domenica 11 Ottobre 2026
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Rassegna AI

L’EU KIDS Act è stato adottato e non è più una bozza: sotto i 13 anni niente social, fra i 13 e i 14 solo un account gestito da un genitore con un’ora al giorno, i chatbot e i compagni virtuali sono dentro il perimetro e questa volta i servizi per l’istruzione non sono più esclusi per iscritto, mentre il CERT-AGID racconta un finto bonus che chiede carta d’identità, tessera sanitaria, buste paga e un selfie, cioè il plico che ogni supplente manda in segreteria

Il 17 settembre 2026 la Commissione europea ha adottato la proposta di regolamento EU KIDS Act annunciata da Ursula von der Leyen: divieto di accesso ai social sotto i 13 anni, mini account gestito da un genitore o da un tutore con funzionalità ridotte e un tetto di un'ora al giorno fra i 13 e i 14, account autonomo dai 15, verifica dell'età obbligatoria senza conservare documenti né dati biometrici, e dentro il perimetro anche i giochi online, i chatbot di intelligenza artificiale e i compagni virtuali. Il 15 settembre avevamo raccontato la bozza trapelata, che escludeva i servizi progettati per l'istruzione: il testo adottato non chiarisce se e come le regole si applichino ai chatbot usati in contesto scolastico, ed è la differenza che riguarda più da vicino chi insegna. Completano l'edizione il falso Bonus Vacanze dell'Agenzia delle Entrate segnalato dal CERT-AGID, i Notebook dentro l'app Gemini accesi di serie sugli account di scuola in tutto il mondo tranne lo Spazio economico europeo, i numeri di Indeed sulle retribuzioni pubblicizzate negli Stati Uniti, utili all'orientamento più che alla didattica, e una misura da 505 milioni per la ricerca industriale nel Mezzogiorno che la scuola può guardare solo di sponda.

Asterope 17 Settembre 2026

Rassegna AI del 17 settembre 2026: L'EU KIDS Act è stato adottato e non è più una bozza: sotto i 13 anni niente social, fra i 13 e i 14 solo un account gestito da un genitore con un'ora al giorno, i chatbot e i compagni virtuali sono dentro il perimetro e questa volta i servizi per l'istruzione non sono più esclusi per iscritto, mentre il CERT-AGID racconta un finto bonus che chiede carta d'identità, tessera sanitaria, buste paga e un selfie, cioè il plico che ogni supplente manda in segreteria

Se avete tempo per una cosa sola, oggi è la prima notizia, e riguarda una certezza che cinque giorni fa avevamo e adesso non abbiamo più. Il 15 settembre, raccontando la bozza trapelata dell’EU KIDS Act, avevamo segnalato che il testo escludeva i servizi progettati e gestiti per l’istruzione. La proposta adottata dalla Commissione il 17 settembre mette nel perimetro i chatbot di intelligenza artificiale e i compagni virtuali accanto ai social e ai giochi online, e non chiarisce se e come le regole si applichino ai chatbot usati in contesto scolastico. Nessuno deve riscrivere niente oggi, perché mancano tutte le date e l’iter è appena cominciato, ma chi in questi giorni sta programmando un’attività con l’intelligenza artificiale in una classe di prima o seconda media conviene che la costruisca con l’account del docente e non con quello dei ragazzi.

La seconda notizia si risolve in una circolare di poche righe, ed è forse la cosa più urgente in senso pratico. La campagna raccontata dal CERT-AGID non punta al conto corrente, e infatti dei dati della carta di pagamento non se ne fa nulla: chiede carta d’identità fronte e retro, tessera sanitaria, tre mesi di buste paga e un selfie. È il plico che un supplente carica a ogni nomina e che il personale consegna alla segreteria da sempre, e proprio per questo la diffidenza è più bassa del normale. Nella stessa circolare conviene scrivere anche l’altra metà della regola, quella che la scuola può dare e nessun altro: da quali canali la segreteria chiede i documenti, e che non li chiederà mai attraverso un collegamento arrivato per posta.

