lunedì 7 Settembre 2026
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Rassegna AI

Fra due giorni l’AI Act diventa sanzionabile, e la parte che riguarda la scuola non è quella di cui si parla

Dal 2 agosto 2026 gli obblighi di trasparenza dell'AI Act sono verificabili e sanzionabili, e l'istruzione è uno degli ambiti che il regolamento classifica ad alto rischio. Gli obblighi più pesanti sono stati spostati al dicembre 2027, ma l'obbligo di formare chi usa questi strumenti è in vigore da oltre un anno e riguarda ogni istituto che li abbia accesi.

Asterope 31 Luglio 2026 aggiornato il 25 Agosto 2026

Rassegna AI del 31 luglio 2026: Fra due giorni l'AI Act diventa sanzionabile, e la parte che riguarda la scuola non è quella di cui si parla

Questa rassegna esce ogni giorno e guarda l’intelligenza artificiale da un punto di vista solo: che cosa cambia per chi lavora nella scuola. Non quale modello ha superato quale prova, ma cosa arriva sulla scrivania di un dirigente, di una segreteria, di chi insegna.

Cominciamo in un giorno in cui la notizia principale non è un annuncio ma una scadenza. Il 2 agosto è il momento in cui una parte dell’AI Act smette di essere un testo e diventa qualcosa che si può contestare a un’organizzazione, e l’istruzione compare per nome nell’elenco degli ambiti considerati ad alto rischio. La prima voce qui sotto separa le due scadenze, perché fra loro passano sedici mesi e confonderle costa soldi: c’è quello che va sistemato adesso e si vede da fuori, e c’è quello che va preparato con calma.

Le altre quattro si leggono meglio insieme. Due riguardano i soldi, e cioè come si compra questa roba senza firmare un rinnovo automatico che nessuno saprà valutare. Una riguarda l’obbligo di formare chi la usa, che esiste dal febbraio dell’anno scorso e non è stato rinviato da nessuno. L’ultima riguarda le regole elementari da darsi quando un sistema automatico tocca i dati di studenti minorenni, che è la parte in cui una scuola rischia più di un’impresa.

In ogni voce trovate due testi separati. La sintesi riassume la fonte, che è sempre indicata e sempre raggiungibile. Il commento è nostro, e risponde alla sola domanda che conta quando si legge una notizia di tecnologia dalla scrivania di una scuola: e a noi che cosa cambia.

Regolamentazione

Dal 2 agosto scattano le sanzioni, e l’istruzione è nell’elenco dei sistemi ad alto rischio

Dal 2 agosto 2026 la Commissione europea, attraverso l’AI Office, può applicare ammende fino a 15 milioni di euro o al 3% del fatturato mondiale annuo ai fornitori di modelli generalisti. Dalla stessa data si applicano gli obblighi di trasparenza dell’articolo 50: chi dialoga con un sistema automatico deve sapere di non stare parlando con una persona, e i contenuti generati o modificati vanno dichiarati. Gli obblighi sui sistemi ad alto rischio elencati nell’Allegato III, che comprende l’istruzione e la formazione professionale insieme alla selezione del personale, al credito e alla giustizia, sono stati invece spostati al dicembre 2027 dal Digital Omnibus.

Il commento. Per un istituto le cose da fare si dividono in due, e vanno tenute separate perché hanno scadenze diverse di sedici mesi. Quelle di adesso si vedono da fuori e si sistemano in un pomeriggio: se sul sito c’è un assistente che risponde alle famiglie deve dichiarare di essere un sistema automatico, e le immagini generate che finiscono nelle circolari, nei post e nelle locandine vanno dichiarate tali. Sono le uniche cose che una persona ostile può fotografare dal marciapiede e allegare a una segnalazione, senza avere accesso a niente di vostro. Quelle del dicembre 2027 non si vedono e costano di più: sono i programmi che assegnano un punteggio a una persona. Correzione automatica delle prove, strumenti che propongono la valutazione, sistemi che ordinano le domande di ammissione a un corso o che smistano le candidature del personale. L’errore che vediamo fare più spesso è credere che l’AI Act parli solo a chi costruisce questi sistemi. Chi li usa ha obblighi suoi, e il primo non costa niente: sapere quali sono. La cosa utile da fare in questi giorni è un elenco su un foglio, con una riga per ogni programma in uso in cui a un certo punto compare un numero riferito a una persona.

