lunedì 7 Settembre 2026
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Rassegna AI

Le regole sono in vigore dal 2 agosto, e la parte rinviata al 2027 è proprio quella che riguarda l’istruzione

Da oggi l'AI Act è vigilato e sanzionabile, ma solo per la parte sulla trasparenza: gli obblighi sui sistemi ad alto rischio, dove l'istruzione compare per nome, sono stati spostati al dicembre 2027. In Italia a vigilare è l'Agenzia per la cybersicurezza, che ha appena dichiarato in Senato di non aver ricevuto nessuno stanziamento aggiuntivo per farlo.

Asterope 2 Agosto 2026 aggiornato il 26 Agosto 2026

Rassegna AI del 2 agosto 2026: Le regole sono in vigore da stamattina, e la parte rinviata al 2027 è proprio quella che riguarda l'istruzione

Da stamattina l’AI Act non è più un calendario. Nelle due edizioni precedenti abbiamo scritto cosa sarebbe successo oggi. Oggi conviene guardare cosa è successo davvero, perché è meno di quello che si è letto in giro e riguarda una parte diversa della scuola.

È entrata in vigore la trasparenza, che si sistema in un pomeriggio e si vede da fuori. È slittato al dicembre 2027 tutto il capitolo dei sistemi ad alto rischio, che è quello in cui l’istruzione compare per nome e che richiedeva un progetto e dei soldi. La prima voce spiega perché il rinvio non è un liberi tutti per chi già usa programmi che assegnano punteggi agli studenti: quella materia ha un’altra autorità e un’altra scadenza, cioè nessuna.

La seconda notizia dice come andranno davvero le cose nei prossimi mesi ed è passata quasi inosservata: chi in Italia deve far rispettare queste regole ha dichiarato in Senato di non aver ricevuto un euro in più per farlo. Un’autorità a bilancio invariato lavora su segnalazione, e nel caso di una scuola la segnalazione ha un volto preciso.

Le ultime tre si leggono insieme e parlano di soldi e di persone. C’è un obbligo di formare chi usa questi strumenti, c’è un contributo pubblico che quella formazione la paga fino al 70% ma non a tutti, e da oggi c’è un registro pubblico per capire se chi vi si propone come esperto lo è davvero.

Regolamentazione

Entra in vigore la trasparenza, e gli obblighi sui sistemi che valutano le persone slittano al 2027

Da oggi si applicano gli obblighi di trasparenza dell’articolo 50 e il regime sanzionatorio, con ammende fino a 15 milioni di euro o al 3% del fatturato mondiale annuo. Chi dialoga con le persone deve dichiarare di essere un sistema automatico, i contenuti generati o modificati vanno marcati in modo leggibile anche dalle macchine, i deepfake vanno dichiarati e chi è esposto a sistemi di riconoscimento delle emozioni o di categorizzazione biometrica va informato. Il Digital Omnibus ha però spostato in avanti gli obblighi sui sistemi ad alto rischio: 2 dicembre 2027 per i casi dell’Allegato III, che comprende istruzione, selezione del personale, credito e giustizia, e 2 agosto 2028 per i sistemi dentro prodotti già regolati come dispositivi medici e macchine.

Il commento. La notizia va letta al contrario di come è stata raccontata, e per una scuola il ribaltamento è ancora più netto. Quello che è diventato obbligatorio stamattina costa un pomeriggio: dichiarare l’assistente sul sito, etichettare le immagini generate delle circolari e delle locandine, dirlo a chi legge. Quello che costava un progetto vero, cioè la valutazione di conformità e la sorveglianza umana sui sistemi che decidono su una persona, ha sedici mesi in più. E i sistemi che decidono su una persona, nella scuola, sono la sostanza del mestiere: correggere, valutare, ammettere, assegnare. Se in queste settimane qualcuno vi propone un percorso di adeguamento urgente e costoso sull’alto rischio, fatevi mostrare la data: sta vendendo una scadenza che è stata spostata. Attenzione però, perché il rinvio non mette al riparo da tutto e questo va detto con chiarezza. Se già oggi usate un programma che assegna un punteggio a uno studente, che ordina le domande di ammissione o che suggerisce una valutazione, quello tocca dati personali di minori e decisioni prese in modo automatizzato: lì il Garante ha poteri suoi da anni, e il dicembre 2027 non li sposta di un giorno. La differenza fra le due cose è concreta e vale la pena tenerla a mente: l’AI Act vi chiederà fra sedici mesi delle procedure, il Garante vi può chiedere domani perché quel numero è stato assegnato così e chi lo ha controllato prima che diventasse una decisione.

