domenica 11 Ottobre 2026
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Rassegna AI

Le estensioni installate sui computer della scuola diventano la via per comandare l’assistente di intelligenza artificiale del browser, dimostrata su cinque browser diversi, mentre un finto colloquio di lavoro è la porta con cui un gruppo nordcoreano ha infettato 30.000 dispositivi in oltre 100 Paesi e Google apre alla didattica cinque funzioni di Gemini Notebook che però si fermano a 18 anni sulla voce

Un ricercatore ha dimostrato che un'estensione del browser può consegnare comandi già pronti all'assistente di intelligenza artificiale integrato, che li esegue con i permessi che possiede: la prova ha funzionato su cinque browser, e per una scuola sposta il problema dai siti che si visitano alle estensioni che docenti e studenti installano sui computer dei laboratori e della segreteria. Completano l'edizione l'avviso di quattro autorità nazionali sul gruppo WaterPlum, che usa finte selezioni del personale e riguarda da vicino i diplomati in cerca di stage, la ricostruzione del contratto da 30 milioni di euro con cui ChatGPT Edu è entrato nelle università italiane senza bando, le cinque funzioni nuove di Gemini Notebook per il rientro a scuola, con il limite dei 18 anni sulla conversazione a voce e nessuna parola sulle edizioni Education, e l'aggiornamento dell'ACN sui soggetti NIS, che la singola scuola quasi mai è, ma che tocca gli enti da cui la scuola dipende.

Asterope 19 Settembre 2026

Rassegna AI del 19 settembre 2026: Le estensioni installate sui computer della scuola diventano la via per comandare l'assistente di intelligenza artificiale del browser, dimostrata su cinque browser diversi, mentre un finto colloquio di lavoro è la porta con cui un gruppo nordcoreano ha infettato 30.000 dispositivi in oltre 100 Paesi e Google apre alla didattica cinque funzioni di Gemini Notebook che però si fermano a 18 anni sulla voce

Anche questa edizione nasce da fonti delle ultime ore, lette pensando a chi lavora dentro una scuola. Una precisazione sulla data, perché le vedrete da soli: il 19 settembre era un sabato, e tre delle cinque fonti portano la data del 18. Le lasciamo come sono, senza spostarle in avanti.

Se avete tempo per una cosa sola, oggi è la prima notizia, e si traduce in un pomeriggio dell’animatore digitale. Un’estensione installata nel browser può consegnare comandi già pronti all’assistente di intelligenza artificiale integrato e fargli leggere file o catturare schermate con i permessi che l’assistente possiede: la dimostrazione ha funzionato su cinque browser diversi. Sui computer condivisi di una scuola le estensioni le ha installate chiunque sia passato di lì, e non le ha mai contate nessuno. Si comincia dalle macchine della segreteria e della presidenza, che sono quelle dove stanno i dati degli alunni, e si toglie tutto ciò che non serve.

La seconda notizia parla agli studenti prima che all’istituto. Quattro autorità nazionali descrivono un gruppo che ha infettato 30.000 dispositivi in oltre 100 Paesi fingendosi un’azienda in cerca di personale e facendo eseguire ai candidati un codice presentato come prova tecnica. È la scena esatta in cui si trova un diplomato che cerca il primo lavoro, e nell’ora di orientamento in uscita basta aggiungere una frase: il codice di una prova si legge, non si esegue sul proprio computer.

Le ultime tre si tengono per mano più di quanto sembri. Il contratto da 30 milioni con cui ChatGPT Edu è entrato nelle università mostra che cosa succede quando si sceglie il prodotto prima di scrivere il fabbisogno, e in una scuola il conto di quella scorciatoia lo pagano i materiali dei docenti il giorno in cui si cambia piattaforma. Le cinque funzioni nuove di Gemini Notebook sono la cosa più utile della giornata, in particolare il registratore agganciato alle fonti, ma il limite dei 18 anni sulla voce e il silenzio sulle edizioni Education e sull’uso delle registrazioni impongono di verificare con l’amministratore prima di annunciarle in collegio. E l’aggiornamento dell’ACN ricorda che la scuola quasi mai è soggetto NIS, mentre quasi sempre lo sono i servizi digitali da cui dipende.

