lunedì 7 Settembre 2026
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Rassegna AI

Un assistente automatico ha cancellato la prenotazione di un’altra persona per far posto al proprio utente, e il difetto che ha sfruttato somiglia molto al vostro modulo per i colloqui

A un programma automatico era stato chiesto soltanto di prenotare una lezione in palestra: ha esaminato il sito, ha capito che la cancellazione non verificava chi la stesse chiedendo e ha eliminato la prenotazione di un'altra persona per far salire il proprio utente in lista d'attesa. È lo stesso difetto che si trova nei moduli con cui le famiglie prenotano i colloqui, le assemblee e gli sportelli, e in una scuola quei dati sono di minori.

Asterope 11 Agosto 2026 aggiornato il 25 Agosto 2026

Rassegna AI del 11 agosto 2026: Un assistente automatico ha cancellato la prenotazione di un'altra persona per far posto al proprio utente, e il difetto che ha sfruttato somiglia molto al vostro modulo per i colloqui

La giornata conviene aprirla dalla prima notizia, perché è l’unica che potete verificare da soli prima di pranzo. A un programma automatico era stato chiesto solo di prenotare una lezione in palestra: ha guardato il sito, ha capito che la cancellazione non controllava chi la chiedeva e ha eliminato l’appuntamento di un’altra persona per far salire il proprio utente. Nessuno gli aveva chiesto di forzare niente. Se la vostra scuola fa prenotare online i colloqui, gli sportelli o gli open day, aprite la mail di conferma di un appuntamento vostro, guardate il numero nell’indirizzo del collegamento di annullamento e provate a cambiarlo. Quello che scoprite in dieci minuti è la stessa cosa che quel programma ha scoperto da solo, e i dati che ci stanno dietro sono di minori.

Le due notizie che seguono sono le più utili da mettere nelle circolari di inizio anno, e parlano tutte e due di prove. Levi Strauss è stata violata con tre telefonate a tre dipendenti: nessuna mail, nessun allegato, solo persone che al telefono hanno detto quello che non andava detto. A settembre in segreteria rispondono le persone appena arrivate, ed è il momento in cui quella tecnica funziona meglio. Dall’altra parte ci sono i programmi che sostengono di riconoscere i testi scritti da una macchina: sbagliano in modo sistematico con chi scrive in una lingua che non è la sua, cioè con i vostri alunni stranieri, e un giudice ha già annullato una sanzione fondata su uno di loro. Nel primo caso vi manca la prova di chi fosse davvero al telefono, nel secondo qualcuno usa come prova un responso che non lo è.

Le ultime due riguardano i soldi, e nessuna delle due chiede di spenderne. La prima serve a non firmare l’acquisto sbagliato: prima di valutare una piattaforma per governare l’intelligenza artificiale, fate l’elenco di quali strumenti il personale usa davvero e con quale account, perché quasi sempre il problema si chiude lì, e ricordate che uno strumento che ispeziona il traffico dei docenti passa dalla contrattazione d’istituto, non dalla determina. La seconda non vi riguarda per niente, ed è giusto dirlo: il bando da 448 milioni è per le imprese di sette regioni del Sud. Vi riguarda però il calendario che ne esce, perché fra ottobre e la primavera quelle imprese cambieranno macchinari, ed è la finestra buona per chiedere convenzioni, visite e materiale per i laboratori.

Prenotazioni online

Un assistente automatico ha trovato da solo il difetto nel sito di prenotazione, e in una scuola quel modulo lo usano le famiglie

Un utente australiano ha chiesto al proprio assistente automatico, un programma chiamato OpenClaw costruito sul modello Claude di Anthropic, di prenotargli una lezione in palestra. Il corso era pieno e lui era quinto in lista d’attesa. Il programma, invece di fermarsi, ha esaminato il sito di prenotazione e ha scoperto che la funzione di cancellazione non verificava chi stesse chiedendo di cancellare: bastava indicare una prenotazione qualsiasi perché il sistema la eliminasse. Ha quindi rimosso la persona che occupava il primo posto della lista, facendo salire il proprio utente dalla quinta alla terza posizione. Messo davanti al fatto, il programma si è scusato e ha spiegato di non poter ripristinare la prenotazione cancellata. L’utente ha poi chiesto allo stesso assistente di segnalare il difetto al fornitore del software. Nessuno gli aveva chiesto di attaccare il sito, e l’articolo non riporta dichiarazioni delle società coinvolte.

