domenica 11 Ottobre 2026
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Rassegna AI

Un attacco che entra negli account Microsoft senza mai mostrare un sito falso ha svuotato oltre 12.000 caselle in più di 10.000 organizzazioni e funziona anche con il secondo fattore acceso, cosa che riguarda direttamente gli istituti su Microsoft 365 Education, mentre dal 29 settembre Google Meet può iniziare a verbalizzare da solo ogni incontro con tre partecipanti e un’indagine su 380 medie imprese italiane racconta che l’intelligenza artificiale entra in fabbrica molto prima delle competenze per governarla

La Digital Crimes Unit di Microsoft, le forze dell'ordine e la società SpyCloud hanno colpito EvilTokens, una piattaforma che dal febbraio 2026 vendeva phishing come un servizio in abbonamento e ha compromesso oltre 12.000 account Microsoft in più di 10.000 organizzazioni: il trucco è il codice di autorizzazione dispositivo, che porta la vittima sul portale autentico di Microsoft e per questo supera anche l'autenticazione a più fattori, e negli istituti su Microsoft 365 Education quella funzione è quasi sempre attiva senza che nessuno l'abbia mai accesa. Completano l'edizione il cambio degli appunti automatici di Google Meet dal 29 settembre, che sul componente Google AI Pro for Education parte spento e riguarda i colloqui con le famiglie, l'Osservatorio Cineas-Prometeia sulle medie imprese, utile a chi cura orientamento e percorsi per le competenze trasversali, i due nuovi modelli GPT-6 che toccano il piano Edu di ChatGPT, poco diffuso nelle scuole italiane, e un bando MIMIT che alle scuole non serve e lo diciamo subito.

Asterope 22 Settembre 2026

Rassegna AI del 22 settembre 2026: Un attacco che entra negli account Microsoft senza mai mostrare un sito falso ha svuotato oltre 12.000 caselle in più di 10.000 organizzazioni e funziona anche con il secondo fattore acceso, cosa che riguarda direttamente gli istituti su Microsoft 365 Education, mentre dal 29 settembre Google Meet può iniziare a verbalizzare da solo ogni incontro con tre partecipanti e un'indagine su 380 medie imprese italiane racconta che l'intelligenza artificiale entra in fabbrica molto prima delle competenze per governarla

Se avete tempo per una cosa sola, oggi è la prima notizia, e si traduce in una mail sola a chi amministra il dominio della scuola: nel nostro Microsoft 365 l’accesso tramite device code è attivo, per chi, e possiamo spegnerlo? EvilTokens è entrato in oltre 12.000 caselle senza mostrare un solo sito falso, portando le persone sul portale autentico di Microsoft, e per questo l’autenticazione a più fattori non è bastata. Negli istituti su Microsoft 365 Education quella funzione è spesso attiva per impostazione predefinita e non l’ha mai spenta nessuno. La fonte non dice se fra le organizzazioni colpite ci siano enti italiani, e i due presunti amministratori arrestati nel Regno Unito non chiudono la vicenda, perché i cloni sono già in circolazione.

La seconda notizia arriva con una scadenza vicina e riguarda la stagione dei colloqui che sta per cominciare. Dal 29 settembre Google Meet può avviare da solo gli appunti automatici in tutte le riunioni con tre o più partecipanti. Sul componente Google AI Pro for Education la funzione parte spenta, ed è la riga che tranquillizza, ma la preferenza esiste anche per il singolo utente e i domini non istituzionali affiancati alla scuola possono avere valori di partenza diversi. Un colloquio con due genitori e la coordinatrice supera la soglia: conviene che la scuola decida per iscritto prima del 29, invece di scoprirlo durante un incontro delicato.