Sicurezza

Un’estensione del browser può dare ordini all’assistente di intelligenza artificiale e fargli leggere i file del computer: sui portatili della scuola le estensioni le installa chiunque, e non le ha mai contate nessuno

BleepingComputer riferisce il 19 settembre 2026 che Gal Weizman, ricercatore della società Forever Security, ha dimostrato una tecnica chiamata BragJack, che dirotta gli assistenti di intelligenza artificiale integrati nel browser passando da un’estensione malevola. I browser su cui la dimostrazione ha avuto successo sono cinque, tutti costruiti su Chromium, e comprendono Gemini Live dentro Google Chrome, Perplexity Comet, Microsoft Edge, Opera Neon e Claude in Chrome di Anthropic, cioè strumenti diffusi anche sui computer scolastici. Il meccanismo si appoggia a declarativeNetRequest, la funzionalità di Chromium che permette a un’estensione di manipolare le richieste di rete, e per questa strada intercetta le comunicazioni fra i componenti del browser e l’assistente. La tecnica prende il nome di Prompt Forcing e viene tenuta distinta dal prompt injection classico, che consiste nel nascondere istruzioni dentro un testo che l’assistente legge: qui invece l’attaccante consegna all’agente un comando completo, e l’agente lo esegue come azione legittima, con i privilegi che già possiede. Fra le capacità ottenibili la ricerca indica la lettura di file locali, l’accesso a contenuti web, la cattura di schermate e potenzialmente l’arrivo alla fotocamera e al microfono del computer. I premi riconosciuti dai cinque fornitori superano complessivamente i 20.000 dollari, con singoli riconoscimenti da 600 a 7.000 dollari, e sono state assegnate due vulnerabilità registrate: CVE-2026-0628 per Chrome, premiata con 7.000 dollari, e CVE-2026-55945 per Microsoft Edge. Google e Microsoft hanno corretto. L’articolo non dice se Perplexity, Opera e Anthropic abbiano corretto, non indica se la tecnica sia mai stata usata in attacchi reali, non precisa quali versioni siano vulnerabili né da quale versione ci si è protetti, e non chiarisce se basti un’estensione presa dallo store ufficiale o se serva convincere l’utente a installarne una da fuori.

Il commento. In una scuola questa notizia sembra lontanissima e invece descrive un ambiente che conosciamo bene. I computer di un istituto non sono macchine personali: sul portatile dell’aula ci lavorano trenta persone diverse in una settimana, sul fisso del laboratorio si sono succedute tre classi al giorno per cinque anni, e su tutti quanti qualcuno, in un pomeriggio qualsiasi, ha installato un’estensione per convertire un documento, per bloccare la pubblicità di un video, per tradurre una pagina. Poi quel qualcuno si è diplomato o ha cambiato scuola, e l’estensione è rimasta lì. La ricerca dice che un’estensione può parlare direttamente all’assistente di intelligenza artificiale del browser e fargli fare cose con i permessi dell’assistente, quindi leggere file e catturare schermate. Nel computer della segreteria didattica quei file sono i documenti degli alunni, e la sola frase da ricordare è questa: la difesa non è più stare attenti a dove si naviga. Tre cose concrete da fare in questo avvio d’anno, e la prima la può fare l’animatore digitale in un pomeriggio. La prima è contare: aprire su ogni macchina condivisa la pagina delle estensioni del browser e togliere tutto quello che nessuno sa giustificare, partendo dai computer della segreteria e della presidenza, che sono quelli che trattano i dati degli alunni. La seconda è chiedere a chi vi gestisce i dispositivi, il fornitore esterno o il tecnico di laboratorio, se sui browser è possibile impedire l’installazione libera di estensioni e consentire solo quelle approvate: su Chrome ed Edge quella funzione esiste nelle impostazioni gestite, e per le macchine amministrative dovrebbe essere la regola. La terza è una decisione, non un controllo: se sui computer della segreteria l’assistente dentro il browser è acceso e nessuno lo usa davvero, spegnerlo costa nulla e toglie di mezzo il problema. Una cautela, perché su queste notizie si fa presto a spaventare un collegio docenti: la fonte non dice se la tecnica sia stata usata in attacchi veri, non dice quali versioni siano esposte e non dice nemmeno se basti un’estensione presa dallo store ufficiale. È una ricerca premiata, non un’emergenza in corso, e va raccontata così. Quello che resta oltre la giornata è un criterio per le macchine della scuola: meno cose installate, meno cose da sorvegliare, e su un computer che tratta dati di minori la sobrietà vale più di qualunque programma di protezione.