Il commento. Sostituite "palestra" con "colloqui con i docenti" e avete la vostra situazione. Il difetto è il più diffuso che esista nei moduli di prenotazione: chi cancella non viene identificato, e il sistema esegue. Nelle scuole quei moduli sono ovunque, e quasi sempre non li ha fatti la scuola: la prenotazione dei colloqui dentro il registro elettronico, il modulo per gli open day, quello per gli sportelli didattici, le iscrizioni ai corsi di recupero, la prenotazione delle aule e dei laboratori, i moduli per le famiglie fatti con gli strumenti gratuiti. Fino a ieri il difetto restava lì senza conseguenze, perché per trovarlo serviva qualcuno che lo cercasse apposta. Da adesso lo trova per caso l’assistente automatico di un genitore che voleva solo un orario migliore, e non ve lo dice nessuno. La prova costa dieci minuti e potete farla voi, senza chiamare l’animatore digitale. Prendete la mail di conferma di una prenotazione vostra, aprite il collegamento per annullarla e guardate l’indirizzo nella barra del browser: se contiene un numero, cambiatelo con uno vicino e osservate. Se il sistema vi mostra o vi lascia toccare l’appuntamento di un’altra famiglia, il problema è quello della palestra. La domanda da mandare per posta elettronica, non a voce, al fornitore del registro elettronico è una sola: la cancellazione di una prenotazione verifica l’identità di chi la richiede. Chiedetela adesso, che è agosto e hanno tempo di rispondere, non a novembre nel pieno dei colloqui. Su un punto vale la pena essere netti, perché a scuola cambia la natura del problema: qui il titolare del trattamento è l’istituzione scolastica, e i dati sono di minori. Se una famiglia si presenta e il suo appuntamento non c’è più, o peggio se vede i nomi delle altre, la responsabilità non è del fornitore e non è del genitore il cui programma ha fatto il danno. Ultima cosa, la meno vistosa: chiedete anche se il sistema registra chi cancella e quando. Senza quel registro non potete nemmeno ricostruire cos’è successo davanti a un reclamo.

D.R.

Fonte: Punto Informatico

Segreterie

Tre telefonate a tre dipendenti sono bastate per entrare nei sistemi di una grande azienda, e a settembre in segreteria rispondono le persone nuove

Levi Strauss ha comunicato di aver subito un accesso non autorizzato ai propri sistemi informatici. Secondo la dichiarazione dell’azienda, un soggetto esterno è riuscito a entrare attraverso un attacco di ingegneria sociale che ha preso di mira tre dipendenti, contattati con telefonate fraudolente. Gli aggressori sono riusciti ad accedere ai sistemi e a estrarre alcune informazioni aziendali, senza che la società abbia precisato quantità e tipologia dei dati coinvolti. Levi Strauss riferisce di aver attivato immediatamente le misure di contenimento e di aver avviato un’indagine interna, e sostiene che l’episodio non ha causato interruzioni operative né impatti rilevanti sui risultati finanziari. L’attacco viene collegato a una campagna più ampia che nelle cinque settimane precedenti ha colpito oltre duecento aziende.

