lunedì 7 Settembre 2026
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Rassegna AI

Dalla piattaforma con cui le famiglie e il personale mandano i moduli online sono usciti gli allegati, certificati medici compresi, e la prima cosa da fare in segreteria non è cambiare le password ma avvisare prima che arrivi la telefonata

Il Gruppo Spaggiari ha pubblicato la comunicazione ufficiale sull'accesso non autorizzato al modulo Modulistica Smart della piattaforma Bergantini, quello con cui personale e famiglie compilano domande e moduli online: sono coinvolti i documenti allegati alle istanze, che possono contenere dati personali, recapiti e certificati medici, mentre il registro elettronico ClasseViva risiede su un'infrastruttura separata e le verifiche lo escludono. Nella stessa giornata Agenda Digitale spiega perché il 31 ottobre non è la data entro cui si diventa conformi a NIS2 ma quella da cui l'Agenzia nazionale può venire a controllarlo, Sony e Warner Music portano in tribunale chi costruisce uno degli assistenti più usati per come è stato addestrato sulla musica protetta, i dati di spesa di settantamila aziende dicono che il modello più potente sul mercato non è quello che si compra perché costa troppo, e Alibaba mostra un'architettura pensata per far girare questi sistemi su macchine normali invece che su schede grafiche da decine di migliaia di euro.

Asterope 30 Agosto 2026 aggiornato il 1 Settembre 2026

Rassegna AI del 30 agosto 2026: Dalla piattaforma con cui le famiglie e il personale mandano i moduli online sono usciti gli allegati, certificati medici compresi, e la prima cosa da fare in segreteria non è cambiare le password ma avvisare prima che arrivi la telefonata

L’edizione di oggi comincia dalla notizia che in questi giorni sta girando nelle chat dei genitori in una versione sbagliata. Non è vero che è stato violato il registro elettronico: ClasseViva sta su un’infrastruttura separata e le verifiche lo escludono, quindi voti, assenze e note non sono usciti. È vero però che dal modulo con cui si mandano le domande online sono usciti gli allegati, cioè certificati medici, documenti e la documentazione delle richieste del personale. Sono due cose molto diverse, e per una scuola dirle bene alle famiglie è il primo lavoro della settimana, prima di qualunque questione tecnica.

Le altre quattro notizie hanno un filo comune, che è il momento dell’anno in cui capitano. Settembre è quando si firmano i contratti, si rinnovano le piattaforme, si decidono gli acquisti e si aprono le utenze del personale nuovo. La notizia sulla scadenza del 31 ottobre serve a capire che cosa chiedere ai fornitori adesso che stanno preparando le risposte per qualcun altro. Quella sulla causa delle case discografiche serve prima di caricare sul sito il prossimo video con la musica sotto. Quella sui costi dei modelli serve a chi in questi giorni deve dire di no a una proposta cara.

L’ultima, quella che sembra più tecnica, è la più interessante per chi ha a che fare con documenti che non dovrebbero uscire dall’istituto: sta cambiando il conto economico dei sistemi che si possono tenere in casa. Non è una cosa da comprare oggi, è una domanda da fare prima di firmare un contratto di tre anni.

Segreteria e famiglie

Voti e assenze non sono stati toccati, ma gli allegati delle domande sì: chi ha mandato un certificato medico alla scuola ha mandato un documento che adesso è in mano a qualcun altro

Il Gruppo Spaggiari Parma ha pubblicato una comunicazione ufficiale sull’accesso non autorizzato rilevato il 30 giugno 2026 al modulo Modulistica Smart della piattaforma Bergantini, quello che personale scolastico, famiglie e candidati usano per compilare e inviare moduli e istanze online. I dati coinvolti sono i documenti allegati alle istanze, che possono contenere dati personali, recapiti e certificati medici, oltre alla documentazione a corredo delle richieste del personale. Il registro elettronico ClasseViva non è coinvolto: risiede su un’infrastruttura separata, e le verifiche forensi lo escludono dalla violazione. L’incidente è stato notificato al Garante per la protezione dei dati personali, all’Agenzia per la cybersicurezza nazionale e alla polizia giudiziaria. Alle scuole viene chiesto di informare famiglie e personale usando i modelli forniti, chiarendo che voti e registrazioni delle presenze sono al sicuro, e di segnalare la possibilità di comunicazioni sospette che facciano riferimento a questioni scolastiche. Alle famiglie si raccomanda prudenza davanti a messaggi di posta, SMS o telefonate non richieste che chiedano dati personali o pagamenti a proposito della scuola; il cambio della password di ClasseViva è indicato come possibile ma non necessario. I servizi risultano pienamente operativi dal 17 luglio 2026, senza interruzioni delle attività didattiche e amministrative.