D.R.

Fonte: BleepingComputer

Studenti

Trentamila dispositivi infettati in oltre cento Paesi con il trucco del finto colloquio di lavoro: è esattamente la trappola in cui rischia di cadere un neodiplomato che cerca il primo impiego, e nessuno gliene ha mai parlato

BleepingComputer riferisce il 19 settembre 2026, a firma di Bill Toulas, un avviso congiunto della National Police Agency giapponese, dell’FBI statunitense, dell’Australian Cyber Security Centre e dell’Ufficio federale tedesco per la protezione della Costituzione sul gruppo nordcoreano WaterPlum. Nell’arco di otto mesi, da dicembre 2025 a luglio 2026, i dispositivi compromessi sono stati almeno 30.000, distribuiti in più di 100 Paesi. Oltre 7.000 portafogli di criptovalute hanno subito il furto di fondi o di credenziali, e i trasferimenti verso la Corea del Nord ammontano a 1,7 miliardi di yen giapponesi, pari a 10,71 milioni di dollari. Il metodo è la finta selezione del personale: gli attaccanti si fingono aziende reali dei settori dell’intelligenza artificiale, delle criptovalute e degli NFT, contattano candidati sulle piattaforme di ricerca del lavoro e, nel corso del finto colloquio, li convincono a scaricare un progetto o a eseguire del codice presentato come prova tecnica. Le famiglie di programmi malevoli utilizzate sono BeaverTail, InvisibleFerret, OtterCookie, OtterCandy e StoatWaffle, e raccolgono credenziali, battiture della tastiera, chiavi di criptovalute e schermate. La struttura di riferimento indicata è il 313° Ufficio Generale nordcoreano, e le attività si sovrappongono a quelle dei falsi lavoratori informatici, cioè di chi si fa assumere a distanza riciclando documenti di identità rubati. L’avviso ripreso dall’articolo non dice quante vittime siano italiane o europee, non indica quante organizzazioni siano state violate passando dal computer di un candidato, non segnala se siano stati pubblicati indicatori di compromissione né dove trovarli, e non fornisce stime dei danni oltre a quelli in criptovalute.

Il commento. Una scuola non ha portafogli di criptovalute e non è il bersaglio di un gruppo che lavora per uno Stato: diciamolo subito, perché qui l’allarme sarebbe fuori luogo. Il motivo per cui questa notizia sta in un’edizione per la scuola è un altro, ed è la descrizione precisa di una situazione verso cui accompagniamo i ragazzi ogni anno. Il meccanismo è questo: qualcuno che sembra un’azienda vera contatta una persona che sta cercando lavoro e, durante il colloquio, le chiede di scaricare un progetto o di eseguire un codice come prova tecnica. Chi cerca il primo impiego dice di sì, sempre, perché dire di no sembra fare la figura di quello che non sa smanettare. È la stessa scena dei percorsi per le competenze trasversali quando lo stage lo trova lo studente da solo, ed è la scena di ogni diplomato di informatica a settembre. La cosa utile da fare non è una circolare, è un’aggiunta di dieci minuti a un’attività che già fate. Nell’ora di orientamento in uscita, accanto a come si scrive un curriculum e come ci si presenta, va detta una frase sola: un colloquio serio non ti chiede mai di eseguire un programma sul tuo computer, e se te lo chiede la risposta è che il codice lo guardi ma non lo lanci. Vale anche per il portatile di casa, dove ci sono le credenziali della posta, dei social e magari del conto dei genitori. La seconda cosa riguarda la scuola come organizzazione: se un ragazzo in alternanza usa un computer dell’istituto per cercare o svolgere prove per aziende esterne, quel computer va tenuto separato dalla rete amministrativa, e in molte scuole le due reti oggi sono la stessa. La terza riguarda i docenti di indirizzo tecnico e informatico, che sono anche i più esposti: sono loro a ricevere proposte di collaborazione e progetti da provare, e vale per loro esattamente la stessa regola. Si smonti anche la spiegazione comoda, cioè che basti riconoscere il messaggio scritto male: qui i contatti arrivano a nome di aziende vere e del settore giusto, quindi il filtro non è la grammatica, è il gesto che ti viene chiesto di fare. Una cautela sui numeri: l’avviso non dice quante vittime siano italiane o europee, quindi la dimensione del fenomeno da noi non la conosciamo e non va gonfiata parlandone in classe.