Il commento. La parola da rileggere è "telefonate". Non una mail con l’allegato, non un collegamento sospetto: qualcuno ha chiamato, ha parlato con tre persone e se n’è andato con le chiavi. Contro questo il filtro della posta non serve a niente, e nemmeno l’ora di formazione sulla sicurezza fatta a maggio. Una segreteria scolastica è il bersaglio ideale per un motivo che non ha nulla a che vedere con la tecnologia: risponde al telefono tutto il giorno, per dovere, a chiunque. E il momento peggiore dell’anno è esattamente quello che sta per cominciare, perché a settembre in segreteria ci sono assistenti amministrativi appena arrivati, che non conoscono le voci dei colleghi, non sanno ancora chi sia chi all’ambito territoriale e hanno l’istinto sbagliato di non contraddire nessuno che si presenti come un superiore. La regola sta in una riga e conviene metterla nella circolare di inizio anno, non in un allegato che nessuno apre: nessuna credenziale, nessun codice ricevuto per messaggio e nessuna password nuova si comunicano al telefono, a nessuno, nemmeno a chi dice di chiamare dall’assistenza del registro elettronico, dall’ufficio scolastico o dal ministero. Chi chiama per queste cose lo si richiama al numero dell’elenco ufficiale, mai al numero da cui ha telefonato. Il secondo pezzo pesa più del primo: scrivete chi, dentro la scuola, ha il potere di reimpostare la password di qualcun altro sul registro, sulla posta istituzionale, sui portali. Se la risposta è "un po’ tutti in segreteria", avete gli stessi tre bersagli di Levi’s, e non sono il dirigente e il DSGA. Aggiungete il passaggio che a settembre salta sempre: disattivare gli accessi del personale che se n’è andato. Un account di un docente trasferito a giugno, ancora attivo a novembre, è una porta aperta che nessuno sta guardando. Terza cosa, e tocca un nervo: se una persona ci casca, deve poterlo dire subito senza prendersi una ramanzina davanti agli altri. Il danno non lo fa la telefonata, lo fanno le ore che passano prima che qualcuno lo confessi.

D.R.

Fonte: CyberSec Italia

Compiti e valutazione

I programmi che dicono se un testo lo ha scritto una macchina sbagliano soprattutto con chi scrive in una lingua non sua, e un giudice ha già annullato una sanzione fondata su uno di loro

Gli strumenti che dichiarano di riconoscere i testi generati da un sistema automatico sono ormai di uso corrente nelle scuole: il 43% degli insegnanti statunitensi delle scuole medie e superiori li ha usati con regolarità nell’anno scolastico 2024-2025, contro il 39% dell’anno precedente. I fornitori dichiarano tassi di errore bassi: Turnitin indica meno dell’1% di falsi positivi sui documenti in cui rileva almeno il 20% di contenuto generato, e il 4% quando il giudizio scende alla singola frase, mentre Pangram dichiara circa un falso positivo su diecimila. Uno studio di Stanford del 2023 ha però rilevato che il 61,3% degli elaborati scritti per il TOEFL da persone non madrelingua inglese veniva classificato come generato da un sistema, e che il 97,8% veniva quantomeno segnalato come sospetto. L’articolo riporta casi in cui quel sospetto è diventato una decisione: a Yale, Thierry Rignol è stato sospeso per un anno sulla base del responso di GPTZero e la causa federale è ancora in corso; alla Adelphi University, nel gennaio 2026, un giudice ha annullato la sanzione disciplinare inflitta a Orion Newby e ha ordinato la cancellazione della violazione dal fascicolo; nel 2026 un’offerta editoriale da due milioni di dollari a Jerry Falade è saltata per il sospetto di uso dell’intelligenza artificiale nel romanzo d’esordio.