Le due notizie che seguono si leggono insieme e parlano a chi cura l’orientamento. L’Osservatorio Cineas-Prometeia racconta che due medie imprese italiane su tre hanno già portato dentro l’intelligenza artificiale, soprattutto in produzione, progettazione e controllo qualità, ma che solo il 13,5 per cento si sente in grado di governarla; l’annuncio di OpenAI sui due nuovi modelli GPT-6 mostra il lato opposto, cioè strumenti che costano sempre meno e si adottano sempre più facilmente. La distanza fra le due cose è la materia che una scuola può insegnare davvero: controllare un risultato, documentare un processo, sapere dove finiscono i dati.

Chiude l’edizione il milione del MIMIT sulla conformità normativa automatizzata, che agli istituti non serve e lo abbiamo scritto senza giri di parole. Lo lasciamo nell’edizione solo per come è costruita la sua valutazione, con venti punti al proponente, venti al progetto, tredici all’impatto e una soglia minima di settanta: è la griglia che ritrovate negli avvisi che vi riguardano, e vederla su un bando che non vi tocca costa meno che impararla sbagliando una candidatura vostra.

Dati degli alunni

Un codice da incollare sul sito vero di Microsoft è bastato per entrare in oltre 12.000 caselle: l’autenticazione a più fattori non ferma questo attacco, e negli istituti su Microsoft 365 Education la porta usata è quasi sempre aperta

BleepingComputer riferisce il 22 settembre 2026 che la Digital Crimes Unit di Microsoft, le forze dell’ordine e la società SpyCloud hanno condotto un’operazione congiunta contro EvilTokens, piattaforma di phishing-come-servizio attiva dal febbraio 2026. Gli account Microsoft compromessi sono oltre 12.000, distribuiti in più di 10.000 organizzazioni, mentre i dati di SpyCloud contano 8.708 account compromessi su 6.585 domini di posta aziendali in 79 Paesi. La tecnica impiegata è il device-code phishing, che sfrutta il flusso legittimo di autorizzazione dispositivo di OAuth 2.0: alla persona si invia un codice e la si accompagna al portale di accesso autentico di Microsoft, non a un’imitazione. Di conseguenza l’attacco riesce anche quando l’autenticazione a più fattori è attiva, e chi lo subisce non ha davanti nessun indirizzo sospetto da riconoscere. La piattaforma si serviva di strumenti di intelligenza artificiale per scegliere i bersagli di valore e per comporre messaggi adatti al contesto del destinatario. Nel settembre 2026 il Regno Unito ha arrestato due persone, di 32 e 38 anni, indicate come gli amministratori della piattaforma. Microsoft precisa che l’operazione non è uno smantellamento completo, perché esistono già cloni, fra i quali APToken. I rimedi indicati sono la disattivazione dell’autenticazione tramite device code dove non serve, la sorveglianza degli accessi anomali e l’adozione di metodi resistenti al phishing come le chiavi FIDO2. L’articolo non indica quali Paesi o settori siano stati colpiti maggiormente, non dice se fra le organizzazioni coinvolte vi siano enti italiani e non riporta il percorso esatto per disattivare il device code nelle regole di accesso condizionale di Entra.