Il commento. La comunicazione dice due cose che conviene tenere separate, perché in questi giorni si stanno confondendo. La prima è tranquillizzante ed è vera: il registro elettronico non è stato toccato, quindi voti, assenze e note non sono usciti da nessuna parte. La seconda è più scomoda e riguarda quello che è uscito davvero, cioè gli allegati dei moduli. Provate a pensare che cosa allega una famiglia o un docente a una domanda: un certificato medico, un documento di identità, una certificazione, la documentazione di una richiesta di permesso o di congedo. Sono documenti che dicono cose delicate su persone precise, e in molti casi su minori. Non è un elenco di indirizzi. La cosa da fare per prima, prima ancora di qualunque questione tecnica, è comunicare. La comunicazione della scuola alle famiglie non serve a mettersi al riparo, serve a un motivo molto pratico: chi ha ricevuto un avviso dalla scuola riconosce la telefonata falsa quando arriva. La truffa che ci si può aspettare in queste settimane non è generica, è la telefonata di qualcuno che cita la pratica giusta, il nome giusto e magari il certificato giusto, e chiede un pagamento per una gita, un bollettino da rifare, un rimborso da sbloccare. Una famiglia avvisata si insospettisce, una famiglia non avvisata no. Usate i modelli che il fornitore ha messo a disposizione, ma aggiungeteci una riga vostra, ed è la riga che conta: la scuola non chiede mai pagamenti o dati per telefono, e in caso di dubbio si richiama il numero della segreteria che trovate sul sito dell’istituto. Poi ci sono tre cose da fare in segreteria e nessuna richiede un tecnico. Prima: mettete agli atti la comunicazione del fornitore con la data in cui l’avete ricevuta, perché se domani un genitore o il Garante vi chiede quando avete saputo, quella data è la vostra risposta. Seconda: chiedete per iscritto al fornitore l’elenco delle categorie di dati coinvolti riferite al vostro istituto, non in generale, perché il titolare del trattamento di quei documenti è la scuola e la valutazione se informare i singoli interessati spetta a voi con il vostro responsabile della protezione dei dati, non al fornitore. Terza, ed è la più utile per l’anno che comincia: guardate quali altri moduli online avete in giro, quelli fatti con i servizi gratuiti, i questionari, le iscrizioni alle attività pomeridiane. Se sono anni che qualcuno allega documenti dentro un modulo creato da un docente con un account personale, quel materiale è più esposto di quello che è appena successo, e non c’è nessuna comunicazione ufficiale che ve lo verrà a dire.

D.R.

Fonte: Gruppo Spaggiari Parma

Regole e prove

Il 31 ottobre non è la data entro cui mettersi in regola, è quella da cui possono venire a chiedere le prove, e la differenza vale anche per la dichiarazione sull’intelligenza artificiale che avete messo sul sito

Su Agenda Digitale, Andrea Cabras corregge un equivoco diffuso sulla direttiva NIS2. Il 31 ottobre 2026 non è il termine entro cui adottare le misure di sicurezza di base: è la data a partire dalla quale l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale può cominciare a verificare che quelle misure ci siano. Non è la data entro cui si diventa conformi, scrive l’autore, ma quella da cui l’Agenzia può accertare che lo si sia. La conseguenza pratica è che a chi verifica non servono le procedure scritte ma le prove documentate che i processi funzionano davvero, e le prove hanno bisogno di tempo perché mostrano una continuità di mesi. L’articolo avverte che una documentazione ricostruita a posteriori si riconosce, e che l’obbligo di notifica degli incidenti, operativo dal 15 gennaio 2026, non si può inventare. Le indicazioni sono di attivare subito i meccanismi ricorrenti e di generare registrazioni autentiche con le attività ordinarie, come le scansioni delle vulnerabilità, le revisioni degli accessi e le prove di ripristino dei salvataggi, documentando ogni attività con date e approvazioni.