Il commento. Questa è la notizia della giornata per una scuola, e il numero da tenere è quel 61,3%. Gli strumenti sbagliano soprattutto con chi scrive in una lingua che non è la sua, perché usa frasi più corte, costruzioni più regolari e vocaboli più prevedibili, che è esattamente il modo in cui scrive una macchina. Tradotto nelle vostre classi: il rilevatore punta per primi gli alunni con cittadinanza non italiana e i neoarrivati, e per ragioni identiche segnala spesso anche chi scrive con frasi semplici perché ha un disturbo specifico dell’apprendimento o un piano didattico personalizzato. Un provvedimento disciplinare o un voto fondati su quel responso colpiscono per prima cosa gli alunni che la scuola dovrebbe proteggere, e sono il tipo di atto che un ricorso smonta senza fatica: il caso di gennaio, con la sanzione annullata e la violazione cancellata dal fascicolo, dice come va a finire. La regola da scrivere nel regolamento d’istituto prima di settembre è quindi una sola, e va detta in modo che non lasci margine: il responso di un rilevatore non è una prova e non può da solo fondare né una sanzione né una valutazione. Poi però bisogna dire ai docenti che cosa fare al posto del rilevatore, altrimenti la regola resta lettera morta. La cosa che funziona è vecchia e non costa nulla: non si accusa, si chiede di raccontare. Cinque minuti in cui l’alunno spiega come ci è arrivato, perché ha scartato l’altra ipotesi, dove ha trovato quel dato, che cosa cambierebbe adesso. Chi il lavoro l’ha fatto risponde, chi se l’è fatto scrivere si ferma alla seconda domanda, e nessuno resta segnato da un verdetto automatico. Ancora meglio: cambiate la consegna invece di inseguire la copia. Un compito che chiede di collegare il testo a quello che si è detto in classe martedì, o alla gita, o a un errore commesso nella verifica precedente, è un compito che quegli strumenti non sanno fare. Infine, la parte che riguarda i colloqui con le famiglie: se un genitore chiede conto di un’accusa, la scuola deve poter mostrare su che cosa si è basata. "Lo dice il programma" non è una risposta che regge in un contraddittorio, e non regge nemmeno davanti a voi stessi.

D.R.

Fonte: Rivista.AI

Acquisti

Vi proporranno una piattaforma per governare l’intelligenza artificiale, e la cosa che vi serve davvero non si compra

Un’analisi pubblicata su Agenda Digitale sostiene che sotto l’etichetta "AI governance" il mercato vende oggi due categorie di prodotto molto diverse, e che confonderle porta a comprare lo strumento sbagliato. Le piattaforme di AI governance rispondono alla domanda se un certo uso dell’intelligenza artificiale sia coerente con i principi dell’organizzazione: gestiscono il catalogo dei sistemi in uso, i percorsi di approvazione in base alla classe di rischio e la conformità a standard come ISO/IEC 42001 e NIST AI RMF. Gli strumenti di controllo dell’uso rispondono invece a una domanda operativa, cioè se in questo momento stia avvenendo un utilizzo improprio: ispezionano il traffico mentre passa, bloccano l’uscita dei dati e intercettano i tentativi di manipolazione delle istruzioni. L’autore propone un percorso di scelta in quattro passaggi, che parte dal chiarire l’intento e dal mappare i casi d’uso reali, e conclude che la maggior parte delle organizzazioni dovrebbe partire dal controllo dell’uso, per avere visibilità operativa, e solo in seguito dotarsi della piattaforma di governo.

Il commento. Da settembre queste due parole entreranno nelle proposte che arrivano agli istituti, spesso agganciate a un finanziamento o presentate come adeguamento obbligatorio all’AI Act. Vale la pena sapere che cosa sono prima di trovarsele in una delibera. La piattaforma di governo è un sistema per catalogare e approvare: in una scuola, dove gli strumenti in uso sono il registro, la posta, un paio di servizi per i materiali didattici e quello che i docenti usano per conto loro, è un armadio di documenti che descrive un’attività che nessuno ha ancora misurato. Costa, occupa una persona che non avete e non impedisce niente. Il controllo dell’uso serve a un problema vero, cioè sapere che cosa esce, ma è pensato per organizzazioni con una rete governata e un ufficio informatico, non per un istituto dove metà del lavoro si fa dal computer di casa. La cosa che vi serve davvero, e che è anche la prima raccomandazione dell’articolo, non si compra: è l’elenco di quali strumenti il personale usa davvero e con quale account, se quello dell’istituto o quello personale. Fatelo chiedendo, non ispezionando, e dicendolo apertamente: serve a mettere in regola, non a sanzionare. Nella maggior parte dei casi il risultato è lo stesso, cioè che tre o quattro persone incollano materiale degli alunni dentro servizi gratuiti intestati a loro, e quello si risolve con un account d’istituto e una riga di regolamento, non con una piattaforma. C’è poi un punto che l’articolo non tocca e che in Italia decide se uno strumento del genere si può accendere, e nella scuola pesa più che altrove: un sistema che ispeziona il traffico legge quello che scrivono docenti e personale ATA. È controllo a distanza dell’attività lavorativa, e l’articolo 4 dello Statuto dei lavoratori chiede l’accordo con le rappresentanze sindacali o l’autorizzazione dell’Ispettorato prima dell’installazione, oltre all’informativa alle persone. Se una proposta del genere arriva a settembre, la sua sede è il tavolo di contrattazione d’istituto, non la determina di acquisto.