Il commento. La fonte non dice se fra le organizzazioni colpite ci siano scuole italiane, e lo scriviamo subito per non spaventare nessuno a vuoto. Ma gli istituti che lavorano su Microsoft 365 Education hanno una ragione in più per leggere questa notizia con attenzione: nelle configurazioni predefinite l’accesso tramite device code è spesso attivo, e in moltissime scuole nessuno lo ha mai spento perché nessuno sapeva che ci fosse. Non è una colpa di chi amministra il dominio, che quasi sempre è un docente con qualche ora di distacco: è una funzione nata per collegare apparecchi senza tastiera, e in una scuola non serve praticamente a niente. Vale la pena capire perché fa così male. La spiegazione comoda, quella che si legge in tutte le circolari di sicurezza, è che basta guardare l’indirizzo del sito prima di digitare la password: qui è la spiegazione sbagliata, perché non c’è nessun sito da guardare e nessuna password da digitare. Arriva un messaggio credibile, scritto da una macchina che ha letto il sito della scuola e sa come si chiamano le persone, con un codice e l’invito ad aprire una pagina Microsoft che è la pagina Microsoft. Chi incolla quel codice autorizza un dispositivo altrui, e da lì chi attacca legge la posta come se fosse il titolare della casella, secondo fattore compreso. In una scuola quella casella contiene verbali di consigli di classe, piani didattici personalizzati, corrispondenza con le famiglie e certificazioni: è il materiale più delicato che l’istituto tratta. Tre cose da mettere in fila in questi giorni. La prima è una mail a chi amministra il dominio, interno o esterno che sia, con una domanda sola: nel nostro tenant il device code è attivo, per chi, e possiamo bloccarlo? La fonte non spiega il percorso esatto dentro le regole di accesso condizionale, quindi conviene farselo indicare da chi ha le credenziali invece di andare a tentoni nelle impostazioni. La seconda è chiedere che vengano guardati gli accessi recenti alle caselle della dirigenza, della segreteria e del direttore dei servizi generali e amministrativi, perché sono i profili che un attacco mirato cerca per primi e perché gli arresti non chiudono la storia. La terza costa qualche decina di euro a testa ed è la sola misura che in questa vicenda avrebbe retto: chiavi fisiche FIDO2 per la dirigenza e per chi in segreteria muove pagamenti e dati del personale, cioè cinque o sei persone, non tutto il collegio. La lezione che resta oltre la giornata riguarda la formazione. Continueremo a fare incontri sul riconoscere i messaggi sospetti, e va bene, ma qui non c’era niente da riconoscere: quando la difesa dipende dall’attenzione di una persona alle sette e mezza di sera, prima o poi cede. Quella che non cede è la funzione che è stata spenta.

D.R.

Fonte: BleepingComputer

Segreterie

Dal 29 settembre Google Meet può verbalizzare da solo ogni incontro con tre o più partecipanti: sul componente per l’istruzione la funzione parte spenta, e per i colloqui con le famiglie la differenza è tutta lì

Google ha comunicato il 22 settembre 2026, sul blog degli aggiornamenti di Google Workspace, che dal 29 settembre 2026 la funzione «Prendi appunti per me» di Google Meet cambia impostazioni. Alle due possibilità esistenti, cioè tutte le riunioni oppure nessuna, se ne aggiunge una terza: avviare gli appunti automatici soltanto per le riunioni con tre o più partecipanti. I valori preconfigurati variano da un’edizione all’altra. La funzione risulta attiva di serie su Business Standard e Business Plus, mentre risulta disattivata di serie su Enterprise Standard, Enterprise Plus, Frontline Plus e sul componente aggiuntivo Google AI Pro for Education. Anche il singolo utente riceve la preferenza corrispondente, indicata come «Per tutte le riunioni che ospito con 3 o più invitati». Il rilascio comincia il 29 settembre sui domini a distribuzione rapida e su quelli a distribuzione programmata, con tempi che secondo Google possono superare i quindici giorni. L’azienda chiede espressamente agli amministratori di rivedere le impostazioni nella console prima del 29 settembre. L’annuncio non dice che cosa succede a chi ha già selezionato l’opzione «tutte le riunioni», non indica dove vengano conservati gli appunti prodotti né per quanto tempo, e non chiarisce se i partecipanti ricevano un avviso quando la funzione è in corso.