D.R.

Fonte: Agenda Digitale

Progetti

Fra l’86% e il 95% dei progetti di AI non arriva mai a produrre un effetto, e la causa principale non è tecnica

Tre ricerche indipendenti pubblicate fra gennaio e marzo 2026, di McKinsey, Gartner e dell’AI Governance Institute, convergono su una cifra intorno all’86% di sperimentazioni con agenti che non diventano mai operative. Forrester e Anaconda arrivano all’88%. Il MIT misura una cosa diversa e più dura: il 95% delle sperimentazioni non produce alcun effetto misurabile. Fra le cause dichiarate da chi le ha condotte, la prima non riguarda la tecnologia: assenza di un metodo di valutazione (64%), attriti di governance (57%), affidabilità dei modelli (51%).

Il commento. Numeri così alti da fonti diverse non descrivono una tecnologia acerba, descrivono un modo sbagliato di cominciare, e il modo sbagliato lo si riconosce prima di spendere. Nella scuola la cosa si presenta quasi sempre nella stessa forma: un fornitore propone il modulo con l’intelligenza artificiale dentro una piattaforma che già usate, il collegio dice che vale la pena provare, e nessuno mette per iscritto cosa vuol dire che ha funzionato. Un progetto senza criterio di successo non fallisce, semplicemente non finisce, e l’anno dopo si rinnova la licenza perché disdirla sembra ammettere un errore. La frase da scrivere prima di firmare è una sola: sapremo che è servito se, e poi qualcosa che si conta. Se le circolari si scrivono in venti minuti invece che in un’ora. Se il tempo che la segreteria passa a ricopiare dati da un sistema all’altro cala di un terzo. Se le richieste delle famiglie che arrivano due volte perché la prima risposta non era chiara diminuiscono. Se quella frase non riuscite a scriverla, il problema non è l’intelligenza artificiale ed è meglio scoprirlo adesso. C’è poi un secondo errore, più costoso, e riguarda cosa si misura: il numero di corsi erogati e di licenze attivate non dice niente, perché si può arrivare al cento per cento di tutti e due senza che sia cambiato un solo minuto del lavoro di qualcuno.

D.R.

Fonte: Institute PM

Competenze

Solo il 7% delle imprese italiane ha una formazione strutturata sull’AI, e formare è un obbligo dal febbraio scorso

Secondo i dati dell’Osservatorio del Politecnico di Milano diffusi il 21 maggio 2026, il 76% delle piccole e medie imprese italiane non ha investito e non prevede di investire in intelligenza artificiale, e solo il 7% ha avviato percorsi di formazione strutturati. I dati Istat mostrano però un movimento rapido: le imprese che usano almeno una tecnologia di AI sono passate dal 7,7% al 15,7% in un anno. Il divario per dimensione resta netto, con il 53% fra le organizzazioni sopra i 250 addetti e il 14,2% fra quelle sotto i 50.

Il commento. Questa notizia parla di imprese e la riportiamo qui per due motivi che riguardano da vicino chi lavora nella scuola. Il primo è che quel 7% è il mercato del lavoro in cui entrano i vostri studenti, e dice con precisione dove sta il vuoto: non nella capacità di usare uno strumento, che si impara in un pomeriggio, ma nella capacità di sapere quando non usarlo. È esattamente ciò che si insegna a scuola e non altrove. Il secondo motivo è più immediato e quasi nessuno ci pensa. L’articolo 4 dell’AI Act, che chiede di garantire un livello sufficiente di alfabetizzazione a chi utilizza questi sistemi per conto dell’organizzazione, si applica da febbraio 2025 e non è stato rinviato da niente. Vale per chi utilizza, quindi vale anche per un istituto che abbia acceso un assistente in segreteria o una piattaforma con funzioni automatiche. Non chiede una certificazione né un corso comprato da fuori: chiede di poter dimostrare di aver fatto qualcosa. Due ore in collegio, con l’elenco degli strumenti ammessi e di cosa non ci si mette dentro, verbalizzate. Il verbale è la parte che conta, perché l’obbligo non è formare, è essere in grado di far vedere che avete formato. Se in un anno non c’è una riga scritta da nessuna parte, davanti a una contestazione il ricordo di averne parlato non vale niente.

