. Domani si verifica chi ha l’accesso a Futura e che funzioni davvero, entrando in piattaforma e guardando, non chiedendolo a voce. Nei giorni successivi si convocano i corsisti con un atto scritto, perché una convocazione informale non prova nulla se poi la sessione va documentata. Una nota sul tono, perché in questi giorni leggerete il contrario: nel testo ministeriale non c’è scritto in nessun punto che l’istituto inadempiente resti senza fondi. La perdita delle risorse è un timore che circola sui giornali, non una conseguenza prevista dalla nota, e riferirla al collegio come se fosse scritta lì dentro genera un’ansia che non fa lavorare meglio nessuno. Pesa invece, e parecchio, l’aggettivo che il Ministero ha scelto: un differimento del tutto eccezionale è il modo educato con cui un’amministrazione fa sapere che la prossima volta non ci sarà. Attenzione infine a due assenze. Nessun altro termine è stato spostato, quindi chi ha rifatto il calendario dando per scontato che l’intera sequenza slittasse sta lavorando su un’ipotesi che nel testo non c’è. E non esiste una data di conclusione dei percorsi, il che significa che il tempo guadagnato all’inizio è tempo tolto alla parte centrale, quella in cui bisogna trovare aule e disponibilità dei colleghi in un autunno già pieno. La lezione che resta oltre la giornata è semplice e vale per ogni progetto finanziato: la scadenza vera non è mai quella dell’attività, è quella della sua tracciabilità, e l’unica difesa di una scuola è avere una persona sola che ha in mano la piattaforma e sa che cosa risulta caricato.

D.R.

Fonte: Edscuola

Scuola e lavoro

Una ricerca su cinquecento imprese dice che nell’82,4 per cento non risulta alcun uso noto dell’intelligenza artificiale negli uffici e che solo il 10,8 per cento offre formazione strutturata: utile all’orientamento, a patto di dire agli studenti chi ha promosso la ricerca

Il 22 settembre 2026 Il Diario del Lavoro presenta uno studio dell’Osservatorio Scientifico di Expo Training, intitolato «Intelligenza Artificiale, competenze reali. La sfida della formazione per portare l’IA nel lavoro quotidiano degli uffici». Sono state interpellate cinquecento aziende italiane che occupano almeno dieci addetti e dispongono di personale impiegatizio; i comparti rappresentati sono la manifattura, il commercio e i servizi di mercato diversi da quelli finanziari. In poco più di otto casi su dieci, l’82,4 per cento, l’azienda dichiara di non avere notizia di alcun impiego della tecnologia nei propri uffici. Quasi altrettante, l’83,8 per cento, affermano che per il personale amministrativo serviranno competenze nuove legate all’intelligenza artificiale. Interrogate su che cosa le freni, le imprese indicano nella preparazione insufficiente dei dipendenti il primo motivo, con il 59,6 per cento, poi l’assenza di casi d’uso e di benefici riconoscibili, con il 51 per cento, la preoccupazione per la riservatezza e la sicurezza delle informazioni, con il 48,2 per cento, e il tempo che manca per fare prove, con il 42,1 per cento. Percorsi di formazione organizzati in modo strutturato esistono soltanto nel 10,8 per cento delle aziende. Nel commentare i numeri il presidente di Expo Training, Carlo Barberis, lega il buon esito dell’investimento in tecnologia alle scelte di riqualificazione del personale. Dalla notizia non si ricava il periodo in cui la rilevazione è stata condotta, non si ricava la tecnica adottata, non si sa chi materialmente l’abbia svolta per conto dell’Osservatorio e non viene spiegato con quale criterio siano state selezionate le cinquecento aziende.

Il commento. Una ricerca sulle imprese in una rassegna per la scuola ha senso per tre ragioni, e la prima riguarda l’orientamento. Nei consigli di orientamento e nelle presentazioni dei percorsi per le competenze trasversali si sente ripetere che ormai tutte le aziende usano l’intelligenza artificiale e che chi non la sa usare resterà fuori. Questi numeri dicono un’altra cosa: nella grande maggioranza delle imprese intervistate l’uso negli uffici non risulta, e i percorsi strutturati di formazione esistono in poco più di una su dieci. Raccontare agli studenti un mondo del lavoro che non troveranno non li aiuta, e li espone alla delusione al primo tirocinio. La seconda ragione è metodologica, e vale più del dato. La parola decisiva è nascosta: nessun utilizzo noto, non nessun utilizzo. Se a rispondere al questionario è chi dirige o chi tiene il personale, quella percentuale misura la consapevolezza dell’azienda, non il comportamento delle persone; e dato che per usare un assistente gratuito basta una scheda del browser, senza chiedere nulla a nessuno, quello che ciascuno fa per conto proprio non compare da nessuna parte. È esattamente ciò che accade nelle segreterie scolastiche, che sono uffici con personale impiegatizio come quelli del campione: se il dirigente si chiedesse quanto si usa l’intelligenza artificiale nel proprio istituto e rispondesse per niente, con ogni probabilità sbaglierebbe, perché qualcuno ha già fatto riscrivere una circolare o riassumere un verbale. Da qui una cosa concreta e a costo zero per questo autunno: domandare al personale, in modo aperto e premettendo sul serio che nessuno ne pagherà le conseguenze, quali strumenti sono già entrati nel lavoro quotidiano e a quale scopo, e ricavarne una pagina sola con l’elenco di ciò che non si incolla mai in un servizio esterno, cioè nomi di alunni, valutazioni, certificazioni, dati sulla salute e sulle famiglie. Dove rispondere sinceramente espone a un rimprovero, nessuno risponde, e si continua a credere di appartenere a quell’82,4 per cento. La terza ragione è la più bella e la più spendibile in classe. Expo Training vive del mercato della formazione, quindi trae un vantaggio diretto da una conclusione che chiede più formazione, e l’articolo non lo fa notare. Non vuol dire che i dati siano falsi, vuol dire che un’indagine promossa da chi vende la soluzione va letta sapendolo. Aggiungete che non è detto quando sia stata fatta la rilevazione, con quale tecnica, da chi, né come siano state scelte le cinquecento imprese, e avete l’esercizio perfetto per un’ora di educazione civica digitale in una quarta o una quinta: si prende la notizia, si cerca chi ha pagato la ricerca, si elencano le informazioni mancanti e si riscrive il titolo in modo corretto. È l’unico modo che conosciamo per insegnare davvero la verifica delle fonti, e la lezione che resta è che la domanda da fare a un numero non è se sia vero, ma chi aveva interesse a misurarlo.

D.R.

Fonte: Il Diario del Lavoro

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