Le due notizie che vengono dopo sono di orizzonte più lungo. I Notebook dentro l’app Gemini si accendono di serie sugli account di scuola in tutto il mondo tranne lo Spazio economico europeo: in Italia non compariranno, e per questo il momento buono per guardare in console i due interruttori, separando le unità organizzative degli studenti da quelle del personale, è proprio questo. L’analisi di Indeed sulle retribuzioni pubblicizzate negli Stati Uniti è invece materiale per l’orientamento, con tutte le sue fragilità dichiarate: il dato che serve in un incontro con le famiglie è che sui ruoli d’ingresso il vantaggio vale due punti contro i diciassette dei ruoli senior. Chiude l’edizione Scoperta imprenditoriale II, 505,8 milioni per la ricerca industriale nelle sette regioni del Mezzogiorno: una scuola non partecipa, e lo scriviamo senza girarci intorno, ma per una fondazione ITS del Sud e per gli istituti tecnici che hanno aziende partner in quelle regioni c’è qualcosa da chiedere adesso, mentre i progetti si stanno scrivendo.

Regole europee

L’EU KIDS Act diventa una proposta formale: un ragazzo di prima media non potrà avere un account sui social, fra i 13 e i 14 avrà un mini account da un’ora al giorno gestito da un genitore, e il testo non dice se le stesse regole valgano per i chatbot usati in classe

La Commissione europea ha annunciato il 17 settembre 2026, sulle pagine della propria strategia digitale, di avere adottato la proposta di regolamento EU KIDS Act, sigla di EU Keeping Internet Digital Spaces Accountable and Trustworthy, anticipata dalla presidente Ursula von der Leyen. Gli scaglioni d’età previsti sono tre. Sotto i 13 anni l’accesso ai servizi di social media è vietato, e resta possibile soltanto l’accesso a servizi video progettati per l’infanzia attraverso un account gestito da un genitore. Fra i 13 e i 14 anni è ammesso soltanto un mini account gestito da un genitore o da un tutore, con funzionalità ridotte, contatti limitati e un tetto di un’ora al giorno. Dai 15 anni l’account diventa autonomo. Resta obbligatoria una verifica dell’età, che però va realizzata senza conservare documenti d’identità e senza dati biometrici. Il perimetro non comprende soltanto i social: rientrano i fornitori di giochi online, i chatbot di intelligenza artificiale e i compagni virtuali. Vengono vietate tre cose in particolare, lo scorrimento infinito privo di punti di arresto, i meccanismi a ricompensa e le notifiche inviate nelle ore di sonno. La proposta inverte l’onere della prova, perché è il fornitore a dover dimostrare che il servizio è sicuro e adeguato all’età, con verifica di revisori indipendenti. Il testo va ora al Parlamento europeo e al Consiglio in procedura legislativa ordinaria. La pagina della Commissione non indica alcuna data di entrata in vigore né di applicazione, non quantifica i costi di adeguamento, non dice chi certifichi gli strumenti di verifica dell’età né con quale tecnologia, non dettaglia le sanzioni, non indica la durata dell’iter e non chiarisce se e come le regole si applichino ai chatbot usati in contesto scolastico o professionale.

Il commento. Il 15 settembre avevamo dedicato una voce alla bozza riservata ottenuta da Euronews, e conviene dire che cosa è cambiato invece di far finta che sia la prima volta. La bozza prevedeva quattro fasce e, soprattutto, escludeva in modo esplicito i servizi progettati e gestiti per l’istruzione. Il testo adottato ne prevede tre e su quel punto tace: non chiarisce se e come le regole valgano per i chatbot usati in contesto scolastico. Per chi lavora in una scuola è la differenza più importante della giornata, perché una certezza che avevamo cinque giorni fa oggi non c’è più, e chi in collegio docenti dirà che la scuola è esclusa starà citando un documento superato. Non significa che sia il momento di riscrivere il regolamento d’istituto: è una proposta che entra adesso nella procedura legislativa ordinaria, la fonte non indica alcuna data di applicazione e non dice nemmeno quanto durerà l’iter. Significa però che tre decisioni concrete diventano più solide se le prendete adesso. La prima riguarda le classi della secondaria di primo grado. Un ragazzo di prima media ha undici anni, sta cioè sotto la soglia dei 13, e se i chatbot restano nel perimetro come il testo adottato dice, chiedere a quella classe di aprirsi un account su un assistente generalista è un’attività che oggi è discutibile e domani sarà fuori norma. Il modo di lavorare che regge in entrambi gli scenari è quello in cui l’account è del docente e lo strumento si usa proiettato, o dentro una piattaforma scelta dalla scuola: mettetelo per iscritto nella programmazione, non lasciatelo alla sensibilità del singolo. La seconda riguarda le famiglie, e arriva giusta per le assemblee di classe di ottobre e novembre. Le tre soglie, il tetto di un’ora al giorno per i tredicenni e il divieto di notifiche nelle ore di sonno sono materiale concreto per una serata con i genitori, molto più efficace di un discorso generale sui pericoli della rete, perché sono numeri che un genitore può confrontare con quello che vede in casa. La terza riguarda gli acquisti: l’inversione dell’onere della prova mette il fornitore nella posizione di dover dimostrare che il servizio è adeguato all’età, e da qui in avanti quella domanda va fatta per iscritto prima di firmare, non dopo. La lezione che resta oltre la giornata è che la protezione dei minori online sta smettendo di essere una questione di educazione civica e sta diventando una questione di come si sceglie uno strumento: la prima la fa il docente, la seconda la fa l’istituto.