D.R.

Fonte: AI4Business — Osservatorio Politecnico di Milano

Costi

I listini dei nuovi modelli stanno fra 1 e 5 dollari per milione di token, e per una scuola il numero da guardare è un altro

Nel corso di luglio 2026 si sono susseguiti i rilasci dei principali fornitori: Anthropic ha presentato Claude Sonnet 5, Google ha pubblicato Gemini Omni Flash e Nano Banana 2 Lite, OpenAI ha annunciato la famiglia GPT-5.6 in tre tagli, con prezzi dichiarati fra 1 e 5 dollari per milione di token in ingresso. Il costo unitario continua a scendere mentre le capacità dichiarate salgono, e i listini vengono aggiornati con una frequenza che nessun altro fornitore di software ha.

Il commento. Il prezzo per token non è il numero che vi riguarda, e conviene saperlo prima di trovarselo in un preventivo. Un istituto non compra token, compra un modulo dentro il registro elettronico o dentro la piattaforma della segreteria, e quel modulo ha un prezzo suo che con il listino di chi produce il modello non c’entra niente. Da qui discendono due domande da fare al fornitore, e conviene farle per iscritto perché la risposta cambia il preventivo. La prima: quanto costa in un anno se lo usa tutta la scuola e non solo le tre persone della prova, e cosa succede al prezzo se l’uso raddoppia. Questi servizi si pagano a consumo, crescono con l’uso e non avvisano nessuno, il che va d’accordo molto male con un bilancio scolastico, dove l’impegno di spesa si prende prima. La seconda domanda è più scomoda: il listino di chi produce il modello è calato più volte in un anno, e il vostro prezzo è calato con lui oppure no. Chi rivende accesso a questi modelli e non ha mai rivisto il proprio listino non sta facendo niente di illecito, sta incassando la differenza, e finché nessuno chiede continuerà a farlo. Mettetelo nel contratto adesso, una riga: se il costo del servizio sottostante diminuisce, il prezzo si adegua. Chiederlo al rinnovo è tardi.

D.R.

Fonte: Dentro AI News

Governo dei sistemi

Il mercato ha smesso di vendere modelli e ha cominciato a vendere il controllo sui modelli

NVIDIA e ServiceNow hanno ampliato la loro collaborazione presentando Project Arc, una piattaforma per agenti autonomi con controlli di governance integrati, destinata alle grandi organizzazioni. Nella stessa settimana Cognizant è diventata Global Premier Partner nel programma di Anthropic, uno dei pochi integratori ad aver ottenuto quel livello. Entrambi gli annunci spostano il centro dell’offerta dalla capacità dei modelli agli strumenti che permettono di sapere cosa hanno fatto, con quali dati e con quale autorizzazione.

Il commento. Quando il mercato smette di vendere una cosa e comincia a vendere il controllo su quella cosa, sta dicendo dove sono finiti i problemi veri, e non è nel far rispondere un assistente. Nessuna scuola comprerà mai una piattaforma di questo tipo, ma i requisiti che quella piattaforma promette di soddisfare valgono uguale e si possono soddisfare su un foglio. Sono tre. Cosa può fare il sistema che avete acceso, detto per elenco e non per principio. Su quali dati arriva, che nella scuola è la domanda che pesa di più, perché i dati sono di minori e non sono vostri. Chi lo può fermare, con nome e cognome, e come si fa materialmente a fermarlo di sabato pomeriggio. Il terzo punto è quello che manca sempre, e si scopre che manca nel momento peggiore. C’è poi una cosa da sistemare prima delle tre, e riguarda le credenziali: se l’assistente che risponde alle famiglie o smista la posta della segreteria gira con l’utenza di una persona, nei registri ogni sua azione porta il nome di quella persona, e il giorno in cui bisogna ricostruire cosa è successo non c’è modo di distinguere. Non è un problema tecnico, è un problema di chi risponde. Separare le utenze non costa niente e va fatto prima.

D.R.

Fonte: AIwire

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