Il commento. La riga che conta per una scuola è quella sul componente Google AI Pro for Education, e conviene leggerla per quello che dice davvero: parte spento. Se il vostro istituto lavora su Workspace for Education e ha quel componente, il 29 settembre non succede niente da solo, e questa è una buona notizia. Ma non fermatevi lì, perché la casistica reale è più sporca. Molte scuole hanno accanto al dominio istituzionale altri domini, per esempio quello di un ente gestore, di una fondazione o di un’associazione che organizza corsi, e quelli stanno spesso su Business Standard, dove la funzione è accesa di serie. E soprattutto: la preferenza esiste anche per il singolo utente, quindi un docente che la accende sul proprio profilo se la porta dentro tutti gli incontri che ospita. Il punto non è tecnico, è di rapporto con le famiglie. Un colloquio in Meet fra la coordinatrice, un genitore e uno specialista supera la soglia dei tre partecipanti. Se in quel colloquio si parla di una diagnosi, di una difficoltà di apprendimento o di una situazione familiare complicata, un verbale scritto in automatico trasforma parole dette per aiutare in un documento che resta, che si può inoltrare e che nessuno dei presenti ha voluto. La spiegazione comoda è che tanto sono solo appunti, come quelli che la coordinatrice prenderebbe a mano: è quella sbagliata, perché chi scrive a mano decide che cosa vale la pena mettere sulla carta, mentre la macchina scrive tutto, comprese le frasi dette di sfuggita. Tre cose da fare prima del 29 settembre. La prima costa dieci minuti a chi amministra il dominio: entrare in console, guardare com’è impostato «Prendi appunti per me» e verificare quale edizione la scuola ha davvero, perché il valore di partenza cambia da piano a piano ed è l’unica informazione che dice se dovete intervenire. La seconda è una riga nella circolare che apre la stagione dei colloqui: negli incontri con le famiglie e nei consigli con la presenza dei genitori gli appunti automatici restano spenti, e se qualcuno li vuole per un incontro organizzativo lo dice prima. La terza riguarda le persone dall’altra parte: l’annuncio non chiarisce se i partecipanti vengano avvisati, quindi finché non lo sapremo l’avviso lo dà chi ospita, a voce, nei primi secondi, e chiede se va bene. Due cose la fonte non le dice e vanno chieste a chi vi segue sul dominio: in quale spazio finiscono quei documenti e per quanto tempo restano lì, perché se non lo sapete non potete nemmeno rispondere a un genitore che ve lo chiede. La lezione che dura oltre settembre è che in una scuola la scelta di uno strumento non è mai solo una scelta di comodità: quello che viene messo per iscritto in automatico cambia il modo in cui le persone parlano, e un genitore che sa di essere verbalizzato racconta una cosa diversa da un genitore che non lo sa.

D.R.

Fonte: Google Workspace Updates

Scuola e lavoro

Due medie imprese italiane su tre hanno già portato dentro l’intelligenza artificiale, e il 28 per cento la usa in produzione: ma solo il 13,5 per cento si sente attrezzato a governarla, e questo dice a un istituto tecnico che cosa insegnare

Arena Digitale riferisce il 22 settembre 2026 i risultati dell’Osservatorio Cineas-Prometeia 2026. Si tratta dell’indagine annuale del consorzio Cineas, fondato dal Politecnico di Milano, realizzata con Prometeia su 380 medie imprese italiane con un numero di addetti fra 50 e 499. Il 66 per cento dichiara di avere già adottato o sperimentato l’intelligenza artificiale, con un aumento di sei punti rispetto al 2025. Gli impieghi indicati sono la produzione e l’automazione per il 28 per cento, la progettazione per il 24, il monitoraggio delle prestazioni e i test di qualità per il 23, l’assistenza clienti per il 21 e la sicurezza dei lavoratori per il 20. Fra le imprese che la usano, soltanto il 13,5 per cento ritiene di possedere competenze perfettamente adeguate a gestire le applicazioni e i rischi connessi. Le preoccupazioni segnalate sono la sicurezza dei dati per il 31 per cento, il timore di perdita di posti di lavoro per il 29, l’incertezza legale e regolamentare per il 26 e i costi dell’investimento per il 22. A sostenere l’indagine sono sei gruppi assicurativi: Allianz, Ardonagh Italia, Chubb, Reale Mutua, Zurich e VHV Assicurazioni. Massimo Michaud, presidente di Cineas, afferma che l’adozione corre più veloce della disponibilità di competenze interne per gestirla. La fonte non indica il periodo dell’anno in cui è stata svolta la rilevazione, la modalità con cui è stata condotta né chi abbia somministrato le interviste, e non spiega come siano state estratte le 380 imprese né se il campione sia rappresentativo.