D.R.

Fonte: Commissione europea

Segreterie

Il falso Bonus Vacanze non chiede la carta di credito: chiede carta d’identità fronte e retro, tessera sanitaria, tre mesi di buste paga e un selfie, cioè esattamente il plico che ogni supplente manda in segreteria a ogni nomina

Il CERT-AGID segnala il 16 settembre 2026 una campagna di phishing diffusa per posta elettronica che riproduce la pagina iniziale dell’Agenzia delle Entrate e promette un Bonus Vacanze. Il centro la definisce più raffinata della media, perché non chiede subito i dati ma accompagna la vittima attraverso più pagine dall’aspetto istituzionale fino a una finta schermata di accesso che propone tre opzioni di autenticazione. La terza chiede di caricare documenti, e l’elenco comprende la copia fronte e retro della carta d’identità, la tessera sanitaria, le buste paga di tre mesi e un selfie, in aggiunta al numero di telefono e all’indirizzo di posta elettronica della vittima. Non vengono chiesti i dati della carta di pagamento, e per il CERT questo indica il bersaglio vero, cioè il pacchetto documentale completo, utile per il furto d’identità e per l’apertura fraudolenta di finanziamenti a nome della vittima. L’ente impersonato è stato avvisato, è stata chiesta la disattivazione del sito e gli indicatori di compromissione sono stati diffusi agli enti accreditati. La segnalazione ricorda che ai servizi dell’Agenzia delle Entrate si accede con SPID, CIE o CNS, e che nessun bonus richiede un selfie con la carta d’identità. Non dice quante email siano state spedite né quante vittime abbiano caricato i documenti, non riporta i domini nel testo, che compaiono soltanto nel file degli indicatori di compromissione, e non dice se la campagna sia collegata ad altre già note.

Il commento. In una scuola questa campagna trova il terreno più morbido che esista, e la ragione non è la disattenzione di nessuno. I documenti richiesti sono il plico esatto che il personale della scuola consegna di continuo: carta d’identità e tessera sanitaria a ogni presa di servizio, buste paga per la richiesta di un mutuo o di una piccola agevolazione, e ormai anche un selfie per i riconoscimenti a distanza. Un supplente che in un anno prende tre nomine quel plico lo ha caricato tre volte, su tre portali diversi, e la mano va da sola. La spiegazione più comune, cioè che ci casca chi è poco pratico di tecnologia, è quella sbagliata: qui ci casca chi è pratico, perché riconosce una procedura che ha già fatto. Va aggiunto che non vengono chiesti i dati della carta di pagamento, quindi manca il campanello d’allarme che tutti hanno imparato a sentire. Quattro cose da fare, e la prima si fa stamattina. Una circolare di poche righe a docenti e personale ATA, senza allegati e senza collegamenti, con una frase sola da ricordare: ai servizi dell’Agenzia delle Entrate si entra soltanto con SPID, CIE o CNS, e nessun bonus richiede un selfie con la carta d’identità. La seconda riguarda la segreteria come mittente: scrivete nella stessa circolare da quali canali la scuola chiede i documenti al personale, e dichiarate che la segreteria non chiederà mai di caricarli aprendo un collegamento ricevuto per posta. È la parte che quasi nessuno mette per iscritto, ed è l’unica che dà alle persone un metro per riconoscere il falso. La terza è una procedura pronta prima che serva: chi ha caricato i documenti deve sapere a chi dirlo dentro la scuola e che cosa fare nelle ventiquattro ore successive, perché la fonte non dice quante vittime ci siano state e chi ci è caduto non se ne accorge da solo. La quarta riguarda il fascicolo personale, che di quegli stessi documenti è pieno: vale la pena chiedersi, con il responsabile della protezione dei dati, chi in istituto può estrarli e per quale motivo, perché un attacco riuscito verso l’esterno e una copia mal custodita all’interno producono lo stesso danno alla stessa persona. La lezione che dura oltre questa segnalazione è che consigliare di guardare il mittente non basta più, perché la pagina è una copia fedele: regge invece una regola scritta prima, che dica quali richieste sono legittime e da dove arrivano.