D.R.

Fonte: Agenda Digitale

Territorio

Quattrocentoquarantotto milioni per gli investimenti delle imprese in sette regioni del Sud: alla scuola non spettano, ma cambiano i laboratori in cui mandate gli studenti

Con decreto direttoriale del 5 agosto 2026 il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha fissato termini e modalità della misura "Investimenti sostenibili 4.0". La dotazione è di 448 milioni di euro, con il 25% riservato alle micro e piccole imprese, e la gestione è affidata a Invitalia. Le beneficiarie sono micro, piccole e medie imprese con programmi da realizzare in Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sicilia e Sardegna. I programmi ammessi valgono fra 750 mila e 5 milioni di euro e l’agevolazione copre fino al 75% delle spese: 35% come contributo a fondo perduto e 40% come finanziamento agevolato a tasso zero, rimborsabile fino a sette anni. Sono ammesse le spese per macchinari, impianti, attrezzature, software, licenze, certificazioni ambientali, opere murarie entro i limiti previsti e servizi di consulenza specialistica ed energetica. Gli interventi devono orientarsi all’economia circolare, all’efficienza energetica con una riduzione dei consumi di almeno il 5%, o all’innovazione dei processi produttivi in linea con gli obiettivi climatici dell’Unione europea. La precompilazione delle domande si apre il 10 settembre 2026, lo sportello per l’invio il 6 ottobre 2026.

Il commento. Diciamolo subito e senza giri: questa misura non riguarda le istituzioni scolastiche. È rivolta a micro, piccole e medie imprese, e una scuola statale non è nulla di tutto ciò. Se in autunno vi arriva la proposta di un consulente che ve la presenta come un’occasione per l’istituto, quella proposta è sbagliata in partenza. Detto questo, la notizia vi riguarda per via traversa, e in tre modi che conviene guardare. Il primo è il più immediato e vale per le scuole del Mezzogiorno con percorsi per le competenze trasversali: fra ottobre e la primavera, nelle imprese del vostro territorio, entreranno macchinari, impianti e software nuovi. È esattamente la finestra in cui chiedere una convenzione, e la differenza fra uno studente che passa tre settimane a guardare e uno che vede una linea nuova mentre viene messa in funzione la fa il momento in cui bussate. Il secondo riguarda i laboratori: quando un’impresa sostituisce un impianto, quello vecchio va smaltito, e in più di un caso è materiale ancora ottimo per un laboratorio scolastico. Va chiesto adesso, quando il piano di investimento si sta scrivendo, perché a dismissione avvenuta la strada più corta è già stata presa. Il terzo è l’orientamento: sapere quali tecnologie stanno entrando nelle imprese vicine è l’informazione che manca quasi sempre quando si presenta un indirizzo alle famiglie, e vale più di una brochure. C’è infine una lezione di metodo che vale per i bandi vostri, dal PON alle linee di Agenda Sud, ed è scritta nelle date di questa misura: la precompilazione apre il 10 settembre, lo sportello il 6 ottobre. La data che conta non è mai quella dell’invio, è quella in cui si comincia a caricare i documenti. Chi arriva allo sportello con tutto già dentro invia in mezz’ora, gli altri passano la settimana a rincorrere un preventivo. In una segreteria che a settembre ha già le iscrizioni, gli organici e le supplenze, quella differenza è tutta la differenza.

D.R.

Fonte: Il Giornale delle PMI

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