D.R.

Fonte: Agenda Digitale

Vigilanza

L’Agenzia che da oggi deve controllare dichiara di non aver ricevuto un euro in più

Andrea Quacivi, direttore generale dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale dal 22 maggio, nella sua prima uscita pubblica in Commissione al Senato ha confermato che all’ACN non sono stati assegnati stanziamenti aggiuntivi per i nuovi compiti sull’intelligenza artificiale: "I decreti legislativi sono a saldo zero di bilancio. I miei predecessori hanno ritenuto di non dover prevedere nessun intervento, nessuno stanziamento aggiuntivo". In base alla legge 132 del 2025 l’ACN assume la vigilanza e il coordinamento della governance italiana dell’intelligenza artificiale, compresa la registrazione dei sistemi ad alto rischio destinati alle infrastrutture critiche. L’Agenzia conta su una campagna di reclutamento in corso e sulle competenze già interne.

Il commento. Non prendetela come una buona notizia, prendetela come un’indicazione precisa su da dove arriveranno i primi controlli. Un’autorità a bilancio invariato non fa verifiche a campione: lavora su segnalazione. Il che significa che il primo caso non ve lo porta un ispettore che passa, ve lo porta qualcuno che ha interesse a segnalarvi. In un’impresa quel qualcuno è un concorrente o un ex dipendente. In una scuola è un genitore, e cambia tutto, perché un genitore non ha bisogno di un movente straordinario: gli basta una valutazione che non ha capito, e la domanda che farà non sarà tecnica. Sarà: questo voto lo ha dato un programma. Da qui discende cosa sistemare per primo, e non è quello che sta più a cuore in collegio: è quello che si vede da fuori senza entrare a scuola. Il sito, l’assistente che risponde alle famiglie, le immagini nei post, i messaggi automatici. Sono le uniche cose che una persona contrariata può fotografare e allegare a una segnalazione senza avere accesso a niente di vostro. E c’è una cosa in più da preparare adesso, che costa una riga e vale per tutto l’anno: se un programma interviene in qualunque punto del percorso che porta a un voto, la scuola deve poter dire per iscritto chi lo ha controllato prima che diventasse un voto. Non è un adempimento nuovo, è la risposta a quella domanda, e conviene averla scritta prima che la domanda arrivi.

D.R.

Fonte: CyberSec Italia

Sicurezza

Il 97% si aspetta un incidente causato da sistemi automatici, il 6% dei budget ci va davvero

Il costo medio di una violazione da minaccia interna in Italia è di 4,24 milioni di euro secondo il Cost of a Data Breach Report di IBM, e cresce di 161.541 euro quando sono coinvolti sistemi di intelligenza artificiale non controllati. Secondo l’Agentic AI Security Report 2026 di Arkose Labs l’87% dei dirigenti considera gli agenti automatici un rischio interno superiore a quello dei dipendenti umani, e il 97% si aspetta entro un anno un incidente di sicurezza grave riconducibile a questi sistemi, ma solo il 6% dei budget di sicurezza è destinato a questa minaccia.

Il commento. Il numero che conta non è nessuno dei due grossi, è la distanza fra il 97% che si aspetta l’incidente e il 6% che ci mette dei soldi. Quando quasi tutti prevedono una cosa e quasi nessuno la previene, di solito non è incoscienza, è che nessuno sa da dove si comincia. In una scuola si comincia da una data, ed è il primo settembre. È l’unico posto di lavoro in Italia in cui ogni anno, nello stesso giorno, cambia una parte consistente delle persone: docenti che arrivano e che se ne vanno, supplenti che restano tre settimane, personale che si trasferisce. Ognuno di loro riceve un’utenza, e quasi nessuno la restituisce, perché revocare un accesso non è compito scritto di nessuno mentre assegnarlo lo è. Fate una prova questa settimana, prima che la scuola riparta: chiedete a chi tiene il registro elettronico l’elenco delle utenze attive e confrontatelo con l’organico di oggi. Nella maggioranza dei casi ci sono dentro persone che hanno cambiato scuola due anni fa, e ognuna di quelle utenze vede nomi, valutazioni e assenze di minori. Non serve un budget, serve mezz’ora e una regola: chi firma il trasferimento firma anche la revoca, lo stesso giorno. La differenza fra un incidente e una cosa che non è successa quasi mai sta in adempimenti di questo tipo, che non costano niente e non li fa nessuno perché non sono di nessuno.