D.R.

Fonte: CERT-AGID

Didattica

I Notebook di Gemini si accendono di serie sugli account di scuola in tutto il mondo tranne l’Europa: due interruttori distinti in console, nessun limite d’età dichiarato, e in Italia l’unica finestra utile è quella che si ha adesso, prima dell’attivazione

Google ha annunciato il 17 settembre 2026, sul blog degli aggiornamenti di Google Workspace, che i Notebook dentro l’app Gemini diventano disponibili per gli account di lavoro e di scuola. Sono spazi separati in cui si caricano fino a dieci fonti su un argomento e si tengono lì i progetti e le conversazioni che riguardano quell’argomento. La funzione è attiva di serie, cioè accesa per impostazione predefinita, ed è governata da due impostazioni distinte nella console di amministrazione, l’accesso all’app Gemini e l’accesso a Gemini Notebook, che devono essere accese entrambe. Il rilascio è graduale: è partito il 14 settembre 2026 e la visibilità piena è attesa entro quindici giorni, tanto sui domini a distribuzione rapida quanto su quelli a distribuzione programmata. Riguarda tutti i clienti Google Workspace, gli abbonati a Workspace Individual e gli account Google personali, in tutto il mondo tranne che nello Spazio economico europeo. L’annuncio non dice quando la funzione arriverà nello Spazio economico europeo, e quindi in Italia, nemmeno in modo indicativo, non specifica limiti di età, non elenca le lingue disponibili e non dice che fine facciano le fonti caricate né dove siano conservate.

Il commento. Partiamo dalla parte che toglie l’urgenza: l’Italia è nello Spazio economico europeo, quindi la funzione oggi non compare, e nessuno deve fare niente di corsa. Questa notizia però pesa sulla scuola più che su qualunque altro destinatario, per una ragione semplice: Google Workspace for Education è diffusissimo negli istituti italiani, e quando l’esclusione europea cadrà la funzione si accenderà da sola, sul dominio della scuola, per come è stata progettata. La conclusione comoda, cioè che se ne riparlerà quando arriverà, è quella sbagliata proprio per questo: il momento in cui si decide con calma è adesso, il momento in cui si rincorre è quello in cui un docente scrive alla segreteria chiedendo che cos’è il pulsante nuovo. Tre cose da fare, e la prima è per chi amministra il dominio, spesso l’animatore digitale o un docente con incarico. Aprite la console e guardate come sono messe le due impostazioni, accesso all’app Gemini e accesso a Gemini Notebook, unità organizzativa per unità organizzativa: in quasi tutte le scuole studenti e personale stanno in unità diverse, e quella separazione è esattamente lo strumento che vi permette di decidere in modo diverso per gli adulti e per i minori. Basta lasciare spento uno dei due interruttori per prendere tempo, perché servono accesi entrambi. La seconda riguarda i minori, e nasce da una lacuna della fonte: l’annuncio non specifica limiti di età. In una scuola questo non è un dettaglio, è la prima domanda da girare per iscritto al fornitore o al referente del contratto Workspace for Education, insieme alla seconda, cioè dove finiscono e per quanto restano le fonti caricate, che l’annuncio non dice. La terza riguarda la didattica vera. Uno spazio con al massimo dieci fonti su un argomento assomiglia molto a una ricerca fatta bene, con un numero chiuso di materiali scelti dal docente invece che un pescaggio libero dalla rete, ed è la parte interessante di questo strumento. Ma finché non è disponibile non ci si può costruire sopra una programmazione, e vale la pena dirlo in collegio docenti prima che qualcuno lo annunci come già fattibile. La lezione che resta è la stessa che torna ogni volta: le funzioni accese di serie spostano la decisione dalla scuola al fornitore, e l’unico modo di riprendersela è occupare la finestra di tempo in cui la funzione non c’è ancora.

D.R.