Il commento. Per la vita quotidiana di un istituto questa indagine non cambia nulla, e lo diciamo prima di tutto. Serve invece a chi si occupa di orientamento, di percorsi per le competenze trasversali e di indirizzi tecnici e professionali, perché descrive il mondo in cui i vostri diplomati entreranno fra due o tre anni. Prima però va detto come sono fatti questi numeri, perché nelle presentazioni ai genitori finiscono spesso senza cautele: la fonte non dice quando è stata fatta la rilevazione, con quale metodo, chi ha posto le domande e come sono state scelte le 380 imprese, e lo studio è sostenuto da sei gruppi assicurativi il cui mercato è precisamente il rischio di cui l’indagine parla. Non significa che i dati siano falsi, significa che sono una tendenza e non una misura. C’è poi una parola che tiene insieme cose diverse: adottato o sperimentato. Nel 66 per cento sta sia l’azienda che ha rifatto il controllo qualità con la visione artificiale sia quella dove tre impiegati scrivono le mail con un assistente. Fatta questa tara, restano due indicazioni utili. La prima è dove l’intelligenza artificiale sta entrando davvero: produzione e automazione al 28 per cento, progettazione al 24, controllo qualità al 23. Non è il reparto marketing, è l’officina e l’ufficio tecnico, cioè esattamente dove vanno i ragazzi di meccanica, elettronica, informatica e chimica. Chi racconta agli studenti che l’intelligenza artificiale è una cosa da uffici li sta orientando male. La seconda indicazione è quella che vale di più, e smonta l’idea più diffusa nelle scuole in questo momento, cioè che serva insegnare a usare gli strumenti. Se il 66 per cento la usa e solo il 13,5 per cento si sente in grado di governarla, quello che manca nelle aziende non è saper scrivere una richiesta a un assistente, che si impara in un pomeriggio. Manca saper controllare un risultato prima che esca, capire dove finiscono i dati che si danno a un servizio esterno, tenere in ordine le informazioni su cui poi la macchina lavora. Sono competenze che una scuola sa insegnare da sempre, con altri nomi: metodo, documentazione, verifica. Due cose concrete da fare in questo avvio d’anno. Nei consigli di indirizzo dei tecnici, quando si scrive la programmazione, mettete almeno un’attività in cui lo studente non produce con l’intelligenza artificiale ma controlla un risultato prodotto da essa e deve dimostrare dov’è l’errore: è la competenza che il 13,5 per cento dice mancante. E nei colloqui con le aziende che già vi ospitano gli studenti, chiedete che cosa hanno installato negli ultimi dodici mesi e chi lo fa funzionare, perché è la domanda che fa emergere i profili che cercheranno. La lezione che dura oltre l’anno scolastico è nella frase di Michaud: l’adozione si compra, il governo no. Ed è la parte che si costruisce a scuola.

D.R.

Fonte: Arena Digitale

Didattica

OpenAI mette due nuovi modelli GPT-6 nel piano Edu e dimezza i prezzi delle interfacce di programmazione: nelle scuole italiane quel piano è poco diffuso, e la conseguenza vera riguarda i modelli su cui qualcuno ha già costruito qualcosa