Il commento. Diciamolo subito, perché il rispetto per chi legge viene prima: la maggior parte degli istituti scolastici non rientra fra i soggetti obbligati da NIS2, e chi vi dice che dal 31 ottobre la vostra scuola rischia una sanzione vi sta vendendo qualcosa. Mettiamo questa notizia lo stesso, per due ragioni che riguardano voi da vicino. La prima è che l’obbligo arriva comunque, ma dai fornitori: chi vi vende il registro elettronico, la piattaforma didattica o i servizi in rete si sta muovendo adesso su queste richieste, e questo è il momento buono per chiedergli come è messo, mentre sta preparando le risposte per qualcun altro. Bastano due domande in una mail di rinnovo: siete soggetti a NIS2 e a che punto siete, e in caso di incidente entro quante ore ci avvisate. La seconda ragione è la lezione dell’articolo, che è la cosa più utile che leggerete quest’anno sulla conformità, e vale identica per la dichiarazione sull’intelligenza artificiale che dal 2 agosto molte scuole hanno messo sul sito. La conformità non è un documento, è una traccia che si accumula. Se avete scritto che i testi pubblicati sono controllati da una persona, quella frase vale quanto le prove che ne avete: chi controlla, quando, con quale esito. Se non esiste nessuna traccia, avete scritto una frase e basta, e a differenza di quanto si crede è peggio che non aver scritto niente. Le cose da far partire adesso, che valgono su tutti e due i fronti e costano un pomeriggio, sono tre. Un registro semplice, anche un foglio condiviso, dove si annota data, persona ed esito ogni volta che si fa una cosa di sicurezza: revisione di chi ha accesso a cosa, cambio delle utenze, prova di ripristino. La prova di ripristino di un salvataggio fatta davvero almeno una volta, e qui c’è un motivo in più per farla a settembre: il salvataggio che nessuno ha mai riprovato è quello che non funziona il giorno che serve. E la revisione delle utenze del personale che cambia, che in una scuola è il buco più grande di tutti: a settembre entrano ed escono supplenti, e le credenziali di chi non c’è più restano attive per mesi. Farlo adesso è insieme una misura di sicurezza e la registrazione che dimostra di averla presa.

D.R.

Fonte: Agenda Digitale

Diritto d’autore

Due grandi case discografiche portano in tribunale chi costruisce uno degli assistenti più usati, e la domanda che ne esce per una scuola riguarda il video del saggio e la musica che ci avete messo sotto

L’ANSA, riprendendo Axios, riferisce che le divisioni musicali di Sony e Warner Music hanno depositato un ricorso congiunto contro Anthropic davanti alla corte federale della California settentrionale. Insieme alla società sono citati l’amministratore delegato Dario Amodei e il cofondatore Benjamin Mann. L’accusa è di furto di proprietà intellettuale: secondo le case discografiche l’azienda avrebbe addestrato illegalmente i propri modelli utilizzando decine di migliaia di composizioni protette dal diritto d’autore. La notizia è del 30 agosto 2026. Viene presentata come il primo grande contenzioso di quella che si annuncia come una battaglia di anni fra industria musicale, intelligenza artificiale e tutela della proprietà intellettuale, e non è isolata: BMG ha già depositato una causa separata nella quale contesta la violazione di 493 composizioni specifiche.