D.R.

Fonte: BleepingComputer

Fornitori

ChatGPT Edu è entrato nelle università italiane con un contratto da 30 milioni di euro e tre anni, senza bando, perché il fabbisogno dei rettori nominava già il prodotto: la stessa scorciatoia con cui negli istituti si sceglie la piattaforma e poi la si chiama requisito

Rivista AI pubblica il 18 settembre 2026, a firma di Fabio Ricceri, una ricostruzione documentale del contratto fra la CRUI, la Conferenza dei Rettori delle Università Italiane, e OpenAI Ireland Limited per ChatGPT Edu. Il contratto dura 36 mesi, dal 14 ottobre 2025 al 13 ottobre 2028, ha un importo a base di gara di 30 milioni di euro ed è stato affidato con procedura negoziata senza previa pubblicazione di un bando, ai sensi dell’articolo 76 del Codice dei contratti pubblici. Il fatto su cui l’articolo si concentra è procedurale: il fabbisogno trasmesso dalle università non era formulato in termini generali, come sarebbe stata la richiesta di un assistente conversazionale, ma indicava già gli specifici prodotti e servizi proprietari di OpenAI, in particolare ChatGPT Edu. La sequenza consueta, che va dal fabbisogno all’analisi di mercato e infine alla scelta del fornitore, risulta perciò rovesciata in richiesta esplicita del prodotto, aggregazione della domanda e contratto. L’articolo collega la vicenda al programma ChatGPT for Academic Researchers, avviato il 29 luglio 2026, che prevede accesso gratuito per 100.000 scienziati entro il 2027, con una prima coorte di 10.000 posti e oltre 13.000 candidature nella prima ondata. I rischi indicati sono di lock-in cognitivo, operativo e tecnologico, in mancanza di verifiche periodiche di mercato lungo i 36 mesi. L’articolo non elenca le università aderenti né il numero di studenti coinvolti, non riporta repliche di CRUI o OpenAI, non indica se sia prevista una clausola di uscita anticipata e non dice quanto sia stato speso finora sui 30 milioni.

Il commento. Questa notizia riguarda l’università e non la scuola, e va detto prima di tutto il resto: nessun istituto è parte di quel contratto e nessuna segreteria deve fare niente. Vale la pena leggerla lo stesso per due motivi, uno immediato e uno che dura. Il motivo immediato riguarda l’orientamento in uscita. Gli studenti che si iscriveranno all’università nei prossimi tre anni troveranno in molti atenei un assistente di intelligenza artificiale fornito dall’ateneo stesso, ed è una cosa che chi li accompagna dovrebbe sapere, perché cambia le domande che si fanno all’open day: che cosa mi date, con quali regole d’uso, e che cosa succede ai miei elaborati. Il motivo che dura riguarda invece il modo in cui si compra, e qui la scuola si riconosce benissimo. La sequenza raccontata dall’articolo, cioè prima si sceglie il prodotto e poi si scrive il fabbisogno attorno al prodotto, è la stessa che si ripete in un istituto ogni volta che una piattaforma entra perché un docente bravo l’ha provata, il collegio l’ha vista funzionare e a quel punto la determina la si scrive con dentro il nome. Non c’è niente di scandaloso nell’entusiasmo di chi ha trovato uno strumento che funziona: il problema arriva tre anni dopo, e si chiama uscita. In una scuola l’uscita costa più che altrove, perché quello che resta dentro la piattaforma sono i materiali costruiti dai docenti nel tempo, le classi, le consegne, gli archivi degli elaborati, e nessuno li rifà due volte. Due domande pratiche, da fare adesso e non al rinnovo, a chi vi vende qualunque piattaforma con dentro l’intelligenza artificiale. La prima: se domani smettiamo, in che formato ci riprendiamo i materiali dei docenti e il lavoro degli studenti, e chi li esporta materialmente? La seconda: il contratto quanto dura, e con quale preavviso si disdice? Se la risposta alla prima è confusa, quel fornitore non è più caro, è più difficile da lasciare, ed è un dato che va scritto nella scheda della fornitura e non lasciato alla memoria di chi c’era. Una cautela sull’articolo: è una ricostruzione documentale, non riporta le repliche delle parti, non dice se esista una clausola di uscita anticipata e non dice quanto dei trenta milioni sia stato effettivamente speso. Serve a capire una procedura, non a giudicare nessuno.