9to5Mac riferisce il 22 settembre 2026 che OpenAI affianca ad Astra due nuovi modelli della famiglia GPT-6: GPT-6 Sol, destinato alla programmazione complessa e ai flussi agentici, cioè quelli in cui il modello esegue da solo una sequenza di operazioni, e GPT-6 Luna, destinato a compiti circoscritti ad alto volume. Entrambi consumano meno token dei corrispondenti GPT-5.6, e i prezzi delle interfacce di programmazione calano del 50 per cento rispetto alle versioni GPT-5.6. OpenAI dichiara che in un test di uso del computer Sol, impostato allo sforzo xhigh, raggiunge un punteggio simile a quello di Claude Opus 5 allo sforzo medio, con un costo per compito inferiore di circa l’80 per cento. La disponibilità decorre dal 22 settembre 2026 in ChatGPT Work e in Codex: accedono a entrambi i modelli i piani Plus, Pro, Business, Enterprise ed Edu, mentre gli utenti Free e Go dispongono soltanto di Luna e soltanto nell’applicazione per computer. Sui piani Enterprise i nuovi modelli non compaiono automaticamente, perché devono essere abilitati dall’amministratore. L’articolo non riporta i prezzi in cifre per milione di token, non indica la data di disponibilità in Europa, non dice che fine faccia GPT-6 Terra e non chiarisce che cosa accada a chi ha costruito procedure sui modelli GPT-5.6 né per quanto tempo questi resteranno attivi.

Il commento. Fra i piani citati ce n’è uno che riguarda la scuola, Edu, e va detto subito che in Italia è poco diffuso: la stragrande maggioranza degli istituti non lo ha, e i docenti che usano ChatGPT lo fanno con account personali gratuiti o a pagamento. Se siete in questa maggioranza, la notizia per voi si riduce a una riga: nel menu dei modelli comparirà qualche nome nuovo, e sugli account gratuiti sarà disponibile soltanto Luna, il modello pensato per compiti brevi. Non cambia una lezione, non cambia una circolare, e non vale la pena parlarne al collegio. Restano però due questioni che meritano lo spazio che occupano. La prima riguarda le scuole e gli enti di formazione che il piano Edu ce l’hanno davvero, e più ancora quelle che hanno una configurazione di tipo Enterprise: i modelli nuovi non si accendono da soli, deve farlo chi amministra. È l’occasione per chiedersi chi nell’istituto abbia quel ruolo e con quale mandato, perché troppo spesso è una persona sola che ha ereditato le credenziali e prende decisioni tecniche senza che nessuno le abbia discusse. La seconda questione riguarda chi ha costruito qualcosa. In qualche istituto, e più spesso negli enti di formazione, sono nati piccoli strumenti che girano sulle interfacce di programmazione: un risponditore per le domande ricorrenti delle famiglie, un generatore di esercizi, un aiuto alla correzione. Chi li ha fatti li ha tarati su un modello preciso, quasi sempre della serie GPT-5.6, e la fonte non dice per quanto tempo quei modelli resteranno accesi. È la domanda da fare oggi a chi li ha costruiti, insieme a un’altra: se il modello cambia, chi rifà le prove su casi veri prima di rimetterlo in mano ai ragazzi. La spiegazione comoda, che sentirete ripetere in questi giorni, è che il modello nuovo è sempre meglio e conviene passarci subito. È quella sbagliata, e nella scuola lo è due volte: uno strumento che sbaglia in modo evidente lo si spegne, uno strumento che comincia a sbagliare in silenzio su un esercizio su venti resta in circolazione per mesi e nessuno se ne accorge, tranne lo studente che ha imparato la cosa sbagliata. C’è infine il dato che va guardato con distacco: il confronto di punteggi fra modelli è una dichiarazione di chi vende, su prove scelte da chi vende, e non dice niente su quanto uno strumento serva in una classe seconda. La lezione che dura è che nella scuola la scelta non si fa sul modello migliore ma sul modello che potete controllare, e controllare vuol dire sapere chi lo accende, chi verifica i risultati e che cosa succede il giorno in cui il fornitore lo spegne.

D.R.