Il commento. La causa in sé è lontana e durerà anni, ma apre una questione che in una scuola si presenta almeno tre volte l’anno e che di solito si risolve senza pensarci. Il video del saggio di fine anno con la musica sotto. Il filmato del viaggio di istruzione caricato sul sito. La presentazione per l’open day con le immagini generate. Il podcast della classe. Fino a ieri il ragionamento era che tanto è roba scolastica, non si vende niente, e quindi non fa danno a nessuno. Vale la pena sapere che la pubblicazione sul sito o sui canali dell’istituto è pubblicazione anche se non ci sono soldi di mezzo, e che chi risponde è la scuola che pubblica, non lo strumento che ha generato. Le cose pratiche sono due. La prima riguarda gli strumenti: se un’insegnante genera musica o immagini per un lavoro che finirà online, meglio farlo con l’account dell’istituto e non con un profilo personale gratuito, perché le condizioni d’uso sono diverse e in genere solo i piani a pagamento dicono qualcosa su chi risponde se il risultato viene contestato. La seconda è una regola di buon senso che si insegna anche ai ragazzi: non chiedete mai nello stile di un artista o di un cartone animato riconoscibile. È il gesto che trasforma un uso difendibile in uno indifendibile, e nelle scuole si fa continuamente, non per malizia ma perché citare un nome noto è il modo più rapido di spiegare a una macchina che cosa si vuole. Sulla musica in particolare la strada semplice esiste ed è meglio di qualunque discussione: esistono cataloghi con licenza, spesso gratuiti per uso didattico, e la licenza è un foglio che si archivia. Poi c’è la parte che vale più di tutto il resto, e cioè che questa vicenda è materiale didattico bello e pronto. Un’ora su che cosa significa che un sistema è stato addestrato su opere di qualcuno, e su quale sia la differenza fra imitare e copiare, insegna più di dieci circolari sull’uso responsabile della tecnologia, perché parte da una cosa che i ragazzi usano tutti i giorni e finisce in un tribunale vero.

D.R.

Fonte: ANSA

Spesa

Il modello più potente sul mercato raccoglie appena l’undici per cento della spesa perché costa troppo per il lavoro ordinario, ed è la risposta a chi propone alla scuola l’abbonamento più caro

Hardware Upgrade riporta i dati di spesa raccolti da Ramp su circa settantamila aziende statunitensi, dai quali risulta che Fable 5, il modello di punta di Anthropic uscito a giugno 2026, rappresenta soltanto l’undici per cento della spesa rivolta all’azienda, e che la sua adozione si è stabilizzata invece di crescere. Il listino è di 10 dollari per milione di unità di testo in ingresso e 50 dollari per milione in uscita. La spiegazione dell’economista di Ramp Ara Kharazian è che il modello è semplicemente troppo caro: le organizzazioni tengono i modelli di punta per i compiti complessi e usano alternative meno costose per il lavoro ordinario, tanto che modelli più vecchi della stessa azienda raccolgono una quota di spesa più alta, e crescono anche i modelli a pesi aperti dei fornitori cinesi Moonshot e Z.ai. L’articolo ricorda che il lancio di giugno è stato accidentato, fra una limitazione temporanea alla vendita verso clienti stranieri e le segnalazioni dei primi utenti su vincoli giudicati troppo stretti, e colloca il tutto in un quadro di ricavi annualizzati inferiori alle attese degli investitori.

Il commento. Questa notizia arriva nel mese in cui si decidono gli acquisti, ed è un argomento in mano a chi deve dire di no. Quando arriva la proposta della piattaforma con l’intelligenza artificiale più potente, il pacchetto premium per tutto l’istituto, la formazione inclusa, potete rispondere con un dato: settantamila aziende che pagano con i loro soldi tengono lo strumento più potente per i pochi lavori difficili e usano roba più economica per tutto il resto. Nella scuola il resto è quasi tutto: preparare una verifica differenziata, riscrivere un testo in versione semplificata, mettere in bella una circolare, tradurre una comunicazione per una famiglia straniera, riassumere un verbale. Sono lavori ordinari e non richiedono il modello più caro del listino. La domanda da fare al fornitore, e vale la pena farla per iscritto, non è quale modello usate ma quale modello usate per quale compito e quanto costa quel compito. Chi lavora seriamente risponde con dei numeri; chi vi risponde citando solo il nome del modello più famoso vi sta vendendo un’etichetta, e nella scuola quell’ etichetta si paga con i fondi di un progetto che poteva comprare altro. Un modo di verificare senza spendere niente: prendete venti compiti veri, quelli che la segreteria o i docenti fanno ogni settimana, fateli passare da due strumenti diversi, uno costoso e uno gratuito o economico, e guardate i risultati voi, senza guardare le classifiche. Sulla gran parte dei lavori ordinari la differenza non si vede, e il costo cambia di dieci volte. Ultima cosa, quella che vale per i contratti pluriennali: non fatevi vincolare al nome di un modello. Cambiano ogni pochi mesi, e la stessa notizia che oggi racconta un modello troppo caro fra sei mesi ne racconterà un altro diventato conveniente. Chiedete che si possa cambiare motore senza rifare il lavoro e senza rinegoziare tutto.