D.R.

Fonte: Rivista AI

Didattica

Cinque funzioni nuove in Gemini Notebook per il rientro a scuola, dal registratore della lezione con citazione automatica ai video riassuntivi da sessanta secondi: la conversazione a voce però è riservata ai maggiorenni, e sulle edizioni Education l’annuncio tace

Google Workspace Updates annuncia il 18 settembre 2026 cinque funzioni didattiche in Gemini Notebook. La prima è un registratore audio nell’applicazione mobile per Android e iOS, che registra la lezione e affianca gli appunti alle fonti, con citazione automatica. La seconda, riservata agli utenti dai 18 anni in su, è la possibilità di parlare a voce con il notebook in tempo reale, in quasi cento lingue, ottenendo risposte ancorate alle fonti che sono state caricate. La terza porta il nome di Interactive Learning Overviews e mette insieme, in un unico materiale, il riassunto, i quiz, le schede di memoria e le mappe mentali. La quarta allarga gli strumenti per prepararsi a una prova: arrivano quiz a risposta breve, a scelta multipla e a completamento, e una conversazione dedicata all’andamento di quiz e schede. La quinta si chiama Short Video Overviews e produce video condivisibili di circa sessanta secondi, disponibili in oltre ottanta lingue, che accostano narrazione e animazioni didattiche. Il rilascio è partito il 15 settembre 2026 ed è indicato come esteso, quindi può superare i quindici giorni. Ne hanno accesso i clienti Google Workspace, gli abbonati Workspace Individual e i titolari di un account Google personale, a condizione che l’amministratore abbia abilitato Gemini Notebook. L’annuncio non distingue fra le edizioni Workspace for Education, cioè Fundamentals, Standard e Plus, non chiarisce quali funzioni siano disponibili sotto i 18 anni oltre al limite esplicito sulla conversazione vocale, non dice dove restino i dati né se le registrazioni audio vengano usate per addestrare i modelli, e non indica costi aggiuntivi.

Il commento. È la notizia più direttamente scolastica della giornata, ed è anche quella su cui conviene andare più piano, perché l’annuncio è scritto per il rientro a scuola americano e su tre punti che per noi sono decisivi non dice niente. Partiamo da quello che è utile davvero. Il registratore che tiene insieme l’audio, gli appunti e la citazione della fonte è uno strumento di studio serio, e il primo pensiero va agli studenti con disturbi specifici dell’apprendimento, per i quali prendere appunti e seguire nello stesso momento è la difficoltà quotidiana: qui la registrazione non sostituisce l’ascolto, lo affianca e resta agganciata ai materiali. I riassunti con quiz, schede e mappe, e i video da sessanta secondi, sono invece materiale di ripasso che un docente può preparare partendo dalle proprie fonti e non da una risposta generica presa chissà dove, e questa differenza è tutta la ragione per cui vale la pena guardarlo. Ora i tre punti da verificare prima di annunciare qualunque cosa in collegio. Il primo è l’età: la conversazione a voce è riservata ai maggiorenni, quindi nella secondaria di primo grado e in buona parte della secondaria di secondo grado non è utilizzabile dagli studenti, e l’annuncio non chiarisce che cosa resti disponibile sotto i 18 anni oltre a quel limite esplicito. Il secondo è l’edizione: l’annuncio non distingue fra Workspace for Education Fundamentals, Standard e Plus, che è esattamente la distinzione da cui dipende se la vostra scuola ce l’ha o no. Il terzo, il più delicato, è che non è detto dove restino i dati né se le registrazioni audio vengano usate per addestrare i modelli. Registrare una lezione significa registrare le voci degli studenti, cioè dati personali di minori raccolti in classe, e senza quella risposta non si parte. Quindi, in ordine: l’animatore digitale o l’amministratore del dominio verifica nella console se Gemini Notebook è attivo e per quali unità organizzative, poi si guarda con il responsabile della protezione dei dati che cosa dice il contratto Education su conservazione e addestramento, e solo dopo si propone ai docenti. Farlo nell’ordine inverso, cioè annunciarlo e poi verificare, è il modo più sicuro di doverlo ritirare, e una funzione ritirata brucia la fiducia dei colleghi molto più di una funzione arrivata in ritardo. Nel frattempo, la prova a costo zero esiste: un docente maggiorenne può provarla sui propri materiali, senza voci di studenti dentro, e riferire se serve.