Fonte: Google Workspace Updates

Scuola e lavoro

Negli annunci americani chi lavora in occupazioni esposte all’intelligenza artificiale vede retribuzioni pubblicizzate più alte del 46 per cento contro il 25, ma sui ruoli d’ingresso il vantaggio è di 2 punti: da dire agli studenti prima che glielo racconti qualcun altro

Indeed Hiring Lab pubblica il 17 settembre 2026 un’analisi firmata da Jack Kennedy, economista del centro studi della società, sui milioni di annunci di lavoro pubblicati su Indeed negli Stati Uniti fra il 2021 e il 2026 che indicano una retribuzione. Dal 2021 le retribuzioni pubblicizzate sono cresciute del 46 per cento nelle occupazioni più esposte all’intelligenza artificiale e del 25 per cento in quelle meno esposte, cioè 21 punti di differenza, con una forbice che si allarga soprattutto dal 2024. Il premio cambia molto con l’anzianità: circa 17 punti sui ruoli senior, circa 12 sui ruoli intermedi e appena 2 punti sui ruoli d’ingresso. Sono classificate ad alta esposizione lo sviluppo software, i sistemi e l’assistenza informatica, i dati e l’analisi, il marketing, la banca e la finanza, mentre restano a bassa esposizione l’assistenza alla persona e l’infermieristica, la ristorazione, le pulizie, la manifattura e la produzione. Il metodo che l’autore dichiara è un modello difference-in-differences, con effetti fissi per occupazione e per mese e con il lancio di ChatGPT, nel novembre 2022, come spartiacque. Si tratta di salari pubblicizzati negli annunci e non di salari effettivamente pagati; la fonte non dice quanti annunci compongano il campione né come sia costruita la classificazione dell’esposizione all’intelligenza artificiale, non distingue fra un aumento a parità di mansione e un cambiamento della mansione, e non contiene alcun controllo per il fatto che le occupazioni più esposte siano anche le più concentrate nelle aree metropolitane ad alto costo della vita. È inoltre mercato statunitense.

Il commento. Questi numeri non servono a fare lezione, servono a chi in istituto si occupa di orientamento, e servono soprattutto a correggere una frase che nelle scuole gira da due anni, cioè che imparare a usare l’intelligenza artificiale faccia guadagnare di più. Guardate il 2. Nei ruoli d’ingresso, quelli in cui un diplomato entra davvero, il vantaggio di retribuzione pubblicizzata fra occupazioni esposte e non esposte è di due punti, mentre sui ruoli senior è di diciassette. La lettura onesta è che il mercato americano non sta pagando la familiarità con lo strumento, sta pagando l’esperienza di chi con quello strumento fa qualcosa che vale: e l’esperienza, per definizione, un diciannovenne non ce l’ha. Dirlo a uno studente non è scoraggiarlo, è dargli l’informazione che gli evita di scegliere un corso post diploma sulla base di una promessa che i dati non confermano. Prima di usarle però mettete le cifre nella loro cornice, perché sono più fragili di come sembrano: sono retribuzioni scritte negli annunci e non stipendi pagati, la fonte non dice quanti annunci abbia guardato né come abbia deciso quali occupazioni siano esposte, non separa chi ha avuto un aumento facendo lo stesso lavoro da chi ha cambiato lavoro, e non tiene conto che i mestieri esposti stanno soprattutto nelle grandi città, dove si paga di più a prescindere. Ed è mercato statunitense, quindi non si trasporta in provincia italiana senza avvertire chi ascolta. Due usi concreti. Il primo riguarda gli istituti professionali e i corsi del settore socio sanitario, alberghiero e della ristorazione, che nell’elenco delle occupazioni a bassa esposizione compaiono tutti: l’analisi non dice che quei lavori spariscono, dice che le retribuzioni promesse negli annunci sono cresciute meno. È una differenza che vale la pena spiegare in un incontro di orientamento, perché la versione semplificata che arriva ai ragazzi è sempre la prima. Il secondo riguarda i percorsi per le competenze trasversali negli indirizzi tecnici e informatici: se il premio si concentra su chi è senior, la cosa che la scuola può davvero dare non è la padronanza dell’ultimo strumento, che cambia ogni sei mesi, ma il mestiere di base e la capacità di controllare un risultato. La lezione che dura oltre questi numeri è che il vantaggio non sta nel sapere usare l’intelligenza artificiale, sta nel sapere abbastanza del proprio lavoro da accorgersi quando sbaglia.