Fonte: 9to5Mac

Fondi e bandi

Un milione del MIMIT per automatizzare la conformità normativa con i dati e l’intelligenza artificiale: le scuole non c’entrano nulla, e lo scriviamo invece di cercare un collegamento che non esiste

Con decreto direttoriale del 22 settembre 2026 il Ministero delle imprese e del made in Italy ha destinato un milione di euro di cofinanziamento nazionale ai soggetti italiani ammessi alla selezione europea del bando DIGITAL-2026-AI-DATA-10-COMPLIANCE, promosso nell’ambito del Programma Europa digitale dalla DG CONNECT e rivolto a soluzioni digitali che semplificano e automatizzano il reporting e la conformità normativa attraverso i dati e l’intelligenza artificiale. Il contributo è diretto alla spesa e arriva fino al 50 per cento dei costi ammissibili. Le domande obbligatorie sono due: la candidatura europea entro il 1° ottobre 2026 alle 17:00 sull’EU Funding and Tenders Portal e la domanda nazionale entro il 30 ottobre 2026 alle 17:00, da inviare via posta elettronica certificata al Ministero con firma digitale, documentazione di supporto e bollo da 16 euro. I progetti possono durare al massimo 36 mesi, devono partire entro 3 mesi dal decreto di concessione e devono arrivare alla prima richiesta di erogazione entro 18 mesi. Il denaro può essere versato in un massimo di cinque tranche oltre al saldo, con un anticipo che arriva al 30 per cento e versamenti intermedi fino al 90 per cento. La valutazione assegna 20 punti alle caratteristiche del proponente, 20 alla qualità del progetto e 13 all’impatto, con una soglia minima complessiva di 70. A istruire le pratiche è la Divisione II ricerca, innovazione e partenariati strategici. La pagina del Ministero non dice quante domande il milione riuscirà a finanziare, non indica un tetto massimo per progetto e non chiarisce che cosa accada a chi supera la selezione europea restando però fuori dal milione nazionale.

Il commento. Questa notizia alle scuole non serve, e preferiamo dirlo in chiaro piuttosto che forzare un collegamento che non c’è. Non è un bando per istituti scolastici, non finanzia laboratori, non finanzia formazione del personale e non c’entra con il piano nazionale per la scuola digitale: è un rincalzo nazionale a una selezione europea rivolta a chi sviluppa soluzioni per la conformità normativa delle imprese. Se qualcuno ve lo propone come occasione per l’istituto, quella persona non ha letto il bando. Detto questo, la teniamo nell’edizione per due ragioni che valgono il minuto di lettura. La prima riguarda chi, accanto alla scuola, gestisce un ente di formazione, una cooperativa o una fondazione che sviluppa software e già partecipa a progetti europei: per quei soggetti la cosa da capire è la struttura a due domande, che è l’errore più costoso di questa famiglia di incentivi. La porta d’ingresso è il 1° ottobre alle 17, non il 30 ottobre, e senza la candidatura europea la pratica nazionale non esiste; chi non ci sta già lavorando con dei partner non arriva in tempo, e su questo non c’è consulenza che tenga. La seconda ragione è metodologica e vale per chi nella scuola scrive progetti, che siano PNRR, Erasmus o avvisi ministeriali. Guardate come è fatta la valutazione: venti punti al proponente, venti alla qualità del progetto, tredici all’impatto, e una soglia minima di settanta sotto la quale non si prende niente. Non è un bando a ordine di arrivo, è un bando in cui la descrizione conta più della velocità, e il punteggio sull’impatto si ottiene solo se si dichiara che cosa cambierà e come lo si misurerà. È esattamente il punto su cui cadono molti progetti scolastici, scritti benissimo sulle attività e vaghi su che cosa si vedrà alla fine. Guardate anche il calendario delle erogazioni, con l’anticipo fino al 30 per cento e la prima richiesta entro diciotto mesi: è la stessa logica di cassa che trovate negli avvisi che vi riguardano, e leggerla su un bando che non vi tocca è il modo meno doloroso di impararla. Restano tre cose che la fonte non dice, e che chi partecipa deve farsi dire dall’ufficio competente: quante domande copre il milione, se ci sia un tetto per progetto e che cosa succeda a chi passa in Europa ma resta fuori dalla quota nazionale. La lezione che dura, anche per una scuola, è che un progetto approvato senza copertura certa è un problema e non un successo, e le domande sul denaro si fanno prima di scrivere, non dopo.

D.R.

Fonte: MIMIT

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