D.R.

Fonte: Hardware Upgrade

Dati che non escono

Alibaba mostra un’architettura che tiene la parte più grossa del modello nella memoria normale di un computer, e per una scuola la posta in gioco è poter lavorare sui documenti senza mandarli fuori

StartupItalia riferisce che Alibaba ha rilasciato Qwen3.8-Flash-Next come anticipazione delle scelte architetturali che useranno per Qwen4. Il modello ha 125 miliardi di parametri complessivi ma ne attiva solo 6 miliardi per ogni unità di testo elaborata. La novità sta in uno strato da 51 miliardi di parametri che funziona come una specie di dizionario delle sequenze più frequenti e che può stare nella memoria di sistema del computer invece che in quella, molto più costosa, delle schede grafiche: l’obiettivo dichiarato è rendere l’esecuzione più accessibile su acceleratori con poca memoria e ridurre la dipendenza dai processori di fascia alta. Il confronto con la generazione precedente dà la misura: Qwen3.7-Plus richiedeva 397 miliardi di parametri con 17 miliardi attivi per unità di testo, mentre qui il calcolo attivo scende a circa un terzo. I pesi sono distribuiti su Hugging Face con una licenza aperta della comunità Qwen. L’articolo precisa che i risultati provengono solo dalle prove interne di Alibaba e che non esistono ancora verifiche indipendenti, e legge la mossa come uno spostamento della competizione dalla potenza pura all’efficienza e all’accessibilità dell’hardware.

Il commento. Sembra la notizia più lontana dalla scuola e invece è quella che, se la strada funziona, cambia di più. Il problema di fondo di una scuola con questi strumenti è sempre lo stesso e non è il costo: è che i documenti su cui servirebbe lavorare sono documenti che non dovrebbero uscire. Le certificazioni, i piani didattici personalizzati, le relazioni sui casi, le pratiche del personale. Finora l’unica alternativa a mandarli su un servizio esterno era tenerli fuori del tutto, perché far girare un modello dentro l’istituto richiedeva macchine che costano quanto un anno di supplenze. Se una parte grossa del lavoro può stare nella memoria normale di un server, quel calcolo cambia. Non è un motivo per comprare niente, ed è importante dirlo: è un motivo per cambiare una domanda. Quando un fornitore vi propone qualcosa che lavora sui vostri documenti, chiedetegli se il sistema può funzionare dentro la rete della scuola e che cosa cambia nel prezzo. Fino a un anno fa la risposta era no per tutti, da qui in avanti per qualcuno comincerà a essere sì, e conviene saperlo prima di firmare un contratto lungo che manda tutto fuori. Due avvertenze, perché qui l’entusiasmo costa. La prima la scrive l’articolo e va ripetuta: i numeri sono quelli dichiarati da chi vende, nessuno li ha verificati in modo indipendente, e finché non succede sono una promessa, non un risultato. La seconda la aggiungiamo noi ed è quella che in una scuola pesa di più: un sistema tenuto in casa non costa solo la macchina, costa qualcuno che se ne occupi. Aggiornamenti, salvataggi, controllo di chi accede, e una persona che risponde quando smette di funzionare in settimana di scrutini. Se quella persona non c’è, e nella maggior parte degli istituti non c’è, il servizio esterno resta la scelta giusta: allora però tornano buone le domande di sempre, dove stanno i dati, chi vi risponde in caso di incidente e come si esce dal contratto. Che poi è esattamente la lezione della prima notizia di oggi.

D.R.

Fonte: StartupItalia

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