D.R.

Fonte: Indeed Hiring Lab

Fondi e bandi

Cinquecentocinque milioni per la ricerca industriale nelle sette regioni del Mezzogiorno, con precompilazione dal 24 settembre e sportello alle 10 del 7 ottobre: una scuola non partecipa, e lo diciamo subito, ma per gli ITS e i tecnici del Sud c’è una porta stretta

Il Servizio Nuove Imprese di Unioncamere riferisce il 16 settembre 2026 l’apertura della misura Scoperta imprenditoriale II, con oltre 505 milioni di euro, precisamente 505,8, per progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale nelle sette regioni del Mezzogiorno, e cioè Campania, Puglia, Calabria, Sicilia, Sardegna, Basilicata e Molise. I progetti devono essere coerenti con la Strategia nazionale di specializzazione intelligente, indicata con la sigla SNSI, oppure volti a nuove traiettorie tecnologiche. I costi ammissibili devono stare fra 1 e 5 milioni di euro e la durata fra i diciotto e i trentasei mesi. L’agevolazione è mista: un finanziamento agevolato pari al 40 per cento, a tasso ridotto e con durata fino a otto anni, più un contributo a fondo perduto fino al 40 per cento per le piccole imprese, al 35 per cento per le medie, al 30 per cento per le grandi e al 60 per cento per gli organismi di ricerca. Alle piccole e medie imprese e alle reti d’impresa è riservato il 60 per cento delle risorse. La precompilazione parte il 24 settembre 2026 sulla piattaforma del Fondo per la crescita sostenibile, lo sportello apre alle ore 10:00 del 7 ottobre 2026 con procedura a sportello in ordine cronologico. Nella notizia non compaiono gli estremi del decreto direttoriale né la data di chiusura dello sportello, l’elenco delle spese ammissibili non è dettagliato e l’intelligenza artificiale non viene nominata fra le tecnologie ammissibili, con un rinvio generico alla SNSI.

Il commento. Per un istituto scolastico statale questa misura non ha rilevanza diretta, e non la costruiremo per forza: parla di ricerca industriale e sviluppo sperimentale, si rivolge a imprese e organismi di ricerca e chiede progetti che partono da 1 milione di costi ammissibili, una cifra che non ha niente a che vedere con i bilanci di una scuola. Chi la riporta in collegio docenti come un’opportunità per l’istituto sta facendo perdere tempo. Esiste però una porta stretta, e vale la pena descriverla con precisione invece di alludervi. La misura riconosce agli organismi di ricerca il contributo a fondo perduto più alto, il 60 per cento, e riserva il 60 per cento delle risorse a piccole e medie imprese e reti d’impresa: significa che i progetti che verranno presentati nelle sette regioni saranno in buona parte aggregazioni fra imprese e soggetti che fanno ricerca. Una fondazione ITS del Mezzogiorno, che ha già relazioni con le aziende del proprio settore e con l’università di riferimento, è il tipo di soggetto che in quelle aggregazioni può trovare un posto, a patto di verificare una cosa che la fonte non dice, cioè come la misura definisca un organismo di ricerca ai propri fini: quella definizione sta nel testo della misura e non nella notizia, e va letta prima di qualunque telefonata. Per un istituto tecnico statale il discorso è diverso e più modesto, ma non nullo: se un’azienda del territorio con cui già collaborate presenta un progetto, il momento per chiederle se i nuovi laboratori potranno essere visti dagli studenti durante i percorsi per le competenze trasversali è adesso, quando il progetto si scrive, non fra due anni quando è finito. Sulle date c’è poco da interpretare: precompilazione dal 24 settembre 2026, sportello alle 10 del 7 ottobre 2026 in ordine cronologico, e chi arriva quel giorno senza il progetto pronto non entra. Una cautela infine su un punto che in ambito scolastico verrà dato per scontato: la notizia non nomina l’intelligenza artificiale fra le tecnologie ammissibili e rinvia genericamente alla SNSI, quindi chi sta pensando a un progetto su quel tema deve andarsi a leggere dove esattamente è scritto. La lezione che vale oltre questa misura, e che serve anche quando si scrivono progetti scolastici, è che una partnership utile si costruisce mesi prima della scadenza, mai nelle due settimane in cui si compila il modulo.

D.R.

Fonte: Unioncamere – Servizio Nuove Imprese

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