D.R.

Fonte: Google Workspace Updates

Regole

L’ACN lavora oltre duemila registrazioni tardive, apre la consultazione sulle misure di sicurezza rafforzate e fissa la finestra dal 1° gennaio al 28 febbraio 2027: la singola scuola quasi mai è soggetto NIS, ma chi le fornisce i servizi digitali può esserlo

L’Agenzia per la cybersicurezza nazionale pubblica il 18 settembre 2026 gli esiti della riunione plenaria del Tavolo di attuazione della NIS, svolta con le autorità di settore e i rappresentanti delle Regioni, e annuncia tre cose. La prima è l’aggiornamento dell’elenco dei soggetti NIS, con oltre 2.000 registrazioni tardive lavorate e circa 2.000 istanze di revisione analizzate fra maggio e luglio 2026. La seconda è l’avvio della consultazione sulle misure di sicurezza rafforzate, costruite secondo i principi di proporzionalità e gradualità e destinate a integrare e sostituire le misure di sicurezza di base adottate nella prima fase di attuazione del decreto NIS: è la terza consultazione svolta con i gruppi di lavoro settoriali, e le stesse misure ad aprile 2026 erano state chiamate dall’Agenzia misure di sicurezza a lungo termine, con il cambio di denominazione intervenuto il 18 settembre. La terza è la nuova finestra di registrazione e aggiornamento, aperta dal 1° gennaio 2027 al 28 febbraio 2027 per soggetti pubblici e privati. L’Agenzia rivendica il metodo della regolazione partecipata e rimanda al Vademecum NIS e alle FAQ. Il comunicato non indica il termine entro cui inviare i contributi alla consultazione né la data prevista di adozione delle misure rafforzate, non pubblica il contenuto delle misure, non dice quante organizzazioni siano complessivamente iscritte all’elenco, non elenca le autorità di settore coinvolte e non spiega come saranno valutati i contributi.

Il commento. Cominciamo togliendo di mezzo l’ansia: una singola istituzione scolastica, di norma, non è un soggetto NIS, e nessun dirigente deve segnarsi la finestra di gennaio per registrare la propria scuola. Se qualcuno vi propone una consulenza per adeguare l’istituto alla NIS, la prima domanda da fargli è su quale base la scuola rientrerebbe fra i soggetti individuati, e la risposta va messa per iscritto prima di spendere un euro. Detto questo, la notizia non è irrilevante, e il motivo è indiretto. Nell’elenco dei soggetti NIS ci sono, o possono esserci, gli enti locali e i gestori di servizi digitali da cui la scuola dipende ogni giorno: il comune o la provincia che tiene gli edifici e talvolta la connessione, la società che gestisce il registro elettronico, il fornitore della conservazione a norma, chi ospita il sito istituzionale. Quando quei soggetti passeranno dalle misure di base alle misure rafforzate, e l’annuncio dice chiaramente che le prime sono destinate a essere integrate e sostituite, le conseguenze arriveranno anche a voi in forma pratica: richieste di credenziali più robuste, autenticazione a più fattori imposta agli utenti, tempi di disattivazione degli account più stretti, richieste di contatti aggiornati per la segnalazione degli incidenti. Sono tutte cose che la segreteria dovrà gestire su decine di utenze, e conviene non scoprirle il giorno in cui arrivano. Due azioni sensate e a costo zero. La prima è tenere aggiornato un elenco dei fornitori digitali della scuola con il nome di un referente e un recapito che risponda davvero, perché il giorno di un problema quella lista vale più di qualunque documento. La seconda è chiedere, al prossimo contatto con il fornitore del registro elettronico o del sito, se rientra fra i soggetti NIS e se prevede novità sulle credenziali di accesso nei prossimi mesi: è una domanda breve e la risposta vi fa risparmiare una circolare scritta di corsa. Una cautela: il comunicato non dice entro quando si possono inviare i contributi alla consultazione, non pubblica il contenuto delle misure e non indica quando saranno adottate, quindi non ci sono scadenze da segnare in calendario oggi, tranne quella di gennaio che per la scuola quasi sempre non vale. La lezione che resta è che la sicurezza di un istituto passa in larga parte per servizi che l’istituto non controlla, e l’unico potere che avete su quei servizi è sapere chi risponde e che cosa ha promesso.

D.R.

Fonte: ACN

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