D.R.

Fonte: Il Giornale delle PMI

Finanziamenti

Voucher per la transizione digitale: 150 milioni e contributi fino al 70%, ma non per le scuole statali

È operativo il voucher per la transizione digitale destinato a micro, piccole e medie imprese, con 150 milioni di euro stanziati per il triennio 2026-2029 e contributi fino al 70% delle spese ammissibili. La piattaforma nazionale è accessibile dalle ore 10 dell’8 luglio 2026, ma le date di apertura e di chiusura degli sportelli variano a livello locale. Il programma copre l’acquisto di tecnologie, la formazione e i servizi di consulenza, con attenzione particolare all’integrazione dell’intelligenza artificiale nei processi. La gestione è affidata ai Punti Impresa Digitale delle Camere di commercio, con possibile integrazione dei fondi regionali.

Il commento. Cominciamo da ciò che questo bando non è, perché è più utile del contrario: la platea sono le micro, piccole e medie imprese, quindi un istituto statale non rientra e non vale la pena spendere una mattina per scoprirlo. Rientra invece chi gestisce una scuola paritaria attraverso una società o un ente iscritto al registro delle imprese, e rientrano gli enti di formazione e le agenzie accreditate, che a tutti gli effetti sono imprese. Se siete in quel caso, il 70% è una percentuale che non si vede quasi mai e la cosa da guardare non è quella: è che gli sportelli aprono e chiudono con date diverse da provincia a provincia. Vuol dire che il bando non ha una scadenza sola da segnare in agenda, ne ha una vostra, e una telefonata alla Camera di commercio della vostra provincia vale più di qualunque approfondimento. C’è poi un dettaglio che collega questo bando alla prima notizia di oggi, e riguarda anche chi non può parteciparvi: fra le spese ammissibili c’è la formazione. L’AI Act chiede da oltre un anno di garantire che chi usa questi strumenti sappia cosa sta usando, e da oggi quell’obbligo è verificabile insieme agli altri. Per chi può accedere al voucher è una spesa che va fatta comunque e che viene pagata in buona parte. Per una scuola statale la conclusione è un’altra e va detta lo stesso: quella formazione va fatta con le risorse che avete, e il modo meno costoso di farla non è comprare un corso, è mettere a verbale due ore di collegio in cui si decide cosa è ammesso e cosa no.

D.R.

Fonte: Impresa Nova

Competenze

Dodici mestieri dell’AI diventano certificabili, e l’Italia è il primo Paese in Europa a farlo

Con la norma UNI 11621-8:2026 l’Italia è il primo Paese europeo a mappare in modo sistematico i profili professionali legati all’intelligenza artificiale. I profili sono dodici, fra cui chief AI officer, AI consultant, AI product manager, prompt engineer, data engineer, data scientist, security specialist e machine learning engineer. La certificazione passa da un organismo accreditato Accredia e prevede la verifica dei titoli e dell’esperienza, una prova scritta, la valutazione del curriculum e un colloquio orale, con iscrizione in registri pubblici e validità triennale soggetta ad aggiornamento continuo.

Il commento. Il valore di questa norma per una scuola non è assumere nessuno dei dodici profili, è avere finalmente un registro pubblico da consultare. Nei prossimi mesi busserà alla vostra porta gente che si presenta come esperta di conformità all’AI Act, perché le scadenze appena arrivate hanno creato un mercato dal nulla, e fino a ieri l’unico modo di valutare quelle proposte era il sito internet di chi le portava. Adesso c’è un elenco dove guardare, e chiedere a un consulente se è iscritto costa una riga di posta elettronica. Se la risposta è lunga e non contiene un numero di iscrizione, è già una risposta. C’è anche il rovescio, ed è quello che conviene di più: in quasi ogni istituto esiste già la persona che di fatto si occupa di queste cose, di solito l’animatore digitale o qualcuno del team che si è appassionato. Farla certificare costa una frazione di quello che costa il consulente esterno, e la competenza resta dentro invece di uscire dalla porta insieme alla fattura. Un’ultima cosa, che è la più onesta di tutta la notizia: la validità è di tre anni. Chi ha scritto la norma dà per scontato che fra tre anni buona parte di quello che si sa oggi sarà da rifare, ed è la ragione migliore per non costruire il percorso digitale della scuola intorno a un singolo fornitore o a un singolo strumento.

D.R.

Fonte: PartitaIva.it

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